Omero, Iliade - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Sabato, 11 Febbraio 2017 

Una lettura scenica dell’Iliade di Omero, interpretata da Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo, voci recitanti sullo sfondo musicale creato ed accompagnato dal vivo dal chitarrista Domenico Ascione; i personaggi omerici sono chiamati in scena a raccontare, con voce vicinissima alla nostra, la loro storia di passioni e di sangue, la loro grande guerra, la loro grande avventura, mentre gli Dei sono lasciati sullo sfondo. Il reading attinge alla traduzione di Maria Grazia Ciani in una prosa fluida, elegante e senza ridondanze, capace di conservare integro il fascino dell’antico. Viene privilegiata la soggettiva evocativa e potente dei grandi personaggi omerici che narrano in prima persona le vicende dell’ Iliade eliminando del tutto le figure divine. Protagonisti sono gli uomini e le donne, con le loro debolezze, le loro forze, i loro sentimenti e loro paure, che, in un testo che appare come un monumento alla guerra, rivelano invece una grande inclinazione alla pace. Uno spettacolo di grande fascino, adatto ad essere rappresentato in luoghi di particolare bellezza storica e archeologica; l’adattamento privilegia una sequenza di personaggi capaci di regalare un ritmo incalzante alla narrazione.

 

OMERO, ILIADE
Il Reading
con Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzo
accompagnamento con musiche originali dal vivo di Domenico Ascione

 

Devo alla bella traduzione/novellizzazione dell'Iliade di Maria Grazia Ciani se riesco a gettarmi alle spalle alcuni ricordi scolastici non piacevolissimi - vuoti di memoria e balbettii all'interrogazione - per questo classico da cui scaturisce la storia letteraria dell'umanità. Allora Omero veniva inculcato a suon di versi quasi impossibili da memorizzare nella traduzione di Vincenzo Monti. Cantami o Diva l'ira del pelide Achille un attimo di pausa e giungeva previo suggerimento del compagno di banco... che infiniti addusse lutti agli Achei. Pochi andavano più in là, magari fino al fatidico infiammarsi dell'anima di Achille a metà del primo canto.

Naturalmente in seguito ho ripreso in mano il testo nella versione del Monti, che ancora campeggia al centro della mia biblioteca come un memento allo studio, superando la giovanile ostilità; e cominciando ad apprezzare la poeticità aulica ma non pomposa, come invece fu la lingua di Boito e della lirica, la cui bellezza per il suono adamantino mi ha lentamente attratto fino a risucchiarmi nel testo, sono riuscito ad intuirne il segreto. Un segreto che non sta nel metro, ma nella drammaturgia: nella teatralità. Come in effetti sembra indicare l'incipit dello spettacolo/reading al Palladium quando l'aedo, il cantore, comincia a narrare l'astuzia di Ulisse in occasione di un banchetto per un ospite misterioso giunto da lontano: è Ulisse stesso che ascolta e si commuove al canto della sua tragica impresa di morte e distruzione. Si tratta di un congruo espediente drammaturgico con cui si fa piazza pulita dell'aulico verseggiare del Monti e di altre traduzioni per entrare nel vivo dell'azione drammatica.

Il merito della traduzione di Maria Grazia Ciani, allora, sta proprio nella capacità sintetica di spogliare la forma dagli orpelli linguistici e di procedere sulla via di una narrazione che abbandona la forma poetica senza farsi immediatamente prosa. Si trasferisce bensì su un piano drammaturgico: ed ecco che la teatralità dell'Iliade può manifestarsi in tutta la sua tragica potenza.

Immagino comunque che nel testo di scena o nella riduzione vi sia anche lo zampino, che non compare nel programma, di Massimo Wertmuller. Del resto si avverte nella presentazione dello spettacolo che "il reading attinge alla traduzione di Maria Grazia Ciani, in una prosa fluida , elegante e senza ridondanze". Probabilmente c'è in ballo qualcosa di più di un semplice "attingere", perché una traduzione in prosa - per quanto fluida possa essere - finisce sempre per acquisire una dimensione letteraria, più o meno volontaria, che in questo caso mi sembra del tutto esorcizzata a favore di una teatralità che, come dicevo a proposito dell'incipit, evidenzia le radici drammaturgiche del poema omerico. Peraltro destinato alla recitazione o al canto, il che comporta la presenza di un DNA meno lirico e narrativo - di quanto una traduzione poetica o in prosa come questa possano far emergere - e conseguentemente drammatico.

Va da sé che il risultato del reading (a proposito di traduzioni: vogliamo tornare per piacere al più nostrano "lettura"?) è eccellente: entusiasma e convince, commuove e rende lo spettatore partecipe ed ansioso di andare avanti nella narrazione teatrale che altro è da una "lettura" di un testo in prosa o poesia. Achille e Agamennone, Priamo e Ettore interpretati con passione e furore da un Massimo Wertmuller in grado di far assaggiare al pubblico la polvere del campo di battaglia e il sapore del sangue, sembrano essere personaggi vivi staccatisi per un frammento di spazio-tempo dalla pagina per essere finalmente qui davanti a noi con tutta la loro forza, la loro violenza e ahimé col loro dolore.

Così la splendida voce di Anna Ferruzzo convince e commuove nell'umanissimo dolore di madri affrante e spose disperate sulla vita delle quali passa l'orrido carro della guerra e della morte che trascina via con sé l'amato o il figlio prediletto.

Le musiche eseguite dal vivo da Domenico Ascione, arcaiche melodie che ricreano atmosfere alla luce dei fuochi dei bivacchi, si inseriscono nel piano narrativo teatrale come il respiro di Dioniso che sussurra all'orecchio.

Il pubblico attento e silenzioso, partecipe e convinto, applaude ripetutamente a scena aperta.

 

Teatro Palladium - Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57332772, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: sabato 4 febbraio ore 21, domenica 5 febbraio ore 18
Biglietti: intero € 10, € 5 studenti

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio Stampa Elisabetta Castiglioni
Sul web: http://teatropalladium.uniroma3.it

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