Omaggio A Voi - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 23 Settembre 2015 

"Omaggio A Voi" è un recital in concerto per festeggiare i 30 anni di teatro di Maria Rosaria Omaggio, che ripercorre le donne che ha amato interpretare e che l’hanno fatta amare dal pubblico: da George Sand a La Santa Sulla Scopa di Luigi Magni, dalla Duse di D’Annunzio alla Cocotte intellettuale di Trilussa, dalla Didone Abbandonata a Graciela di Gabriel Garcia Márquez, dalla napoletana Filumena alla toscana Oriana Fallaci, dai giochi nonsense di Calvino a quelli in musica di Giorgio Gaber, dal Sonetto d’amore di Shakespeare al Valzer della toppa di Pasolini, per salutare con Sfida di Ada Negri e un Palazzeschi futurista, che già nel 1913 scriveva che il Controdolore, il sorriso, è la miglior ricetta di vita.

 

Teatro dei Conciatori presenta
Maria Rosaria Omaggio in
OMAGGIO A VOI
Recital in concerto
di Maria Rosaria Omaggio
Andrea Pelusi flauto traverso, fisarmonica e sax

Prima del recital andato in scena al Teatro dei Conciatori ritenevo che Maria Rosaria Omaggio fosse "semplicemente" una attrice di primissima scelta e qualità. In effetti avevo assistito a diversi spettacoli, dai quali l'attrice estrapola ora i brani di questo recital in cui ripercorre la propria vita teatrale, che l'hanno fatta amare ed apprezzare da un vasto pubblico.

Mi era piuttosto sconosciuta a dir la verità la passione teatrale e drammatica - il che comporta coraggio, desiderio di rischio, voglia di mettersi in gioco e volontà etica di comunicare - che l'ha sempre sostenuta nella sua vita "su e per" il palcoscenico. Voglio insistere su questo concetto di "volontà etica di comunicare" poiché mi sembra sia proprio questa la chiave di volta per la comprensione, in generale, della funzione che ha il teatro e, nel particolare caso della Omaggio, delle motivazioni personali che trasformano un generico e anonimo "interprete" in un "grande attore": il grande attore si carica sulle spalle il peso "etico" del suo personaggio e lo "porta" al pubblico al fine di trasmettere senza infingimenti, senza estetismi, nudo e crudo il dramma, ora tragico ora comico, del capro espiatorio, della vittima sacrificale immolata sull'altare dell'arcaico dio del teatro e della catarsi per essere dato - come si usa dire - in pasto al pubblico.

Per raggiungere questo scopo l'attore, mi correggo il grande attore, non ha bisogno di corredi scenografici, di orpelli e costumi, possiede bensì un mezzo straordinario per commuovere nel senso etimologico del termine: la voce. Attraverso la quale il personaggio, la vittima sacrificale che si lamenta (forse non tutti sanno che tragedia significa proprio "il lamento del capro espiatorio") trasmette il suo stato d'animo. Il suo lamento tragico penetra in noi attraverso la voce dell'attore e ci trasforma: ci fa diventare catarticamente sofferenti come lui, dal momento che il dramma spesso incomprensibile e purtroppo doloroso della vita è uguale per tutti.

Dico questo perché la dote che più colpisce di Maria Rosaria Omaggio, la quale peraltro è una bellissima donna dal fisico e dall'espressività che sembrano ritagliati da un'antica tragedia, è proprio la voce, ora dura e roca, ora cantilenante e melliflua come il canto di una sirena, ora improvvisamente concreta e algida.

Socchiudendo gli occhi e ascoltandola interpretare i suoi personaggi accompagnata dalle splendide, appropriatissime composizioni musicali di Andrea Pelusi, da lui stesso performate dal vivo al sax e fisarmonica, percepisco un filo conduttore drammatico nella serata, come il concerto di due voci che si sublimano a vicenda nello scorrere il filo dell'eterna tragedia umana fatta di passioni e rivolte, di ricerche del vero e desiderio di amore: tutto sul filo di un preciso intento di comunicazione e di dialogo col pubblico.

Così le figure interpretate dalla Omaggio, dalla strega di Luigi Magni alla Eleonora Duse in pene d'amore per D'Annunzio, da Oriana Fallaci alla Didone abbandonata, dalla Graciela di Marquez alla poetessa Ada Negri fino ai giochi (apparentemente) nonsense di Calvino e alle disillusioni politiche di Gaber, compongono un vivissimo quadro di umanità sofferente, lambita dalla passione, tradita dall'amore, violentata dal potere.

Non si pensi tuttavia ad uno spettacolo "pesante" o troppo impegnato, poiché l'altra grande qualità che - questa sì - conoscevo della Omaggio è la leggerezza, non nel senso di semplicità, ma in quel concetto calviniano secondo cui il dramma non perde di tragicità, anzi ne acquista, se rappresentato in una chiave giocosa, allegra: sdrammatizzandosi insomma si finisce per incrementare l'effetto drammatico.

Credo allora che la scelta dei personaggi, non solo di questo recital in particolare ma dei personaggi dell'intera carriera artistica della Omaggio, si muova proprio in un'ottica di ricerca della serietà nel gioco, del doppio senso del divertissement, estrapolando come un succo gli elementi zuccherini del frutto per non appesantire di troppa polpa il ricco e abbondante pasto teatrale.

E' un procedimento arcaico, quanto perennemente efficace del teatro quello di farci uscire dalla sala con la bocca dolce e il corpo (e lo spirito) pieno di vitamine. Ed è quanto la Omaggio riesce ad ottenere con destrezza e abilità, con mano leggera e movenze sensuali e sinuose, ma anche con la sua voce classica che di per sè produce attenzione e catarsi di un pubblico sensibile che alla fine le concede un lungo meritato tributo.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45448982 - 06/45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 18,00 - ridotto € 13,00 - ridotto € 10,00 + tessera obbligatoria di € 2,00
Riduzioni a disposizione per i lettori di SaltinAria!

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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