Omaggio a Pina Bausch - Palazzo Barberini (Roma)

Scritto da  Martedì, 01 Luglio 2014 

A cinque anni dalla scomparsa di quella che è considerata la più grande coreografa del Novecento, creatrice del teatro danza, anche se ogni etichetta è una diminutio, un incontro a Palazzo Barberini - ultimo appuntamento della stagione con Il Gioco Serio dell’Arte, iniziativa de’ Il Gioco del Lotto-Lottomatica - condotto dal regista Massimiliano Finazzer Flory le rende omaggio.

 

OMAGGIO A PINA BAUSCH
A cinque anni dalla scomparsa
Il Gioco Serio dell’Arte un’iniziativa de’ Il Gioco del Lotto-Lottomatica
Massimiliano Finazzer Flory dialoga con Mario Martone, regista
Una testimonianza di Andres Neumann, Produttore storico di Pina Bausch
Proiezione di una serie di spezzoni di “Pina” di Wim Wenders
Lunedì, 30 giugno 2014
Palazzo Barberini 

Un’occasione per provare che le coreografie di Pina Bausch sono ancora vive e la compagnia le è sopravvissuta, diversamente da quanto accade normalmente. Un dialogo sulla figura, il pensiero e soprattutto l‘eredità e la responsabilità che il mondo dell’arte ha di coltivarne la lezione. Al centro il tema della sperimentazione della corporeità in modo insolito, non meramente tecnico-estetico-virtuosistico ma in termini di comunicazione della conoscenza, segnatamente quella del cuore e dei sentimenti. Altro tema centrale la caparbietà di non fermare la ricerca e vivere il privilegio del dubbio, immersi nella realtà senza lasciarsi sedurre e schiacciare dal tempo come contemporaneità. Infine le contraddizioni utili, a cominciare dal dialogo, incontro e scontro tra maschile e femminile, individualità irripetibile e collettività, relazionalità tra gli esseri umani nel contesto.

Un incontro nel segno di Pina Bausch, non una mera celebrazione o rievocazione quanto una testimonianza della lezione che continua grazie ai protagonisti che hanno lavorato con lei e continuano a lavorare su di lei e grazie a lei. La scelta della piazza di Roma non è casuale perché la grande coreografa amava molto la Capitale, unica città alla quale ha dedicato due spettacoli di cui l’ultimo per il Giubileo del 2000 O Dido, ispirato su suggerimento di Luca Ronconi a Virgilio (per il quale Mario Martone si attivò per farle fare una serie di ‘sopralluoghi’ a Roma e Cuma che la portarono a scavare nel magico, nella suggestione degli affioramenti del passato). Tra l’altro è stata Direttore Onorario dell’Accademia della danza di Roma. Nata nel 1940 a Wuppertal, si trasferì giovanissima a New York per rientrare in Germania, carica di esperienze innovative, e fondare il teatro danza che scardinò l’impostazione della danza classica e le valse nel 2007 il Leone d’Oro alla carriera.

Nell’introduzione al dibattito, Massimiliano Finazzer Flory ha evidenziato come il lavoro di Pina Bausch abbia determinato uno spartiacque rispetto al lavoro artistico ed espressivo sul corpo, danzante e parlante, come mostrano le immagini tratte da Le Sacre du Printemps dove i temi della paura, dell’essere inghiottiti, della prevaricazione e della fragilità e nello stesso tempo forza del femminile emergono in modo prorompente. In una lectio magistralis, a Bologna nel 1999, come ha ricordato Finazzer, Pina ebbe a precisare che le domande come la ricerca non hanno mai fine e per questo, disse, “mi pare che il mio lavoro sia appena cominciato”.

Il ricordo di un personaggio così non può che essere vivo o non essere affatto perché ogni categoria la schiaccia come una farfalla in una teca: d’altra parte il suo teatro danza volle rappresentare proprio la ricerca sulle persone, sulla parte dell’inconscio, dei sentimenti e dei conflitti che viene alla luce con la danza e che sta prima dell’arte, oltre a sopravviverle. E’ con questa idea che ci ha consegnato le contraddizioni utili quale in special modo il possibile conflitto tra l’irriducibile individualità del singolo e la sua relazionalità con il collettivo.

Mario Martone, regista molto vicino a Pina Bausch, ha rievocato i due spettacoli visti al Palais des Papes ad Avignone, dove fu rappresentato oltre che il già citato capolavoro di Igor Stravinskji, il Caffè Müller, per il quale inaspettatamente anche Pina danzò insieme a coloro che avevano creato la scenografia perché le opere non restassero impietrite, fino a scomparire, restando fisse ma prive di vita. La forza del modo di concepire la coreografia secondo Martone è che come un film continua a vivere muovendosi nel tempo e trasformandosi.

L’associazione delle immagini dei corpi in movimento si ricollega al leitmotiv della rassegna, il gioco serio dell'arte, inscrivendosi nella cornice di questo format originale che per l’ultimo appuntamento stagionale sceglie una foto di una Menade che danza, del IV secolo a.C. e le Ballerine di Dégas. Nel primo caso l’assonanza con Pina Bausch è legata alla contraddizione tra il movimento apparentemente libero e sfrenato e la disciplina di una ritualità, liturgia riprodotta, che è poi la funzione originaria della danza come ha precisato il produttore storico di Pina, Andres Neumann, non un semplice produttore in senso tecnico (difficilmente lo sarebbe potuto essere con una personalità come Pina, ha chiosato Finazzer, perché il mondo di lei imponeva una partecipazione profonda). Per quanto riguarda Dégas e le sue danzatrici, l’assonanza è nella caparbietà, quasi nell’ossessione per il movimento e per capirne le ragioni, l’espressione nonché la tecnicalità. Finazzer ha evidenziato come Pina Bausch rappresenti l’essenza del movimento teso alla ricerca costante di andare oltre, non nel senso di effetti speciali o del virtuosismo spericolato, ma come allo stesso tempo ci abbia insegnato un nuovo movimento, la fissità come dinamicità. Il cerchio si chiude proprio nella dialettica tra opposti che poi è il flusso stesso della vita, il richiamo del volo sulle vette come il bisogno di inabissarsi, la leggerezza quanto la pesantezza, un’indagine disarmante del Novecento. 

 

Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini - via delle Quattro Fontane 13, 00186 Roma
Orario spettacolo: lunedì 30 giugno, ore 18.30
Biglietti: ingresso gratuito fino ad esaurimento posti 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Massimiliano Finazzer Flory
Sul web: www.finazzerflory.com - http://galleriabarberini.beniculturali.it

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