Oltremare - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Maggio 2015 

È andato in scena dal 7 al 9 maggio alle Carrozzerie | n.o.t. il progetto "Oltremare", presentato da Laboratori Permanenti, fortemente voluto da Saša Vuličević e scritto da Giorgio Serafini Prosperi. La regia di Giles Devere Smith riesce a costruire un'atmosfera profondamente intima, nella quale gli attori Caterina Casini e Alessandro Marmorini galleggiano nel tentativo di ricomporre un passato frammentario e opaco. La memoria si fa labile e il futuro non trova percorsi da inseguire: Anna è una donna anziana che cuce ricordi sconnessi ricamando una storia vaga e incerta; Slobo è il suo giovane badante, rabbioso e disilluso, privo di sogni ma talvolta incapace di frenare - e comprendere - slanci di pura dolcezza.

 

Laboratori Permanenti presenta
OLTREMARE
di Giorgio Serafini Prosperi
con Caterina Casini e Alessandro Marmorini
diretto da Giles Devere Smith
scene Maria Inferrera
tecnica Piero Ercolani

 

La fotografia di una stanza: una poltrona verde, un tavolo da pranzo, una radio; sullo sfondo, una finestra chiusa dalla quale filtrano un po' di luce e il suono dei gabbiani in lontananza. Anna ha difficoltà a camminare da sola e, quando il suo badante non è in casa, si serve dell'aiuto di un bastone. Caterina Casini, l'attrice che la interpreta, è fin troppo giovane rispetto al suo personaggio, ma si tuffa con naturalezza nella memoria del dopoguerra, fiaccata da una stanchezza che le piega il corpo ma non la prontezza della mente. Slobo rientra con le buste della spesa; oltre alle provviste di cibo, ha comperato il simbolo dell'età che avanza per trasformarsi in una seconda infanzia, privata dell'autonomia basilare che si acquisisce intorno ai tre anni di vita: i pannoloni per adulti.

Li lancia verso Anna, ed essi, ricadendo sul pavimento pesanti come se fossero già imbevuti di un'indipendenza sanguinante, ci denunciano la patologia della protagonista. L'incontinenza, che depaupera soprattutto la dignità femminile, ferisce come una spada e ricorda, goccia dopo goccia, l'arrivo imminente dell'oblio. Ed è forse proprio per sfuggire a questo oblio che Anna si appende a deboli reminiscenze di tutta una vita che fu: l'età dei giochi, gli ideali politici del padre, gli aneliti di libertà, l'ombra di un figlio al quale non ha mai dichiarato amore.

Slobo si trova agli antipodi: è giovane e forte, alto e robusto. Il passato per lui è l'orrore dal quale fuggire con tutte le forze: l'infanzia nella ex Jugoslavia, la guerra, l'espatrio nella ricerca di salvezza, il ricordo di una patria martoriata. Nutre un odio feroce interrotto da spasmi di tenerezza. Alessandro Marmorini ha ottenuto ottimi risultati lavorando sull'accento slavo del suo personaggio, ma la regia lo porta a mutare troppo spesso e troppo repentinamente la direzione dello sguardo; l'intento è indubbiamente quello di restituire il senso di «una bussola oscura, snodata, rigida, senza una direzione», ma il risultato disturba leggermente l'attenzione del pubblico.

Se Anna fatica a ricordare il suo passato, Slobo respinge i ricordi che affiorano contro il suo volere. Sono entrambi esuli, ma Anna lotta contro la dimenticanza di ciò che la Jugoslavia di Tito aveva rappresentato, «di quando superare il confine ad est voleva dire investire in una scelta di libertà, in un avvenire che sembrava poter dare continuità alle lotte compiute, alle idee per le quali si era combattuto»; Slobo invece si oppone alla rimembranza. E continuano a errare, dimenticati in un soggiorno consunto, oscillano tra passato e presente, tra rabbia e stanchezza, senza conoscere la spinta dell'utopia.

Nelle note di regia, Giles Devere Smith ha scritto: «Non volevo dirigere uno spettacolo storico, documentaristico, ma piuttosto una commedia contemporanea sui conflitti irrisolti. Se il nostro passato non è in discussione, se la crudeltà e le ingiustizie che ci sono inflitte rimangono inespresse, dove siamo noi come persone? I protagonisti non sono italiani, non sono croati, sono ormai lontani da questa storia brutale. Così ho scelto di ricercare la loro umanità ora, nel presente, dopo che la tirannia è stata lasciata alle spalle. Che cosa rimane? Fragilità, rabbia, paura e solitudine. Questo è ciò che rimane, quando siamo privati dell'umanità, quando siamo trattati e quando trattiamo le persone come animali».

Gli elementi scenografici sono veristici, senza cedere al parossismo. Il disegno luci è curato e delicato, accompagna le nevrosi come una carezza che sa farsi più ardente o gentile a seconda della temperatura. Il testo aspira forse a toni cechoviani, ma si dispiega come un gomitolo di lana grezza: i ricordi si susseguono senza una logica evidente, e talvolta gli stessi personaggi ci appaiono appena delineati, dai contorni confusi, come chiusi in una bolla atemporale, decontestualizzata; non capiamo facilmente chi siano né da dove vengano: cogliamo solo brandelli incongrui di una storia che ci rimane sconosciuta, racconti annodati fatti a denti stretti, bocconi amari che non si posso ingoiare né sputare.


Carrozzerie | n.o.t. - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 7 e 8 maggio ore 21.00; 9 maggio ore 19.00
Biglietti: €10.00 + €3.00 (tessera associativa)

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.carrozzerienot.com

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