Oblivion.Zip - Salone Margherita (Roma)

Scritto da  Domenica, 08 Febbraio 2015 

Oblivion.Zip, l’archivio portatile e compresso degli Oblivion ma con un nuovo “sesto incomodo”: il pubblico. Da fastidio tollerato a malapena (quando ride e applaude contaminando i mirabili sketch dei cinque artisti) a vera e propria risorsa dello show. Ogni spettatore a inizio spettacolo è invitato, infatti, a lasciare il nome del suo cantante preferito in mano al temibile quintetto. E l’imprevedibilità diventa spettacolo.

 

Gli Oblivion presentano
OBLIVION.ZIP
di e con gli Oblivion (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli)
musiche di Lorenzo Scuda
testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda

 

Prima dello spettacolo si aggirano cautamente nel pubblico per sollecitare il voto (obbligatorio come precisa un cartello accanto all'urna) del cantante preferito di ciascuno spettatore. Sono proprio loro, gli Oblivion, li si riconosce dalle giacche dal disegno dadaista a scacchi azzurri e gialli. Apparentemente affabili e rassicuranti si trasformano però in vere bestie da palcoscenico una volta che Demo Mura, con una presentazione delle sue, che più esilarante non si può, dà il pubblico in pasto a loro. So che di solito succede il contrario, che sono gli interpreti dello show sul palcoscenico ad essere dati in pasto al pubblico, ma in questo caso - molto speciale - avviene esattamente l'opposto.

Preso in maniera schioppettante l'avvio con alcuni esempi di incroci e commistioni canore, canzoni che si ingarbugliano e si dipanano l'una nell'altra con una precisione nel timing fantastica e con qualità da vocalist eccellente, per non dire eccezionale, gli Oblivion cominciano a scaricare e a ricomprimere digitalmente nel loro "Zip" (è questo il significativo titolo della loro esibizione) praticamente tutto il repertorio della canzonetta italiana, dagli anni Venti ad oggi.

Si passa da uno smontaggio e rimontaggio apparentemente a caso, ritmato da un "Un uomo del pugno" che fa sobbalzare l'ideale e ipotetico laser di lettura del cd così da ricomporre il brano di turno secondo una "scaletta" di strofe che ne trascina e tramuta comicamente il significato, ad una gara col pubblico, tanto per dimostrare l'ampiezza del loro repertorio e la loro sorprendente abilità creativa. Vengono estratti due nomi a caso di cantanti famosi proposti dall'auditorio ed ecco che parte la compressione e sovrascrittura dei relativi brani famosi, come se venissero letti in contemporanea da un computer dalle memorie impazzite.

Poi è la volta delle tragedie in sei minuti. Dai “Promessi sposi" sulla falsariga del trio Marchesini-Solenghi-Lopez, alla divertentissima rivisitazione comico-musicale della "Divina commedia", per poi passare in rassegna con rapidi sketch, sempre in sei minuti, i plot delle più famose tragedie shakespeariane.

Ma è nell'intermezzo con le vocali - ognuno dei cinque deve usare solo quella da cui è contrassegnato - che gli Oblivion si riconnettono, questa volta non più elettronicamente col loro "Zip", ad un ben preciso contesto letterario e intellettuale: i famosi giochi linguistici dadaisti, surrealisti e futuristi con una serie di brevi scene tratte del grande poeta e drammaturgo futurista Marinetti.

Il risultato è quello di uno spettacolo divertente e intelligente, colto sia pur nella sua apparente leggerezza, in grado di soddisfare tutti i gusti e sicuramente anche tutte le età, come dimostra l'affollata serata al Bagaglino Salone Margherita cui ho assistito.

 

Salone Margherita - via Due Macelli 75, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6791439

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Carola Assumma
Sul web: www.salonemargherita.com

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