Oblivion - Short Theatre 2018, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Sabato, 29 Settembre 2018 

Un oggetto al centro di un palco può non significare nulla, ma una serie di oggetti, anzi di scarti, acquista valore, diventa racconto, percorso. Il 14 settembre, in prima nazionale al Macro Testaccio La Pelanda, durante la XIII edizione del festival Short Theatre, è andato in scena “Oblivion”, performance teatrale dell’artista belga Sarah Vanhee.

 

OBLIVION
di e con Sarah Vanhee
musica Alma Söderberg e Hendrik Willekens
sguardo esterno Mette Edvardesen e Berno Odo Polzer
voice coach Jakob Ampe
assistente di produzione Linda Sepp
tecnica Bart Huybrechts
co-produzione CAMPO (Ghent); HAU (Berlin); Göteborgs Dans & Teater Festival (Göteborg), Noorderzon (Groningren) & Kunstenfestivaldesarts (Brussel) nell’ambito di NXTSTP con il supporto del programma Europa Creativa
produttore esecutivo CAMPO
con il supporto di Flemish Autorities
ringraziamenti Manyone, Kunstenwerkplaats Pianofabriek & Kaaitheater

 

Rimuovere dalla nostra vita tutto ciò che fa male è un obiettivo comune. Eliminare oggetti e relazioni che non portano valore ai nostri giorni è quasi un bisogno, una promessa fatta a noi stessi per essere felici e costruire il nostro ordine interiore ed esteriore. La belga Sarah Vanhee, invece, attraverso l’interessante performance artistica dal titolo “Oblivion” da lei creata ed interpretata, offre una rivoluzionaria inversione di pensiero, conservando e registrando settimanalmente per un anno i rifiuti personali che avrebbe dovuto smaltire.

Sacchetti di plastica e carta, bottiglie, coperchi, scarpe, vaschette di yogurt ed ancora e-mail spam eliminate, suoni e perfino la cronologia dei motori di ricerca su internet e le cattive idee diventano i co-protagonisti dell’artista, del suo racconto/percorso emotivo di riflessione.

“Raccogliete tutto così non si spreca nulla”, diceva la madre della Vanhee. Da questo pensiero partono i segmenti più importanti del suo discorso, nei quali si descrivono idee consapevoli e paradossali. Da commenti umoristici su norme sociali prescritte si passa a battute sulla cultura pop e sul consumismo, da riflessioni sull’importanza delle piccole cose all’interno di un sistema complesso si passa alla descrizione della dipendenza sensibile alla natura, fino a richiamare l’attenzione sull’importanza dell’interconnessione. Ogni parola, frase, silenzio dell’artista belga è un album di ricordi che permette di riflettere anche sulle nostre scelte ecologiche, che compiamo giorno dopo giorno inconsapevolmente.

Una performance costruita su precise linee emotive e visive quella della Vanhee e concepita come sana provocazione, durante la quale ogni scatola catalogata di settimana in settimana viene svuotata in sequenza, fino a riempire completamente lo spazio scenico e a creare un vero e proprio mare di rifiuti, disposti in maniera casuale, ma che nel proprio caos riportano un ordine: l’ordine della quotidianità dell’artista, ma anche nostra, una quotidianità consapevole e inconsapevole.

Ogni scarto, attraverso la rappresentazione acquisisce un valore diverso, diventa un “tesoro da riportare sulla Terra” ed il tutto contribuisce alla creazione di una performance teatrale che restituisce al pubblico l’amore con cui l’artista racconta la sua visione della vita, la sua realtà.

 

La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: venerdì 14 settembre ore 19, sabato 15 settembre ore 20.45
Biglietti: intero € 10, ridotto € 7 (under 30 ed over 60)
Durata: 2 ore e 30 minuti

Articolo di: Marirosa Fedele
Grazie a: Alessandro Gambino e Maresa Palmacci, Ufficio stampa Short Theatre
Sul web: www.shorttheatre.org

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