Novecento - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Giovedì, 02 Ottobre 2014 

Appena poche settimane di riposo e l’inarrestabile Teatro Libero di Milano inaugura la sua nuova stagione con uno spettacolo delizioso, "Novecento". Scritto da Alessandro Baricco e pubblicato nel 1994 da Feltrinelli, proprio venti anni fa, è il racconto fatto in prima persona da un trombettista jazz, Max Tooney, che possiede una storia unica e vuole dimostrare che parlare con la gente del più bravo pianista del mondo intero lui può farlo perché era il suo migliore amico. Forse l’unico.

 

Produzione Teatro Libero presenta
NOVECENTO
di Alessandro Baricco
diretto e interpretato da Corrado d'Elia

Alessandro Baricco scrisse questo testo teatrale esplicitamente perché venisse interpretato da un incredibile Eugenio Allegri e diretto da Gabriele Vacis che realizzò un impianto teatrale surreale, ovvero tutto bianco e vuoto con tende di garza mosse dal vento e colorate a momenti da luci azzurrine tipo onde. In pratica nulla sul palco o quasi e Allegri al centro, a parlare e raccontare la storia dei ricordi lucidi e impetuosi per un protagonista che non è quello che si esprime in prima persona. Il personaggio descritto dal narratore è un bambino trovato in un cartone poggiato sul pianoforte a coda della sala da ballo di prima classe del Virginian, uno dei tanti transatlantici che a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento trasportavano migliaia di emigrati che aspettavano di vedere la Statua della Libertà per gridare “America!, America!”.

A trovarlo fu un marinaio grande e grosso, di colore, che si chiamava Danny Boodman e che decise di tenersi quel bimbo abbandonato. La ciurma si affeziona ben presto al pupo, bello e tranquillo, sorridente e dallo sguardo sensibile e, quando si decide che debba avere un nome, è facile scegliere. Sul cartone in cui era stato poggiato c’era la scritta T.D.Lemon, perché in origine trasportava limoni. E per rendere il nome del piccolo ancora più importante il marinaio gli aggiunse la data del ritrovamento, il ‘900: Danny Boodman T.D. Novecento è ufficialmente apparso, benché ogni volta che si giunge a un porto, il vecchio Danny nasconda il piccolo, nel timore che qualche doganiere possa chiedergli i documenti del piccolo o portarlo via. Cresce così, tra marinai e macchine e cabine e uomini che lavorano, ma sgusciando spesso tra la folla dei passeggeri, ben nascosto. Non scenderà mai da quella nave.

Il monologo ebbe un successo strepitoso, nel giro di alcuni anni il libro fu trasposto in fumetto sul settimanale Topolino e le tavole vennero esposte alla Fiera del Libro di Torino sempre nel 1998. In quegli anni Giuseppe Tornatore assiste allo spettacolo, poetico e magico, e se ne innamora, decidendo di farne un film che si chiamerà ‘La leggenda del pianista sull’oceano’ con le musiche della colonna sonora scritte da Ennio Morricone. Tim Roth viene scelto per il ruolo del protagonista e raccoglie un successo anche personale, questo attore americano che oggi tutti conoscono come protagonista di ‘Lie to me’. Il film diventa un cult movie e Alessandro Baricco entra nel Pantheon degli scrittori più amati. Nel 1999 arrivano palanche di premi, tra cui il Globo d’oro per la miglior sceneggiatura a Giuseppe Tornatore, dei Nastri d’Argento al regista del miglior film, sei David di Donatello e infine, nel 2000, le musiche del film vincono un Golden Globe per la migliore colonna sonora originale, uno dei tanti premi ben meritati da Ennio Morricone.

La storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento lascia gli spettatori col fiato sospeso dall’inizio alla fine e la messa in scena del bravo Corrado d’Elia che interpreta il monologo, volendo distinguersi dai precedenti spettacoli, mostra alcuni grandi cubi bianchi di diverse dimensioni ai lati del palco e un seggiolino da pianista in centro, con un fondale di giganti tasti bianchi e neri da pianoforte che si illuminano come venissero suonati da un gigante invisibile. Lui, d’Elia, entra e resta in scena tutto il tempo vestito di scuro, con un soprabito lungo in pelle marrone e un cappello grigio a falda stretta. Siede a sorpresa sui diversi cubi tra un momento di buio assoluto e l’altro, seguendo il filo del racconto. “Io suonavo la tromba nel gennaio del 1927 quando mi feci ingaggiare su quella nave, perché c’era sempre richiesta di musica e io ero bravo a suonare il jazz, così mi presero perché il jazz piace a chi sta lassù. Lassù voleva dire sulla nave”.

Il monologo ha un fascino assoluto e Corrado d’Elia nel ruolo del protagonista sa trasmettere emozioni, talvolta forse in modo un po’ troppo fumettistico ma immagino sia una scelta, comunque senza mai perdere il filo dei vari personaggi descritti con pennellate tinte in mille colori e movimenti, conditi da emozioni che rendono l’ora e mezza in teatro una bolla di pura fantasia. “Il ragtime è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede. E se è negro…” racconta instancabile Max, che resterà per sei anni sulla nave e ha imparato la vera storia del suo grande amico pianista, un giovane straordinario che all’età di 8 anni, poco dopo la morte del vecchio Danny Boodman a seguito di un incidente durante una tempesta, prima scompare e l’equipaggio lo cerca ovunque ma inutilmente, e quando riappare è seduto sul seggiolino al pianoforte, coi piedi che neppure toccano terra e sta suonando una musica che ipnotizza i passeggeri, tutti immobili sino a mostrare lacrime e commozione, fintanto che arriva il comandante che gli chiede: “Ma tu chi sei?”.

Resterà con la complicità di tutti sulla nave anche durante le lunghe traversate e durante il periodo delle guerre mondiali fino a che, dopo il 1945, danneggiata dai tanti colpi e dalla vecchiaia, la Virginian è destinata alla rottamazione. Con una lettera, Max viene a sapere il fatto e che la nave è stata vuotata di ogni cosa e riempita di dinamite. Ma Novecento non si è visto. “Io scesi dal Virginian nel 1933, dopo sei anni di navigazione. Volevo cambiare vita ma non ho mai dimenticato Novecento. Se suoni la tromba sul mare sei uno straniero, prima o poi devi tornare a casa… Quanti ricordi… Lui si rifiutò di seguirmi dicendo: ‘La terra è una nave troppo grande, un profumo troppo forte, una donna troppo bella. Ho sfilato via dalla mia vita i desideri incantandoli… E’ una geometria’. Là dissi quelle cose che non puoi dire con le parole. Solo con la musica”. Ed è invece un piacere assoluto assistere a questo spettacolo, anche a distanza di anni purché ci sia un grande del teatro a riproporlo, come in questo caso.


Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal lunedì al sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 21, under 26/over 60 € 15, allievi scuola Teatri Possibili con tessera associativa € 10, altre scuole di teatro € 13

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

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