Notturno, La ragione al sonno - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Lunedì, 19 Gennaio 2015 

La casa del sonno non è un posto esattamente allegro. E lo capiamo da subito, vedendo alcune foto tetre proiettate sul palco del Teatro Filodrammatici di Milano, che sino al 18 gennaio ha proposto "Notturno, La ragione al sonno", liberamente tratto da "La casa del sonno", di Jonathan Coe, riadattato e diretto da Filippo Renda. Lo spettacolo poi ci porta, con salti temporali continui, all’interno di questa grande e minacciosa struttura che dà un senso di vertigine, non perché sia a picco sul mare, ma per le oscure vicende che uniscono i personaggi che si muovono al suo interno.

 

NOTTURNO. LA RAGIONE AL SONNO
liberamente tratto da "La casa del sonno" di Jonathan Coe
drammaturgia e regia Filippo Renda
con Alice Redini, Filippo Renda, Irene Serini
scene, grafica e costumi Eleonora Rossi
musiche originali Patrizia Rossi
disegno luci Marco Giusti
produzione CRASC con il sostegno di Ludwig e Idiot Savant

 

Una dottoressa, dai tratti vagamente androgini, si muove sul palco. Il pubblico la vede attraverso una leggera tenda pezzata, che sfuma i contorni. In modo altamente professionale, parla dei diversi disturbi del sonno, della narcolessia e degli scompensi che genera nei vari pazienti; a tratti, però, si interrompe, si contorce, ha scatti di ilarità ingiustificata, di rabbia repressa, nascosta, celata. E forse, dentro il suo esile corpo che ricorda più quello di un adolescente insicuro che teme di diventare uomo, si cela una natura diversa, dove il maschile ed il femminile lottano disperatamente tra loro.

Poi c’è una paziente, una narcolettica che ha perso il suo posto di maestra perché si addormenta sempre in classe. Racconta del suo presente, dei problemi con il marito, della sua vita. Lo fa muovendosi sul palco, a tratti disinvolta a tratti impaurita, insicura. Talvolta si siede all’interno di strutture che ricordano gabbie minacciose, ragnatele a forma di uovo aperto, pronte a chiudersi e ad imprigionare corpo, sentimenti, identità. Ogni tanto, nel bel mezzo del racconto, si addormenta. Poi, inevitabilmente, nel suo racconto arriva anche il suo passato. Che, attraverso un gioco di luci e ombre, flashback ed immagini, si scopre essere legato a quello della dottoressa e del terzo personaggio, il Dottor Gregory.

Questi è il primario della clinica, ossessionato sin da giovane dal sonno, da questa fase di vita cosi simile alla morte che per lui è una malattia. Di notte, obbliga i suoi pazienti a stendersi in piccoli loculi, a collegarsi con tubi e tubicini, e a sottoporsi ai suoi studi. Muoiono tutti, aveva detto la dottoressa, ma finiscono nei suoi scritti scientifici. Sarà il Dottor Gregory a restituire al pubblico la sua particolare visione del rapporto amoroso che lega la dottoressa e la paziente e del loro passato, che sarebbe stato splendido se avessero avuto il coraggio di tracciare il futuro insieme.

La drammaturgia dello spettacolo procede a scatti, con luci e ombre, tra presente e passato, immagini, ricordi e visioni talvolta in conflitto tra loro e non sempre chiari. Si intuisce per esempio che la dottoressa non è sempre stata una donna e attraverso una sottile parete, con un gioco di ombre, si vedono i tormenti del giovane uomo che era e si percepisce il suo cambio di identità.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, sabato ore 21; mercoledì, venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 20 euro, ridotto convenzionati 16 euro, under 25 13 euro, over 65 10 euro, scuole 8 euro, gruppi da almeno 10 persone (con prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. o 02/36727551) 10 euro

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

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