Notturno di donna con ospiti - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Lunedì, 17 Novembre 2014 

Emarginazione, degrado, vacuità avvilente e senso di smarrimento etico sono alcune delle tipiche note che caratterizzano la scrittura del sempre più compianto e rimpianto Annibale Ruccello. Questo e tanto altro trasuda da “Notturno di donna con ospiti”, dramma teatrale andato in scena per la prima volta nel 1983, e ora presentato dall’11 novembre alla Sala Umberto per la regia di Enrico Maria Lamanna, con la collaudata e strabiliante interpretazione di Giuliana De Sio nel ruolo di Adriana.

 

Pietro Mezzasoma presenta
Giuliana De Sio in
NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI
di Annibale Ruccelllo
con (in ordine alfabetico) Gino Curcione, Rosaria De Cicco, Andrea De Venuti, Mimmo Esposito, Luigi Iacuzio
scene Roberto Ricci
da un progetto di Sergio Tramonti
costumi Teresa Acone
disegno luci Stefano Pirandello
musiche Carlo De Nonno
regia di Enrico Maria Lamanna

 

E’ sorprendente come i testi del commediografo campano, scomparso prematuramente all’età di 30 anni, possano dimostrarsi caratterizzati da una longevità impressionante ascrivendosi, sempre più a pieno titolo, nel novero dei classici del teatro italiano contemporaneo.

Probabilmente la capacità di leggere nelle angosce e nei conflitti interni e ancestrali dell’essere umano rende i suoi testi, al di là di quella che è una connotazione regionale, assolutamente trasversali ed universali, riuscendo ad affrontare temi archetipici con grande efficacia comunicativa ed intercettando un pubblico sempre più eterogeneo e diversificato.

Sin dalla sua opera di esordio “Il Rione”, commedia in due atti scritta nel 1973, Annibale dimostra una particolare propensione e sensibilità ai temi della cultura popolare perché è lì che l’emarginazione, la solitudine e l’abbandono si manifestano con tutta la loro drammaticità, quella stessa “ghettizzazione” che per certi versi il grande commediografo napoletano aveva vissuto sulla propria pelle.

Temi questi che vengono sviluppati e declinati in forme diverse ma sempre con la stessa delicatezza artistica e al tempo stesso crudezza espressiva, che ne evidenziano il carattere di attualità e concretezza cinica, riuscendo con un taglio netto e brusco a squarciare la coltre di maniacale perbenismo borghese e catapultandoci in uno spaccato di vita reale fatto di disagio inespresso e sofferenza inascoltata.

La sua capacità di scrittura e di messa in scena viene confermata anche in altre pièce successive come “Le cinque rose di Jennifer” e “Weekend”; con quest’ultima opera, in particolare, vince il premio IDI under 35. Nel 1985 scrive il suo capolavoro, la commedia “Ferdinando” con la quale vince ben due premi IDI, uno nello stesso anno, come testo teatrale, e un secondo nel 1986, come migliore messinscena, curata dallo stesso autore con la scenografia di Franco Autiero. A completare la sua commediografia “Anna Cappelli” e “Mamma”: piccole tragedie minimali, scritte nel maggio del 1986.

In “Notturno di donna con ospiti” il percorso drammaturgico prosegue questa volta collocando la storia in una abitazione isolata della periferia urbana di Napoli, in una estate afosa che aggrava ulteriormente quel senso di soffocamento che la nostra protagonista, Adriana, è costretta a vivere quotidianamente a causa della segregazione involontaria cui è sottoposta per difendersi da possibili minacce esterne. Ben presto ci renderemo conto però che le minacce possono drammaticamente provenire anche dall’interno dell’animo umano fino ad ipotizzare un tragico epilogo.

L’azione ruota attorno alle vicende della protagonista Adriana, sposata con il metronotte Michele, uomo rude e superficiale che a causa del suo lavoro ritorna sempre all’alba lasciandola sistematicamente sola nelle ore notturne. Ed è proprio in una di queste notti che l’abitazione verrà invasa in successione da ospiti imprevisti che metteranno la nostra protagonista davanti a evocazioni inaspettate. Adriana si troverà costretta a rivivere e per certi versi a rileggere esperienze passate, soprattutto quelle più traumatiche delle sua esistenza, in un alternarsi di situazioni passando da toni noir a parentesi più comiche e paradossali.

Questa capacità di combinare generi diversi rappresenta un’ulteriore forza della scrittura del commediografo campano che, partendo da un impianto tematico ben definito, riesce tuttavia, con grande equilibrio, ad evidenziarne i lati più diversificati senza mai risultare eccessivo o sproporzionato, quasi a voler confermare che l’animo e le sue dinamiche sono sempre caratterizzati da un fitto groviglio di sfumature eterogenee.

L’esito di questo percorso per la nostra protagonista, Adriana, risulterà drammaticamente senza ritorno, macchiandosi di una colpa efferata e feroce come l’omicidio dei due figli. Tuttavia, la sua fragilità unita alla sua sprovveduta ingenuità, non la rende unica colpevole, rilanciando paradossalmente a tutti noi il quesito sulle vere cause, le cui responsabilità morali, forse, andrebbero imputate anche ad un sistema alienante da cui nessuno può sentirsi escluso.

E lo sguardo colmo di lacrime perso nel vuoto che Adriana nella scena di chiusura rivolge drammaticamente verso la platea, sembra chiamare in causa anche noi, rei di un disinteresse e di una pigrizia morale che ci portano sempre maggiormente a privilegiare il desiderio ipocrita di compiacere “convenzioni culturali” alienanti.

 

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: lunedì/sabato ore 10/19 - domenica
ore 10/18
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, secondo mercoledì ore 17, sabato 15 e sabato 22 novembre ore 21, sabato 29 novembre ore 17, domenica ore 17
Biglietti: intero platea € 32, balconata € 23

Articolo di: Dino De Bernardis
Grazie a: Silvia Signorelli, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

TOP