Non siamo qui per le telecamere - Teatro Agorà (Roma)

Scritto da  Lunedì, 11 Marzo 2013 

Dal 7 al 24 marzo 2013. La storia è incentrata su una ex coppia di tronisti, Vincent e Vanessa (ma lei si chiama Cecilia, che però non è televisivo), accalappiati da un contratto televisivo che tra cavilli e notarelle legali, li imprigiona ai loro personaggi costringendoli, quantunque ormai estranei e non più innamorati, a coabitare insieme inscenando, per la gioia di tutte le massaie frustrate, la coppia di belli e famosi.

 

 

 

 

 

“Non siamo qui per le telecamere”
Una commedia scritta e diretta da Carlo Dilonardo.
Con: Alessandro Eramo, Iolanda Salvato, Ludovica Leo, Ferdinando Puglia, William Ansaldi, Giglia Marra
e con la straordinaria partecipazione in voce di Luca Violini
Con la partecipazione amichevole di
Marina Crialesi, Barbara Rizzacasa, Katiuscia Biancu, Claudio Cavagnino
e per la prima volta sugli schermi Lorenzo Cavagnino

Disegno Luci: Marco Zara
Assistente alla regia: Federica Cavallo
Organizzazione: Martina D’Ortenzi
Scene: Adelaide Stazi
Foto di Scena: Luigi Catalano
Riprese Video e Montaggio: Raffaele Manco
Ufficio Stampa: Vita Ragaglia

 


La televisione, diciamocelo, spesso e volentieri ci presenta programmazione e palinsesti non proprio all’apice della qualità. Se da un lato ci si stupisce di come il quarto potere faccia più disinformazione televisiva che non informazione, dall’altro non sorprende invece il fatto che da anni programmi di un certo intrattenimento pomeridiano pre-e-post adolescenziale (ma anche pre-senile che è la stessa cosa) infestano i nostri salotti.


Non è un caso allora che i nostri autori, quelli teatrali intendo, sempre attenti a come si muove la nostra società non esitino a prendere di mira proprio quell’immondizia televisiva di cui sono piene le reti private e non.

 

Carlo Dilonardo (che ha sempre fatto della sua sensibilità verso il mondo esterno una ragione artistica) se la prende in questo caso con “Uomini e Donne”; in particolare la storia è incentrata su una ex coppia di tronisti, Vincent e Vanessa (ma lei si chiama Cecilia che però non è televisivo), accalappiati da un contratto televisivo che tra cavilli e notarelle legali, li imprigiona ai loro personaggi costringendoli, quantunque ormai estranei e non più innamorati, a coabitare insieme inscenando, per la gioia di tutte le massaie frustrate, la coppia di belli e famosi.

 

Ma se l’audience cala che si fa? Semplice, gli si commissiona un figlio da dare in pasto alle telecamere. Riusciranno i nostri due finti innamorati ad evadere dalla loro prigione dorata? Un amaro e quanto mai vero finale svelerà il mistero.


Mai commedia fu più amara per il sempre ispirato Dilonardo che, se non veste i panni di attore, sa vestire bene e con successo quello di autore e regista. Il testo di questo “Non siamo qui per le telecamere” evidenzia oltre gli stilemi e i luoghi comuni che circondano un certo genere di televisione, anche l’amara impossibilità di evadere davvero da una televisione mai quanto oggi dilagante ed irriverente della privacy. Qualcuno la chiama Grande Fratello, qualcun’altro l’occhio tolkeniano che ogni cosa vede e controlla: fatto sta che vede e osserva tutto ciò che ci circonda non fa che mettere i fatti nostri in primo piano per il pubblico ludibrio. Senza scomodare “orwelliani” paragoni, vien più facile pensare ad illustri precedenti come “Truman Show” o del meno conosciuto “Videocracy”.


Il succo del discorso è uno solo, imperante: basta apparire.


Il tutto nella cornice di una commedia amara si ma scoppiettante e fiera. Ritmo sostenuto e tempi comici perfetti per i sei attori con i momenti migliori sostenuti dalle signore attrici, tutte perfette. Scena unica per un’ambientazione domestica circondata e dominata da telecamere: non ci sono porte, come in uno studio televisivo, tutti possono affacciarsi e solleticarsi di un (mal)sano voyeurismo. Loro, personaggi senza identità, ripetono a pappardella e monocorde il teorema della loro vita: sono questo, vengo da quello, sono una persona vera.


La verità è che se da un lato il globalismo ha avvicinato le culture e le distanze, dall’altro sta uccidendo l’unicità dell’uomo. I nostri figli saranno il risultano di modelli sublimati di apparenza, involucri vuoti, da riempire con il miglior prodotto in offerta a 99 centesimi.

 


DAL 7 AL 24 MARZO 2013
TEATRO AGORA' - ROMA
feriali ore 21.00 | festivi ore 17.30
mercoledi 20 marzo ore 17.00

 


Articolo di: Mario Fazio
Grazie a: Ufficio Stampa Vita Ragaglia e Carlo Dilonardo
Sul web: www.teatroagora80.com

 

 

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