Non si uccidono così anche i cavalli? - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 24 Maggio 2014 

Sino al 25 maggio, al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena uno spettacolo dall’architettura scenica di grande impatto: "Non si uccidono così anche i cavalli?" di Horace McCoy del 1935. Un lavoro corale con una forza dirompente che vede coinvolti 22 performer ed un quartetto di musicisti. È un luna-park a tratti gioioso, a tratti fantasmagorico; una sarabanda in movimento, che sembra attraversare balli in maschera pieni di vanità, seguire la “Colonna dei ciechi” di Bruegel o, per un attimo, entrare in una tela di Goya, popolata da un’umanità disperata con facce urlanti e corpi in movimento ("Pellegrinaggio a San Isidro"). Traduzione e adattamento di Giorgio Mariuzzo, regia di Gigi Dall’Aglio.

  

 

Produzione Fondazione Teatro Due in collaborazione con Balletto Civile presenta
NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?
di Horace McCoy
traduzione e adattamento Giorgio Mariuzzo
regia Gigi Dall’Aglio
scrittura fisica Michela Lucenti
con Roberto Abbati, Alessandro Averone, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Cristina Cattellani, Ambra Chiarello, Laura Cleri, Paola De Crescenzo, Yuri Ferrero, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Luchino Giordana, Michela Lucenti, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Emanuela Serra, Caterina Simonelli, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Nanni Tormen, Marcello Vazzoler, Chantal Viola
adattamento musicale / pianoforte Gianluca Pezzino
clarinetto / sax Paolo Panigari
contrabbasso Francesca Li Causi
batteria Gabriele Anversa
voce Carlo Massari
costumi Marzia Paparini
luci Luca Bronzo

 


Mentre il pubblico prende posto nel bel teatro dell’Elfo, sul palco fervono gli ultimi preparativi per l’organizzazione di un grande evento: la maratona di danza del secolo, si sa quando comincia, non si sa quando finisce. È la risposta che l’ America in recessione dà alla crisi del ’29. Le regole sono molto rigide: più di mille ore di danza, 10 minuti di pausa ogni due ore, pasti gratuiti, giacigli per dormire separati per uomini e donne, espulsione in caso di rissa e di tentativo di riposo. In palio, per la coppia che vincerà, 1500 dollari offerti dagli sponsor. E forse qualche scritturazione da parte di manager dello spettacolo. Una specie di Grande Fratello ante-litteram, con il suo sogno di fama e ricchezza per il quale vale la pena sacrificare finanche la propria dignità.


Arrivano le coppie un po’ sgangherate di ballerini. Ogni coppia è una storia. Alcune si sono formate solo per partecipare alla gara di danza. Vengono da ogni angolo d’America. Molti i ballerini immigrati. Il presentatore, il bravissimo Alessandro Averone, gestisce questa massa ancora informe che inizialmente vuole solo dare sfoggio di sé.


Entra l’orchestra. Si aprono le danze. La danza dapprima è liberatoria, leggera. Le coppie volano sulle note vellutate degli ottoni. Mano a mano che le ore passano i corpi però si appesantiscono. Si assottigliano speranze ed euforia. Quando il pasto viene servito, le coppie si trasformano in una massa animale vorace pronta ad ingozzarsi come bestie e come loro a dar sfogo a tutti gli istinti. Ma dopo le pause, la girandola infernale ricomincia, inizialmente con la folle sensazione di benessere che l’idea dei 1500 dollari può dare.


L’illusione comincia ad uccidere l’anima: c’è la donna che si dà al presentatore, un ballerino che muore sul palco per lo sforzo, la donna incinta che balla per offrire un futuro al suo bimbo che però rischia di perdere per la fatica disumana, la mancanza d’intimità tra chi si ama. Il movimento diventa un anestetico: si balla sino a che nessuno sa più cosa sia cosa, sino a perdere coscienza di sé. La tensione drammatica esplode con la danza del topo, dove l’umanità scomposta ha un che di feroce, di grottesco, come una tela di Goya. Una sola voce è fuori dal coro: quella della bella Gloria, una Cassandra che vede l’inquietante e demoniaca ombra del successo serpeggiare nei corpi dei ballerini. Finirà come finiscono i cavalli feriti, per i quali non c’è più nulla da fare.


Il lavoro nasce dall’unione dell’ensemble Attori Teatro Due e di Balletto Civile. Il regista Gigi Dall’Aglio, coadiuvato da Michela Lucenti che cura la scrittura fisica, dà forma ad una massa informe di disperati, ai loro desideri, sogni, illusioni.


Spettacolo da vedere, di forte impatto visivo ed emotivo, dove la tensione drammatica è in crescendo. L’immagine del successo, impersonificata dalla bella Michela Lucenti, ha tratti fiabeschi, quasi onirici e resta irraggiungibile, inarrivabile. Un momento di alta poetica è l’incontro notturno, quasi clandestino, di due amanti: i due corpi si uniscono, leggeri, in un amplesso profondo, un attimo di sospensione prima che la giostra infernale riprenda.

 

 


Teatro Elfo Puccini (sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì 21 a sabato 24 maggio ore 20.30, domenica 25 ore 16.30
Biglietti: intero € 30.50, ridotti € 27 e € 16, martedì € 20

 

Articolo di Raffaella Roversi
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

 

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