Non sarà mica la fine del mondo?! - Teatro de' Servi (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 09 Gennaio 2013 

Dall’8 al 27 gennaio. Parte in sordina con una farsa e sorprende questa commedia a lieto fine (?) dolce amara come i tempi moderni e il piacere di una sana risata, spontanea e liberatoria. Senza effetti speciali, è ben congeniata e anche il solito intrigo di coppie che si svela con colpi di scena è architettato con gusto. Una semplicità frizzante supportata da buone interpretazioni. Da vedere per distendersi e prendere una pausa dai rumori della vita perché, come dice lo spettacolo, per quanti guai possano accadere, Non sarà mica la fine del mondo?!

 

 

 

 

 

 

La Bilancia Produzioni presenta
NON SARÀ MICA LA FINE DEL MONDO?!
con Alessandra Ierse (Marina), Paolo Labati (Leonardo), Ussi Alzati (Lina) e Simone Colombari (Carlo)
voce del bidello Massimo Valli
voce di Francesco Guglielmo Calvi
scenografia Andrea Dell’Orto
costumi Daniela Piloni
musiche Ariele Manfrini
luci Nicolò Leoni
coreografie Lilla Vancheri
scritto e diretto da Roberto Marafante

 

 

Dopo il debutto al Teatro Martinitt di Milano, arriva a Roma la nuova commedia scritta e diretta da Roberto Marafante “Non sarà mica la fine del mondo?!” con Ussi Alzati (che si fa notare nel gruppo), Simone Colombari, Alessandra Ierse e Paolo Labati, che sarà in scena al Teatro de’ Servi dall’8 al 27 gennaio.
Lo spettacolo inizia con una rappresentazione sempliciotta e grottesca della profezia Maya che spiazza fin quando non si capisce che si tratta in realtà della prova di uno spettacolo scolastico un po’ azzardato messo in scena da due professori e che dovrebbe sostituire – si scoprirà – la recita di Natale. Il gioco si svela perché si presenta una signora chic della buona borghesia, con tanto di pelliccia di visone, borsa di Louis Vuitton, più che accessoriata, un’imprenditrice, genitore di un allievo della scuola. E’ l’ora del ricevimento e soprattutto è la sera del 21 dicembre 2012. Siamo alla chiusura del primo quadrimestre e la signora Lina – ben interpretata da Ussi Alzati, perfettamente calata nella parte – all’incontro scoprirà gradualmente verità amare dando in escandescenze. Suo figlio Francesco è un disastro a scuola sia nel rendimento sia nel comportamento. Non solo, la donna per la quale il marito se n’è andato di casa lasciandola nella disperazione è proprio la professoressa di Lettere del figlio. Andandosene la signora dimentica la borsa che tornerà a prendere. La curiosità dell’altro docente, Leonardo, professore di filosofia precario, lo porterà a scoprire che la borsetta contiene qualcosa di molto pericoloso. La storia si complica perché arriva Carlo, sempre per il colloquio con gli insegnanti, eminente ginecologo ed ex marito di Lina che riconoscerà la borsa ma soprattutto il contenuto…il mal tolto. Rimasto solo, lo raggiungerà inconsapevole della visita l’amante. Quindi la moglie.
I quattro si ritrovano come in un microcosmo, chiusi e imprigionati nella scuola come una prigione mentre i cellulari prendono poco, salta la luce, si avvertono le scosse del terremoto. Ma il vero inferno, per dirla con “Huis clos” (“A porte chiuse”) di Jean Paul Sartre, sono gli altri, quelli con i quali ci si trova per sbaglio a condividere l’emergenza e lo spazio chiuso. Ne scaturisce un quadro desolante della società, una metafora acuta quanto grottesca ed esilarante della scuola, con personale ignorante e norme di sicurezza trascurate. Una generazione di ragazzi allo sbando perché né a casa né a scuola trovano punti di riferimento, mentre i quattro adulti, a turno, alternandosi nelle schermaglie e nei momenti di complicità, tutti contro tutti e in fondo tutti complici perché conniventi, sfogano le proprie frustrazioni di vite alla deriva irrisolte. I due docenti sono ex coniugi a loro volta separati soprattutto per una banale questione di sesso, anche se fingono di essere profondi intellettuali. La confusione delle idee e dei sentimenti regna sovrana e tutti finiscono per mentire ed in fondo negare a loro stessi la verità.
Marina dice di amare Carlo ma non gli ha neppure confidato che lavoro fa - non gli sembrava che fosse fondamentale nella sua relazione medico-paziente-amante - né lui le ha confidato di avere una famiglia. Ognuno ha i propri ideali, molto alti e leggeri, mentre conserva i propri scheletri nell’armadio. La moglie è una brava imprenditrice che porta perfino la merenda alle proprie dipendenti però non sono tutte in regola, soprattutto le straniere per sua stessa ammissione; il ginecologo non ha mai fatto una ricevuta; il docente precario vive pur sempre a casa della ex moglie che gli rinfaccia di non avergli chiesto gli alimenti; ma di fatto vive nella casa che il suocero ha lasciato al figlio. E ancora il professore, intellettuale ‘puro’, alla fine vive un po’ di rendita un po’ mantenuto. Insomma ce n’è per tutti.
Solo che la commedia ha il merito di non essere sfacciata nelle dichiarazioni, senza volgarità e senza troppi riferimenti politici. Parte da una storia comune di tutti i giorni e dall’ordinaria follia di una giornata tranquilla, dall’apparenza noiosa. A ognuno di noi il gioco di scoprire delle corrispondenze. Regalandoci alla fine, in una canzone per ragazzi o forse per bambini, una ventata di ottimismo sull’orlo di una crisi di nervi.

 
 
Teatro de' Servi - via del Mortaro 22 (via del Tritone), Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6795130
Biglietti: platea intero €20 - ridotto €16 / galleria intero €17 – ridotto €14
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17.30 e 21, domenica ore 17.30, lunedì riposo

 

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Carla Fabi & Barbara Ghinfanti Comunicazioni
Sul web: www.teatroservi.it

 

 

TOP