Non correre Amleto - Teatro I (Milano)

Scritto da  Venerdì, 09 Ottobre 2015 

Dal 23 settembre al 19 ottobre torna sulla scena Francesca Garolla, con la regia di Renzo Martinelli, con un testo che racconta la banalità e la stupidità della morte e le illusioni, i tormenti, i fantasmi di chi rimane. Tra palle magiche volanti, ricordi poco vividi, mazze da golf, una lunga lavagna, la ricostruzione di una tragedia e di una illusione si rivela l'istante fatidico che marca la differenza tra l'essere e il non essere.

 

NON CORRERE AMLETO
di Francesca Garolla
regia Renzo Martinelli
con Elena Ghiaurov e Milutin Dapčevic
produzione Teatro I con contributo di Regione Lombardia / NEXT

 

Maledetto pensiero razionale! Vien da pensare.
Si ricostruiscono le storie, i meccanismi, si interpellano le leggi del pensiero, della fisica, della religione, ma mai nessun motivo sarà sufficiente, mai nessun motivo sarà giusto abbastanza per consolare.

E' la morte. Con la sua fatalità, con la sua casualità, con la sua sorprendente banalità.

Due monologhi costruiti su domande senza risposta.
Il tentativo di una spiegazione per bocca di una donna disperata consumata dalla mancanza.
Dalla mancanza di un corpo, dalla mancanza di un vivido ricordo.
L'assenza divora dall'interno e ad essa si sostituisce la presunzione di sapere cosa il morto direbbe, la presunzione di raccontare la sua storia.
Ma morto lui, la storia è dei sopravvissuti che si accollano il compito di ricordare, di far ricordare e di raccontare.
Forse nel tentativo di trovare una soluzione nel racconto stesso, che non sia dio, che non sia politica, che non sia caso, che non sia provvidenza… non rifugiamoci in queste prigioni del pensiero magico!
E ci inventiamo i fantasmi, i paradisi e le fantasie, ci sentiamo obbligati, perché no, vero non può essere, non può essere stato un momento prima e non essere l'attimo successivo, neanche il tempo di salutare, neanche il tempo di bere un caffè.

Francesca Garolla non racconta nulla di nuovo, la morte è madre dei tempi, contribuisce a scandirli. Forse è scorretto dire che l'autrice racconta la morte, racconta piuttosto i sopravvissuti, i testimoni della morte che, per quanto banale, stupida, pare sempre un colpo di scena. Pare sempre che siano gli altri a morire.
..che poi se non ci fossero testimoni, non ci sarebbe neanche morte. Forse.
Una linea bianca ben marcata divide lo spazio d'azione della lei testimone e di lui, un appassionato di golf.
Due spazi netti, diversi, due sofà dalle spalliere opposte: mazze da golf e camicie bianche da lui, una tazzina di caffè, fiori blu da funerale e vesti nere dalla lei. Dalla lei bella, bionda e interrogante.
Una lunga lavagna nera sul fondo che si sarà prestata ad una mano un po' tremante ma certa di ricostruire la verità con un gessetto e un cancellino.
In grande, nel centro 29 MAGGIO 1993, la data della sventura, della provvidenza malvagia, del destino forse, che alle spalle lascia solo testimoni, mai tracce.
La data d'inizio di un racconto, il cui autore a volte ha scritto con una penna scarica: sono in bianco le righe in cui scrive i perché.
La data d'inizio di una storia sbagliata, sicuramente sbagliata, le cose non dovevano andare così.
Le morti nelle tragedie hanno sempre dinamiche così sciocche che pare strano dir ''tragedia'', parola che sa di tradizione, di serio, di greco antico.

E noi spettatori siamo i sopravvissuti, i testimoni, quelli che raccontano la storia dei morti, noi gli stupidi che si trascinano i fantasmi in catene, noi che indaghiamo.
Ci sentiamo così piccoli e la Garolla non ce lo nasconde, ci mostra noi stessi nella bella lei.
Noi che ci disegniamo i labirinti sulle lavagne e ci incamminiamo tra le pareti sconnesse, senza filo d'Arianna. Pronti a soffocarci nei vicoli ciechi.

Per qualche attimo quasi quasi si ha l'impressione che quei due, quella lei e quel lui su quel palco diviso abbiano le risposte, quasi pare che stiano per dirci perché morì così quel ragazzo, perché morì così la nonna e la mamma e il cane e il pesce rosso e il gatto dei vicini.

Una terribile illusione che l'autrice è brava a creare. Quando le luci si spengono e si riaccendono e loro corrono per respirare gli applausi sorridiamo, noi spettatori sorridiamo perché l'illusione si rivela tale e noi lo sappiamo, lo sappiamo che continueremo a chiederci perché.

La bella, bionda, interrogante lei armoniosa nei movimenti, teatrante anche solo nella voce e in quella mano destra che talvolta si apre verso il pubblico, è Elena Ghiaurov. Accompagnata dal biondo platino, amante del golf e fintamente cinico Milutin Dapcevic.
Incarnano perfettamente i fantasmi e le ossessioni dei sopravvissuti. Non ci lasciano neanche una veste indosso, non ci lasciano dire l'ultima parola e sorridendo spariscono lì dietro, nel buio.

 

Teatro I - via Gaudenzio Ferrari 11, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323156 - 366/3700770, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Orario spettacoli: lunedì, giovedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19.30, domenica ore 17
Biglietti: intero 18€, convenzionati 12€, under 26 11,50€, over 60 9€, giovedì vieni a teatro in bicicletta 7€
Durata 70 minuti (senza intervallo)

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Teatro I
Sul web: www.teatroi.org

TOP