Non chiamatemi Maestro - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Domenica, 29 Giugno 2014 

Corrado d’Elia è attore, regista, produttore e direttore artistico del Teatro Libero di Milano, quindi pure dei Teatri Possibili che si aprono in diverse città italiane con scuole per attori e altre figure dell'universo teatrale, compresi tecnici e registi. Da anni ci ha regalato spettacoli interpretati in modo profondo e coinvolgente, portando sempre più spesso sul palco dei monologhi in cui ha fatto rivivere numerosi personaggi, molti divenuti veri e propri cult, con tanto di fan adoranti. Ora il Libero propone un nuovo debutto nazionale, in scena dal 27 giugno fino al 15 luglio, "Non chiamatemi Maestro": un omaggio a Giorgio Strehler progettato e diretto da Corrado d’Elia che lo interpreta, solo sul palco, seduto su uno sgabello alto, con un leggio di fronte a sé e gli spettatori non solo di fronte ma anche attorno a lui, invitati a sedersi ai due bordi laterali del palcoscenico.

  

Produzione Teatro Libero presenta
NON CHIAMATEMI MAESTRO
liberamente tratto dagli scritti e dalle testimonianze di Giorgio Strehler
progetto e regia Corrado d'Elia
luci e fonica Alessandro Tinelli
fotografie Angelo Redaelli
con Corrado d'Elia

 

Si lascia che tutti gli spettatori prendano posto, si accomodino con calma e finalmente si sprofonda nel buio più totale. Prima si sente la sua voce, ormai inconfondibile, leggera, un po’ ruvida, sottile, che inizia già a raccontare. Si dice che abbia potuto visionare scritti autentici, lettere, appunti e note di Giorgio Strehler, che scriveva moltissimo e i cui quaderni sono conservati con la massima protezione. 

Corrado dimostra di possedere la giusta sensibilità nell’aver scelto brani capaci di comporre la misura di un grande uomo di cultura, noto in tutto il mondo, capace di aver reinventato il mondo del teatro Stabile, nazionale e internazionale, a partire dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. E d’Elia parla in prima persona, senza neppure tentare un istante di somigliare al vero Strehler, né nella voce né negli abiti o nei gesti. Solo le parole, vere, capaci di evocare tempi lontani e ricordi colmi di nostalgia, tanto che chiunque abbia conosciuto una certa Milano non potrà fare a meno di sentirsi stringere il cuore nell’ascoltare questo delicato, gentile ed emozionante spettacolo. 

“Ho in mente un grande spettacolo che racconti il teatro” sta dicendo al buio Corrado d’Elia. “Il teatro. E Goldoni… Con oggetti sul palco, un trovarobato, magari qualche lustrino… e, dal fondo, dalla platea, entrerà la vita pratica: il messo che restituirà la pensione a Goldoni! La portiera dirà ‘Goldoni era un uomo molto gentile, e molto solo…’. Il messo sarà venuto per niente… il palco, il palco è pieno di vita: cose, libri, un bauletto… E forse cadrà, piano piano piano, la neve. Sul palco e in platea, senza nessuna differenza” e la sua voce è inghiottita da una musica di pianoforte e violini. 

Appena scema il volume del sonoro continua il racconto: “Il mio mestiere è quello di raccontare storie di altri, storie di altri ad altri. Se non ci fosse un palco di legno le racconterei anche per terra… in una piazza, per strada… con qualunque cosa al mondo. Se non ci fossero oggetti le racconterei con la voce! Se non avessi la voce, le racconterei con le mani… anche in fondo al mare! Perché per me è importante, è importante raccontare… cosa può fare un uomo lassù? Tutto solo, solo con una sedia…? Raccontare che esiste, che può stare in equilibrio e che potrebbe cadere… se non si capisce questo, non si capisce il teatro!". Intermezzo musicale tratto dal ‘Papageno’ di Mozart, bellissimo. 

La maggior parte della gente ricorda Giorgio Strehler come un uomo carismatico, affascinante, sempre vestito di nero e con una folta capigliatura che con gli anni è diventata bianchissima e fluente. La sua voce era inconfondibile, tonante, lo si poteva sentire lontanissimo, dall’ultima fila di qualsiasi balconata o galleria, parliamo di quando gli attori non lavoravano certo coi microfoni. Quella sua voce faceva rigar dritto chiunque, faceva correre, impegnare, ripetere, stare svegli, riprovare senza sosta, faceva sentire di valere quanto gli altri, tutti ascoltavano e sentivano la sua voce, tutti volevano che parlasse di loro, con loro. Era un pifferaio magico, sapeva incantare chiunque e questa pièce ce ne svela alcuni aspetti personali, i pensieri più reconditi, alcune piccole ossessioni, alcuni amori. Una incredibile delizia per qualsiasi appassionato. I ricordi d’infanzia: “Da bambino abitavo a Trieste, in una casa piena di musica, con tanta gente, amici di mia madre che teneva sempre un violino tra le mani; loro suonavano ogni sera. Di mio padre ho un ricordo di fotografie. E di un cane. Una volta lui apre una finestra, mi abbraccia forte e mi insegna a fischiare, ma il cane non torna. E’ morto giovane, a 24 anni, durante un viaggio a Vienna con mia madre, così ho dovuto occuparmi io della famiglia...”. 

Gli stacchi musicali sono originali e sempre significativi, ad esempio allorchè si sente la voce di Ornella Vanoni che canta ‘Ma mì, ma mì, ma mì’ la celebre canzone scritta dal Maestro su un prigioniero di San Vittore che non parla nemmeno sotto tortura. Ovviamente si parla di partigiani arrestati durante la guerra e di un’onestà antica, non di banale omertà. “Noi triestini siamo sempre inquieti” sussurra Corrado-Giorgio. Corrado d’Elia è in jeans, scalzo, camicia dal colletto aperto, sguardo sempre più perso in un’altra dimensione, completamente immerso nel personaggio che lo anima. 

“Inappagati, come la città che col suo mare, il suo vento, non si ferma mai…” e siamo inondati da chitarre eleganti. “Io, noi facciamo teatro. Perché? Io lo faccio perché non so fare altro. Amo il legno, le corde, la luce, la platea buia mi affascina. Gli uomini e le donne sul palco li amo, anche quando sono in platea… forse vorrei cambiare il mondo, mi basterebbe anche un millesimo. Amo la poesia, spiegare, sentire dentro di me lacrime e riso da spiegare. Cambiare e far cambiare. Mi piacciono gli esseri umani. Ecco, l’ho detto: io amo il teatro perché è umano. Cosa c’è di umano più del teatro? Io credo niente… Così amo il teatro, che si fa così: ogni sera”. 

La musica ora ci regala note di arpa e fisarmonica, non importa ricordare chi suona, è bellissimo e il pubblico ormai da tempo applaude a scena aperta, anche se non accade assolutamente nulla lassù, sul palco. Ma quelle parole scavano nell’anima, fanno riflettere, fanno capire. Sono importanti. “Ho lasciato Trieste da piccolo e da quel momento ho vissuto sempre a Milano. Alla fine della guerra il Piccolo Teatro non esisteva ancora, era solo nella mia testa. E in quella di Paolo Grassi. Un triestino e un pugliese! Un sogno, un Teatro Stabile, pubblico, aperto a tutti, proprio qui, una città dove mancava tutto, piena di macerie… eppure Milano ha reso possibile questo sogno. Ricordo la prima volta che entrai in via Rovello… ‘Giorgio, ma davvero te la senti di fare qua un teatro stabile, come lo vogliamo noi?’ chiedevi, Paolo. E restai così a guardare, a pensare per un tempo infinito, al freddo. Poi telefonai: ‘Paolo, se ci sei, io ci sono!’. E così cominciò tutto. Eravamo così giovani… così emozionati… A quel sogno avremmo dato tutto il resto della nostra vita”. 

Altri applausi, commozione, voglia di sognare che si attacca alla mente di chi ascolta, quasi invidia. E non è finita: “Milano ci ha dato tutto questo, coi suoi Navigli, la sua nebbia, i lampioni di notte… ma non è più così. Milano è cambiata, niente più dialetti, nebbie… ma ci sono ancora i giovani!” e squilla la voce allegra di Ornella Vanoni che canta una vecchia canzone spensierata. E arrivano i ricordi delle donne, compagne di vita e di lavoro. “Valentina, sei magnifica… facciamo insieme questo ‘Giardino dei Ciliegi’…” parla, scrivendo a Valentina Cortese. Corrado d’Elia ha scelto di raccontare immagini stampate nei ricordi del vecchio maestro, come Giulia, ovvero la Lazzarini, “Così piccola, perfetta, incantevole… in quel Faust indimenticabile!”. Cita Andrea Jonasson, l’amore calmo, sereno. E il tempo in cui entrò in Parlamento senza riuscire a scuotere l’animo dei deputati e dei senatori affinché dessero maggiori mezzi alla cultura e all’arte o quanto meno non permettessero che venissero danneggiate come accade col paesaggio, devastato da politiche folli. Ma come sappiamo fu inutile, Strehler si dimise dalla politica e tornò a occuparsi di costruire nuovi teatri. Ci riuscì col Piccolo Teatro Studio, ex-Fossati e poi con la Grande Avventura, quella che oggi si chiama Teatro Strehler. Corrado cita che si preparava un’opera di Mozart per inaugurare quel grande, meraviglioso palcoscenico, il ‘Così fan tutte’. 

Non si parla per niente della fine, a una settimana dal debutto, con tutto pronto, prove estreme, stress a mille, canto e musica dal vivo, tutto perfetto… lui non ci arriverà vivo. D’Elia ha la delicatezza di sorvolare su quel terribile momento, per chi seguiva con amore e passione la vita teatrale milanese. E torna a parlare serafico con la voce del maestro, che ora è più amara, in una Milano che non sembra più amare l’arte, che non rispetta la cultura, con tutti quei rumori, quei locali all’aperto, tutto quel traffico… Il pubblico si identifica e applaude, come a confortare Strehler e i suoi fantasmi, con la vita trascorsa lungo decenni in un incredibile Novecento. “Cara mamma, ti ricordi quando andavamo al mare? Io ero un bambino e mi portavi a giocare con la sabbia, a mangiare il gelato… chissà tu quanto ti annoiavi. Ma io, sarò mai più felice, ora che non potrò mai più essere un bambino? Ora che non riesco più a credere nella realtà, quella di fuori, che mi resta?”. Musica e suoni estatici sollevano le nostre anime di spettatori inquieti e tristi, come accadeva certo pure a lui, nei suoi momenti peggiori. “So che ci resta: l’arte! L’arte restituisce dignità agli uomini, difende la loro umanità! Ieri, oggi e per sempre, il teatro…!”. Poco importa se avete conosciuto davvero Strehler o se siete troppo giovani, o da poco appassionati di teatro: questa piccola pièce da monologhista è un gioiellino che fa uscire da teatro con qualcosa in più nel cuore, nell’anima. Una ragione per sapere che “chi va a teatro conserva per sempre qualcosa di bello dentro di sé, perfino se lo dimentica… Sarà lì ad arricchire la sua anima”.

 


Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal lunedì al sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 21, under 26 € 17, over 60 € 13, allievi Scuola Teatri Possibili in corso con carta TP CARD € 10

 


Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Morea Velati; Serena Lietti, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP