Non c'è più acqua fresca - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 01 Maggio 2016 

L'incontro del pluripremiato attore Giuseppe Battiston con Pierpaolo Pasolini, un viaggio di ritorno alla terra di temporali e primule, anche autobiografico, pensato per restituire la bellezza del grande laboratorio di poesia in lingua friulana di Pasolini e il suo spessore emozionale nella nostra memoria collettiva. Un mondo che lo spettacolo intende ricreare, attraverso una selezione di poesie, delineando una struttura drammaturgica che vuol essere soprattutto un contrappunto più leggero al grande dolore che queste poesie veicolano. Non un recital, ma uno spazio per le tante voci che popolano il mondo di Pasolini, in particolare la concretezza della gioventù, con i suoi desideri, la sua tenacia: il tentativo di dare vita al sogno di quelle voci, di quelle presenze.

 

NON C'È PIÙ ACQUA FRESCA
Volti, visioni e parole dal Friuli di Pier Paolo Pasolini
di Giuseppe Battiston
drammaturgia Renata M. Molinari
su testi e poesie di Pier Paolo Pasolini
musiche originali e dal vivo Piero Sidoti
disegno luci Andrea Violato
assistente alla regia Chiara Senesi
regia e spazio scenico Alfonso Santagata

 

La Sala Grande del Franco Parenti è quasi piena.
Vite sedute in attesa, piccole rispetto agli alti soffitti. E il vocio impaziente si dilata.
Le luci si abbassano, un uomo controlla che sul suo palco tutto sia in ordine e un altro, più in fondo, con uno straccio bianco si prende cura dei suoi cari strumenti.
Organizzano uno spettacolo i due, aspettano gli attori, Maria però qui non ci entra più, non sa tenere il ritmo e l'ultima volta te lo ricordi che tutti ridevano?!
Toglie la polvere dagli strumenti l'uno, l'altro, pieno di poesia, non riesce a tenere il conto delle luci che le parole d'antico sapor friulano l'acchiappano per trascinarlo lontano, quando le campane del paese suonavano saporite e stracciavano l'aria, quando l'acqua era fresca e c'era sempre l'ultimo della cricca che si dissetava con le ultime gocce che la fontana in piazza stillava.

Tutte quelle vite sedute, poco prima in attesa, s'aggrappano alle parole che cantano la gioventù, s'aggrappano con le braccia forti d'un giovane atleta e si lasciano dondolare sospese dalla spensieratezza, dalla vigorosa tenacia, dalla inebriante bellezza di quelle sole cento lire che, per quella rara volta, erano il buon pretesto per far festa ed inseguire le calde sottane; s'aggrappano e oscillano sul ricordo dei bagni nudi dopo i Mondiali di calcio nel campetto sotto casa, quello con le porte senza reti, ma che ci importa, se la palla va in porta e vola lontano gareggiano le nostre velocità, tanto di là la fontana ha ancora l'acqua fresca e dopo ci dissetiamo, dopo lo spruzzo di una innocente fontana là in piazza diventa un parco giochi e che ce ne frega, le mutande le appendiamo sul cordone e al cospetto di questo sole povero aspettiamo che si asciughino.

Si respira nell'aria la melanconia di quegli anni passati, quando la vita non si lasciava dissetare, quando pur di viverla si vendevano i capelli, si vendevano i sorrisi e gli occhi turchini d'angelo.

Giuseppe Battiston si è fatto imboccare dal Pasolini innamorato del suono della campana del paese, del Napoleon, della piazza colma la domenica, di quel povero sole, e così, Battiston ha potuto imboccare le vite sedute, ha dato loro di nuovo l'assaggio della bella gioventù, degli amori tragici, della Lingua natìa che pare assumere spessore, che ha proprio quel sapore di pantaloni di fango macchiati, di giornate passate lungo il fiume a lasciarsi da esso specchiare poveri e sognatori.

E se ora assaporiamo i tempi andati e nella Sala Grande si sente la eco della campana tanto amata e gli odori forti del sudore dei calciatori con le maglie un po' stracciate e di diversi colori, che un goal così neanche Paolo Rossi, un momento dopo la melanconia s'abbassa pian piano, come la nebbia di questa Milano, sulle vite sedute e su quei due poeti lì sul palco che ansimano e si sorreggono l'un l'altro perché il suon della campana è un suono sbiadito, quell'amore è finito, sono cresciuto e non ho più capelli né sorrisi né occhi turchini d'angelo, il tempo è passato, il dolore s'è presentato e le mie braghe appese al cordone non ci sono più, il pallone è sgonfio, la bicicletta in garage.

Il tempo è passato e quel tempo è finito, l'abbiamo consumato, ma sorridiamone, la gioventù è bruciata non perché s'è persa, ma perché a bruciare c'eravamo noi a consumarci in quel presente senza passato e senza futuro. Siamo ancora lì, per la grappa il sabato sera e alla messa seconda il giorno dopo, siamo ancora lì a burlarci della nostra infinita spensieratezza, siamo ancora lì a strappare alla morsa della noia l'acqua fresca di quella fontana e a bagnarci il viso e i corpi giovani e a non renderci disgraziatamente conto che non è vero, l'acqua non ha sapore, il suo era proprio quello della nostra vita.

Un'emozione che si vorrebbe non finisse mai, il Franco Parenti con Giuseppe Battiston e Piero Sidoti ferma il tempo nelle sacre parole di Pier Paolo Pasolini.

Per chi non l'avesse vissuta, per chi l'avesse consumata, per chi non avrebbe voluto lasciarla mai, per chi deve ancora arrivare, per chi non se n'è mai andata la giovinezza, i suoi dolori, i suoi amori, i suoi rancori, non sono mai stati così veri.


Teatro Franco Parenti - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì ore 20.30, mercoledì ore 19.30, giovedì ore 21, venerdì ore 19.30, sabato ore 20.30
Biglietti: intero 40€ | 32€, under26/over60 18€, prevendita 1,50€
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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