NIP_not important person - Teatro Out Off (Milano)

Scritto da  Domenica, 21 Giugno 2015 

Una scatola bianca, una vetrina per manichini. Proto - post esseri umani in vetrina. Noi ridotti alla radiografia di noi stessi. Noi futuribili - archiviabili - video ricattabili. Voci off, sonorizzazioni e musiche originali costruiscono una drammaturgia sonora in contrappunto, differita, cortocircuito con l’azione. Verso una frantumazione del linguaggio. La parola distorta, ripetuta, fatta a pezzi e poi montata ci restituisce un senso altro del detto. Esplicita il non detto, mixando pensiero, parola, azione e omissione. Una missione linguistica votata alla ricerca dell’assurdo in quello che diciamo. La banalità che si fa spirito. "NIP_not important person", la compagnia Macelleria Ettore_Teatro al Kg in scena al Teatro Out Off di Milano, dal 16 al 21 giugno.

 

Compagnia Macelleria Ettore_Teatro al Kg presenta
NIP_NOT IMPORTANT PERSON
no vip just nip
con Paolo Pilosio, Stefano Detassis, Maura Pettorruso
testi di Carmen Giordano e Marco Simiele
musiche di Chiarastella Calconi
regia di Carmen Giordano

 

“Ognuno ha diritto al suo quarto d'ora di celebrità” è un celebre motto di Andy Warhol, fin troppo citato dagli araldi del trash, che in questo modo giustificano qualunque lerciume mediatico. Un bel giorno però salteranno fuori frammenti inediti del padre della Pop Art, e allora scopriremo che secondo lui “ognuno ha diritto alla notorietà, salvo non sia un perfetto imbecille, nel qual caso i riflettori gli verranno negati anche per mezza frazione di secondo”. In attesa che la filologia faccia il suo corso, apprezziamo e condividiamo lo spirito critico della Compagnia Macelleria Ettore_teatro al kg, che da un pezzo ha compreso quante ombre si celino dietro l'apparente nitore della società dell'immagine.

NIP_not important person, in scena dal 16 al 21 giugno all'Out Off, è uno spettacolo che può apparire crudele solo a chi non ha ben presente quanta crudeltà, e quanta inumanità, ci sia dentro l'individualismo ossessivo che contrassegna la nostra epoca. Ossessivo è la parola giusta, perché definisce una patologia la cui diagnosi è abbastanza chiara - perlomeno a chi ha ancora occhi per vedere - mentre sulla prognosi purtroppo non ci si può sbilanciare. Dipenderà dalla buona volontà del 'paziente' a migliorarsi, ma l'impressione è che i tempi di guarigione saranno lunghi, perché i pazienti non si considerano tali: la “selfizzazione”, la torsione dell'io su se stesso è vissuta come una virtù da coltivare, non come un vizio da estirpare. “Datemi una leva e vi solleverò il mondo”, diceva Archimede. “Datemi una webcam e sotterrerò il pianeta a forza di esibizionismo sterile” rispondono i bisnipoti del matematico di Siracusa, con meno ingegno e più faccia tosta.

Ma a tutti i mali, per fortuna, c'è rimedio. O con le buone o con le cattive una soluzione si trova sempre. NIP_not important person è terapia d'urto per una malattia - quella di cui soffre la nostra contemporaneità - in stadio avanzato. Lo spettacolo è urtante, a tratti addirittura insopportabile, perché quelle tre figure che ci passano davanti agli occhi per cinquanta minuti non sono protagoniste di un film di fantascienza, bensì di uno spaccato abbastanza realistico della vita di tutti i giorni. Poi sì, è vero che gli autori Carmen Giordano e Marco Simiele mostrano una spiccata attitudine per il parossismo e il granguignolesco, però le vicende assurde che si susseguono in questa pièce con ritmo incalzante non sono, purtroppo, così inverosimili: è la realtà in cui viviamo che è ai confini della realtà.

Ma cosa ci racconta questo spettacolo? Storie di ordinaria follia. Di quotidiana esasperazione. Tre spermatozoi scorrazzano sul palco. Sì, sono proprio spermatozoi, venuti via dal set di quel celebre film di Woody Allen. Personaggi in cerca d'autore, di un ovulo che li fecondi e li traghetti verso il mondo. Arrancano, annaspano, pestano i piedi: questi spermatozoi ci somigliano proprio. E ci somigliano perché, come noi, inseguono spasmodicamente un cono di luce, una ribalta per coccolare il proprio ego. Non dialogano tra di essi questi tre incappucciati, emanano piuttosto flatulenze sonore. Sono soli, soli come cani, e la solitudine nevrotizza. Il sesso, forza primigenia, in mano loro è una pratica onanistica lontana anni luce dal concetto di amore. L'amore è sensibilità, ma la sensibilità appartiene agli uomini, non a questa sottospecie di automi che lo stesso Asimov rinnegherebbe schifato, non ritenendola degna della sua letteratura.

Logorroici, si parlano addosso così tanto che più di una volta, nel corso dello spettacolo, finiscono col perdere pure il controllo degli sfinteri. Una situazione che crea imbarazzo tra gli umani, ma loro sono inumani, quindi non hanno il senso della vergogna.

La musica che gli gira intorno - composta dalla validissima Chiarastella Calconi - è sempre e soltanto una chanson egocentrique. E non ballano costoro, si dinoccolano come viene. Più che passi di danza, sembrano riflessi pavloviani.

Questo spettacolo è un esperimento riuscito. Richiede anche un bel grado di coraggio, ma è una dote di cui questi ragazzi non difettano. E non è la prima volta che la mettono in mostra. Alla domanda “chi ha paura di Virginia Woolf”, anni fa risposero “noi no”, e addirittura ebbero l'ardire di viaggiare dentro la testa di quella donna.

Gli interpreti di Nip - Maura Pettorruso, Paolo Pilosio e Stefano Detassis - si calano con professionalità impeccabile in ruoli niente affatto facili, perché oltre alla mimica che padroneggiano con mestiere, la difficoltà maggiore forse è non poter ricorrere alle voci “di dentro” - come un qualunque attore di una qualunque rappresentazione teatrale - bensì alle voci “di fuori”, provenienti da un altrove che non è il loro corpo.

La regista Carmen Giordano conferisce ritmo, e in un lavoro come Nip - chi lo ha visto lo sa - se non ci fosse un buon ritmo andrebbe tutto a ramengo. Ottimo il lavoro di Maria Paola Di Francesco, in grado di immettere nei costumi e nelle scenografie l'incubo dell'asetticità. Ha assorbito come una spugna la weltanschauung degli autori del testo e l'ha fatta propria. Il risultato, qualitativamente alto, è sotto gli occhi di tutti.

Uno spettacolo che prende di mira, ferocemente, la società dell'immagine non potrebbe mai privarsi di un corredo di video, luci e audio che assecondino la 'ferocia' di chi lo ha ideato. Chapeau a Katia Bernardi e Alice Colla per il contributo fondamentale che apportano alla riuscita del tutto.

Nip è senz'altro un lavoro originale, ma non è del tutto vero quel che afferma la collega Maddalena Giovannelli di stratagemmi.it, ovvero che “Macelleria Ettore propone un linguaggio di cui, finalmente, non si riconosce la paternità né l'imprinting”. Di padri ne hanno più d'uno: Pasolini, la Scuola di Francoforte, Orwell, Philip Dick e molti altri ancora. Che poi, liberi e selvaggi come sono, si impegnino freudianamente a uccidere il padre, questo è un altro discorso. Impreciso anche il termine divertissement, utilizzato da Anita Maria Jordan di puntoelineamagazine.it. Il divertissement è una distrazione, una parentesi di non pensiero per trovare ristoro dai travagli della vita, mentre questo spettacolo nasce, appositamente, per indurre a una seria riflessione gli spettatori.

I “macellai” della Compagnia dimostrano di saper maneggiare con perizia la mannaia. Sbudellando i manichini in scena, mostrano al gentile pubblico in sala la totale assenza di anima sotto le loro carni. Roba alla Dario Argento. Ma anche roba alla Ettore. Chiunque egli sia.

 

Teatro Out Off - via Mac Mahon 16, 20155 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/34532140, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: intero 18 €, ridotto under 25 12,00 €, ridotto over 65 9,00 €

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrooutoff.it

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