Never Never Neverland - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 06 Giugno 2012 
Never Never Neverland

Dal 5 al 10 giugno. L'Isola che non c'è secondo i quattro attori in scena del teatro delle Moire: un mix di abiti saltati fuori da cantine, solai e vecchi bauli, teatro di un rituale di vestizioni e svestizioni, travestimenti giocosi e ossessivi. Infinite metamorfosi come segno di un ambiguo desiderio di ritorno all'infanzia e di un'affannosa ricerca d'identità.

 

 

Produzione Teatro delle Moire con il contributo di Progetto Être/Fondazione Cariplo, Comune di Milano – Cultura, NEXT Laboratorio delle idee per Oltre il palcoscenico presentano

NEVER NEVER NEVERLAND

drammaturgia Renato Gabrielli

concept e regia Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani

creazione e interpretazione Alessandra De Santis, Giorgia Maretta, Attilio Nicoli Cristiani, Emanuele Sonzini

assistenza al progetto Beatrice Sarosiek

luci Antonio Zappalà

 

Never Never Neverland. O, verrebbe da dire, Never Never e basta. Un’idea interessante, un viaggio scalzi sopra un pavimento fatto di stracci, scarpe, vestiti da indossare per reinventarsi o per non rimanere nudi. Un volo verso l’Isola che non c’è ma senza Peter Pan e senza troppa fantasia, purtroppo. Un volo che non decolla mai.

Molte le cadute e le imperfezioni sulla scena per una drammaturgia che affronta un tema che, se pur visto e rivisto, alla fine potrebbe coinvolgere ancora: la società contemporanea. Con tutti i suoi vizi e i suoi difetti. Bisognerebbe però esporla con originalità e con un ritmo incalzante. Con qualcosa che susciti la voglia di fuggire, la ricerca di una identità, che sia in sincronia con i giorni così pieni di mass media e influenze varie che soffocano tanto.

In questo caso la sincronia non c’era affatto e la stessa non c’era tra il labiale degli attori muti e le voci di quelli parlanti che rappresentavano i movimenti delle loro bocche. C’era, con molta lentezza, un vortice confusionario di cose distanti dalle lagune oniriche di J.M.Barrie, dalle sue sirene, dalle sue avventure. A fatica, proprio come si cammina tra quei vestiti tutti lì per terra, si mette in un frullatore il linguaggio, il gesto, l’immagine, il suono che rimanda vagamente alla realtà di cui si vuole fare critica. Quella strapiena di Wannabe che incontri dappertutto, alla televisione o in metropolitana, quel prototipo di individuo con una etichetta che per essere qualcuno deve per forza affibbiarsi qualcosa di altro. Qualcosa che non gli appartiene. Non sei nessuno se non sei bionda e maggiorata, non sei nessuno se non sei famoso (carino, in questo caso, il riferimento ‘estetico’ al re del pop Michael Jackson), non sei nessuno se non sei qualcun altro e così via.

Sarebbe tutto stimolante, anche a teatro, ma la cosa più curiosa è anche il dispiacere più grande: un vero peccato che una critica verso la difficile ricerca d’identità sia rappresentata senza identità alcuna.

Ci sono musiche, segni o costumi della pop culture assieme ad atmosfere retrò che parlano francese oppure queer o quasi nevrotiche durante i monologhi al microfono. Non ricorda un minimo ricci/forte e l’espressione artistica dei due enfants terrible? Ci sono tatuaggi e piercing degli attori ben in vista, bellissimi da osservare ma che, fuori da ogni logica bacchettona, effettivamente sono un po’ troppo. Ci sono scene di nudo e accenni al sesso o alla ricerca dell’amore, etero-omo sessuale (ancora), non si capisce, ci sono cose di cui, insomma, niente di nuovo. C’è una bottiglietta d’acqua sullo fondo con cui l’attrice, a scena aperta, si disseta prima di cominciare il soliloquio. Come se non fosse la prima, ma una semplice prova.

Never Never Neverland non ha condimento, non ha sequenza logica, non attira lo spettatore. Lo lascia disorientato ma non secondo una drammaturgia voluta, bensì per il fatto che forse non ha un’adeguata preparazione registica alle spalle. Sembra un’Isola che non c’è messa lì, in cinque minuti. Questo fa male se si pensa alla dote degli attori, in particolare del tatuato e talentuoso Emanuele Sonzini. Ma sarà per il prossimo viaggio.

 

Teatro Elfo Puccini (sala Bausch) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano

Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì alla domenica ore 21

Biglietti: posto unico euro 15

Durata: 60’ senza intervallo

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini

Sul web: www.elfo.org

 

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