Nerone, duemila anni di calunnie - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Martedì, 26 Gennaio 2016 

“Nerone, duemila anni di calunnie” è il titolo dello spettacolo interpretato e scritto da Edoardo Sylos Labini con Angelo Crespi. Dopo il successo ottenuto con la pièce dedicata a Gabriele d’Annunzio, l’attore torna in scena interpretando l’imperatore «incendiario» Nerone. Lo spettacolo, nato da un’idea di Pietrangelo Buttafuoco, è liberamente tratto dal saggio di Massimo Fini “Nerone - Duemila anni di calunnie” e rimarrà in scena al Teatro Quirino dal 19 al 31 gennaio.

 

RG Produzioni presenta
Edoardo Sylos Labini in
NERONE, DUEMILA ANNI DI CALUNNIE
uno spettacolo di Edoardo Sylos Labini
liberamente tratto dall’omonimo saggio di Massimo Fini
drammaturgia Angelo Crespi
e con Sebastiano Tringali, Dajana Roncione, Giancarlo Condè, Gualtiero Scola, Paul Vallery
e con la partecipazione di Fiorella Rubino
e con gli attori della Fonderia delle Arti
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Pietro Sperduti
musiche originali Paul Vallery

Personaggi e interpreti:
Nerone Edoardo Sylos Labini
Seneca Sebastiano Tringali
Poppea Dajana Roncione
Fenio Rufo Giancarlo Condè
Otone Gualtiero Scola
Agrippina Fiorella Rubino
DJ e mimo Paul Vallery
Corte Fonderia delle Arti

 

Un’atmosfera barocca e ridondante di fasti e corruzione, un’aria sinistra che ci riporta all’attualità di Roma tra invidie, facili costumi e intrighi di palazzo. Una resa fastosa mai ridondante, un ritmo vivace che trascina lo spettatore dalla parte di Nerone, vittima del potere e del delirio di onnipotenza. Convincente l’interpretazione di Nerone e bello il testo, denso e armonico con una regia che si muove su due piani, in stile tragedia greca con il coro che restituisce la voce del popolo e anche dell’inconscio.

Un classico originale, non una semplice rivisitazione. In questo caso classico non è il testo, anche se cita l’epica, la poesia e la filosofia greco-romana, quanto il personaggio, uno dei più rappresentati e parodiati della storia: “Nerone, duemila anni di calunnie” come recita il titolo dello spettacolo interpretato e scritto da Edoardo Sylos Labini con la drammaturgia di Angelo Crespi. «Nessun personaggio storico ha mai goduto di così cattiva stampa come Nerone. Alcuni autori cristiani ritennero che fosse addirittura l’Anticristo, come la voce narrante - alias il coro - ripete alla stregua di un leit motiv. In realtà è certo che questo imperatore suonatore di cetra, cantante, poeta, attore, scrittore, curioso di scienza e di tecnica, fu un unicum nella storia dell’Impero Romano. Le élite economiche e intellettuali del tempo non lo capirono, oppure lo capirono fin troppo bene e per questo lo osteggiarono ferocemente costringendolo, alla fine, al suicidio». (Massimo Fini, Nerone - Duemila anni di calunnie).

In effetti il testo rovescia gradualmente il Nerone stereotipato dalla storia che ci è stata raccontata, delirante, l’uomo che voleva essere un dio, perso nelle mani tentacolari della lascivia. Nerone in scena è invece una vittima dello zio Caligola che mandò in esilio una madre strega, Agrippina, costringendo il piccolo Nerone a un’infanzia modesta. Nato in una Roma senza scrupoli è oggetto di un amore morboso e incestuoso da parte della madre che è disposta a qualsiasi atto osceno pur di metterlo sul trono di Roma, non per amore del figlio ma per ambizione sfrenata. Agrippina non vuole infatti essere l’imperatrice in quanto moglie dell’imperatore: troppo poco, per la sua brama, essere una figurante nelle occasioni pubbliche e nei cortei di lacchè. Agrippina vuole decidere e comandare su Roma, così trama per essere la madre dell’imperatore, infilandosi nel suo letto per ricattarlo.

Fuori da casa c’è il Senato che adula e strangola l’imperatore, congiurando contro di lui, a cominciare dal filosofo stoico Seneca che si è sempre dedicato alla sua educazione e che, secondo quanto emerge in questa riscrittura, è ben lontano dalla statura morale con la quale lo conosciamo. Finge di educare Nerone, di consigliarlo, ma vive alle sue spalle, accumulando - a dispetto delle dichiarazioni d’intenti - grandi ricchezze ed essendo il primo a tradire il proprio signore, organizzando addirittura la congiura. Nerone è una vittima, come un bambino capriccioso che alla fine è messo nell’angolo. L’unica sincera - così pare - che cerca di consigliarlo e di metterlo in guardia è Poppea, sua moglie che muore stremata, incinta dell’unico erede. Ma Nerone non vuole e non sa ascoltarla.

Lo spettacolo è una riflessione sull’uomo di potere e la sua solitudine, sul fatto che si impiega tutta la vita per imparare a vivere e che una vita non basta per imparare a morire. Nerone vive la morte come un artista l’uscita di scena, un’emarginazione dopo un trionfo mai arrivato pienamente. E in un mondo di trame e orditi sordidi la poesia è per l’imperatore l’unica cosa pura. Megalomane, sogna di partecipare ai Giochi Olimpici indetti in suo onore, di poter lasciar finalmente libera la Grecia, di unire Oriente e Occidente con l’istmo di Corinto, di costruire la Domus aurea, di far felice il popolo, abolendo le tasse indirette. Nella sua ingenuità è generoso, è dalla parte del popolo e intuisce banalmente che nulla vale al consenso come alimentare bene la città.

Sullo sfondo di una Roma bruciata da un incendio, di cui Nerone sarà ingiustamente accusato di essere il mandante, lo spettacolo tenta di svelare chi fosse davvero questo controverso imperatore, rispondendo ad alcuni quesiti ancora oggi irrisolti, e facendo dire allo spettatore “niente è cambiato a Roma”, tra festini, compravendite di senatori, manie di grandezza, finte elargizioni, giochi di palazzo, ambizioni culturali senza talento. Una scenografia suggestiva, barocca, quasi un teatro nel teatro, in uno stile Dolce&Gabbana, con costumi sontuosi quanto azzeccati, tra un mimo dj un po’ stralunato e ironico, un contorno di “signore e signorine” tutte lustrini e forme provocanti e stuoli di senatori in grigio che appaiono tutti d’un pezzo ma covano vendette e derive. Il fondale nero, plumbeo, diventa rosso come l’incendio, in un gioco di luci colorate e ammiccanti. I costumi contemporanei, che però rappresentano anche dei classici come l’ampia vestaglia di seta ricamata di Nerone che è quasi un simbolo di potere, ricchezza e lascivia che attraversa i secoli, rafforzano l’atmosfera ambigua, l’annuncio di una festa che si tramuta in tragedia, dove vittime e carnefici sono in fondo due volti di una stessa medaglia.

Convincono il testo e la resa della regia, con un’interpretazione potente e ironica che si sa difendere da qualsiasi tentazione macchiettistica, dalla volgarità e dai luoghi comuni su Roma in generale in cui, ieri come oggi, è facile che cadano coloro che la raccontano e la ripropongono. Molto valido l’inserimento come una colonna sonora di un refrain che racconta cosa il popolo e soprattutto l’aristocrazia di Roma pensano del loro Imperatore e cosa la storia ci ha tramandato.

Uno spettacolo dal buon ritmo, che si apre come una quinta teatrale: una sorta di spettacolo nello spettacolo, come a dire che Nerone è giocato dalla vita e le sue relazioni umane non sono autentiche ma sono quelle con figuranti di una commedia tragica. L’unico modo per ritrovare se stesso è appunto uscire di scena, dalla vita pubblica - il teatro e il senato - e da quella privata: in una parola dalla vita stessa perché il potere rende solo apparentemente liberi.


Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 21 e mercoledì 27 gennaio ore 17, sabato 30 gennaio ore 17 e ore 21
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Biglietti: martedì - mercoledì - giovedì - venerdì - sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera - domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata: 2 ore più intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio stampa Teatro Quirino; Silvia Signorelli, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.teatroquirino.it

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