Nerone, duemila anni di calunnie - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Domenica, 12 Ottobre 2014 

Il Teatro Manzoni ha aperto la stagione con uno spettacolo dall’architettura scenica e visiva di grande impatto: "Nerone, duemila anni di calunnie", in scena dal 2 al 19 ottobre. Liberamente tratto dal saggio di Massimo Fini, da cui prende il titolo, è scritto da Edoardo Sylos Labini, che in scena è Nerone, e dal giornalista Angelo Crespi. La musica, come spesso accade negli spettacoli di Sylos Labini, è personaggio essenziale, quasi corporeo, vista la consolle presente sul palco ed il “mimo-DJ” Paul Vallery.

  

RG produzioni presenta
NERONE
DUEMILA ANNI DI CALUNNIE
uno spettacolo di Edoardo Sylos Labini
liberamente tratto dall’ omonimo saggio di Massimo Fini
drammaturgia Angelo Crespi
regista assistente Paolo Merlini
con Sebastiano Tringali, Dajana Roncione, Giancarlo Condè, Gualtiero Scola, Paul Vallery e con gli allievi attori della ADIacademy
e con la partecipazione di Fiorella Rubino
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Pietro Sperduti
musiche originali Paul Vallery

La storia è disumana, anche se qualche sciocco cerca di darle un senso, scriveva Montale. Forse perché la fanno i vincitori e loro stessi la scrivono. E così, per esempio, lei ci racconta che “Nerone ha bruciato Roma, ha ucciso la madre, la moglie, il fratellastro. Nerone è l’anticristo”.

Il coro lo ripete, con voce via via più incalzante, mentre la sagoma dell’imperatore si contorce sul triclinio (divano) posto al centro del palco, dove è stata ricostruita, attualizzandola, la Domus Aurea. I suoi sonni sono abitati da incubi: la madre Agrippina, da lui fatta uccidere, torna a volte minacciosa a volte lasciva a disturbare il suo sonno. Ma chi era veramente Nerone? Un pazzo, un poeta, un megalomane ,un assassino? O un pacificatore, un letterato, un politico troppo avanti, che voleva portare la cultura greca a Roma e passare dall’impero ad una monarchia assoluta, limitando cosi i poteri del Senato? Sylos Labini, ci invita a scoprire un altro volto di questo scomodo personaggio, con uno spettacolo prodotto senza sussidi statali ma solo con sponsor privati.

Ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, Lucius Domitius Ahenobarbus è l’unico figlio di Cneius Domitius Ahenobarbus, console appartenente ad un importante casato romano e della famigerata Agrippina, sorella ambiziosa oltre il limite umano, dell’imperatore Caligola. Avendo partecipato quest'ultima alla congiura contro il fratello, è da lui esiliata. Alla morte del fratello rientra però a Roma, sposa l’imperatore Claudio e riesce a fargli adottare il figlio, che diventerà imperatore, dopo aver fatto assassinare il figlio naturale di Claudio, Britannico. Nerone cresce quindi come uno strumento nelle mani della madre.

Lo spettacolo si svolge su due piani non cronologicamente paralleli: gli incubi di Nerone e la vita di Roma che dalla prima scena appare incendiata, quasi che quel fuoco fisico corrisponda a quello metaforico del potere, che tutto brucia, tutto distrugge. Grappoli scuri di tendoni, come minacciosi nuvoloni, calano lentamente con un che di soffocante, di animalesco sul palco, come una piovra tentacolare, per dividere la dimensione onirica da quella quotidiana. Attorno a Nerone, amante dell’arte e del teatro, lui stesso artista, l’ambizione divorante di altri personaggi: la corte corrotta, con i senatori, interessati unicamente ai loro interessi economici; le sue donne, Poppea, prima amante e poi moglie e la madre, pronta anche all’incesto pur di non lasciare spazio alla giovane e bella rivale; Seneca, il precettore che attraverso la lente di Sylos Labini diventa il simbolo del moralismo di facciata, dietro cui si celano ambizioni da grande inquisitore; l’amico di bagordi Ottone nel cui cuore cresce la rabbia per essersi visto sottratto la bella Poppea. Tutto è intrigo, interesse, cupidigia. Non c’è spazio per l’arte, la poesia, la danza che Nerone voleva portare dalla Grecia a Roma. Il popolo, per il quale Nerone voleva un nuovo sistema fiscale e culturale, appare un che di amorfo e passivo, pronto ad applaudire ora l’uno ora l’altro.

Spettacolo dal forte impatto visivo e scenico. Un’allegoria del potere che, pur con connotazioni temporali, funge da passepartout attraverso le epoche, compresa l’attuale. L’allestimento e i costumi, che rimandano ad oggi, sono di Marta Crisolini Malatesta, il disegno luci è curato da Pietro Sperduti. In scena ad interpretare la corte, giovani allievi di Adiacademy, l’Accademia professionale d’Arte drammatica di Monza.

È prevista una Tournée Teatrale:
20 novembre 2014 Monza, Teatro Manzoni ; 21-22 novembre 2014 Busto Arsizio, Teatro Sociale; 25 al 27 novembre 2014 Pavia, Teatro Fraschini; 28 novembre 2014 Como, Teatro Sociale; 29 novembre 2014 Mantova, Teatro Ariston; 30 novembre 2014 Bardonecchia; 3 al 5 dicembre 2014 Firenze, Teatro Goldoni; 9-10 dicembre 2014 Reggio Calabria, Teatro Cilea; 11 dicembre 2014 Catanzaro, Teatro Politeama.

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietto poltronissima € 32,00; poltrona: feriali € 21,00 - Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

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