Nella tempesta - Teatro Valle Occupato (Roma)

Scritto da  Lunedì, 07 Aprile 2014 

La compagnia riminese dei Motus ha debuttato con questo spettacolo il 24 maggio 2013 al Place des Arts-Cinequième Salle di Montrèal; a distanza di quasi un anno lo presenta ora, per la prima volta, a Roma sul palcoscenico del Teatro Valle Occupato. Partendo dallo spunto drammaturgico del testo shakespeariano, i Motus arrivano a porre sotto osservazione fenomeni attuali, questioni odierne, come le crisi nordafricane e gli esodi di quelle popolazioni costrette a partire dalle loro terre, attraversare il Mediterraneo e arrivare dopo tempeste interiori e climatiche in luoghi dove poter far rinascere un briciolo di speranza.

  

 

 

 

Motus presenta
NELLA TEMPESTA
2011 > 2068 Animale Politico Project
sottotitoli in francese e in inglese
uno spettacolo di Enrico Casagrande + Daniela Nicolò
con Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese, Paola Stella Minni
drammaturgia Daniela Nicolò | assistente alla regia e traduzioni Nerina Cocchi
direzione tecnica e suono Andrea Gallo | moving-head design Alessio Spirli
riprese e montaggio video Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
organizzazione e produzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari
promozione e ufficio stampa Sandra Angelini
promozione e diffusione all’estero Lisa Gilardino

 

 

Il teatro, con i Motus, riacquisisce la sua funzione primordiale di messa in evidenza di istanze politiche e culturali. Il testo non è che un pretesto per le riflessioni di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, i quali sembrano essere intenzionati a sottolineare alcune istanze centrali del loro interrogarsi: la questione del potere e quella del rapporto fra generazioni. Nell’attuare questo processo di analisi storico-sociale, anche il teatro è messo alla berlina. Si attua cioè un meccanismo meta-teatrale che ripudia il teatro di prosa, della semplice parola e anzi, della semplice e sterile rilettura di un testo.


I ragazzi, Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese e Paola Stella Minni, si mostreranno più volte nell’atto di “provare” lo spettacolo e così facendo saranno ripetuti interrogativi sulla funzionalità del teatro; uniranno al testo citazioni da altre fonti letterarie: innanzitutto la rilettura in chiave post-coloniale del testo shakespeariano di Aimé Césaire, Une Tempête, poi viene tirata in ballo la science fiction con Brave new world di Aldous Huxley e infine Les Sentiers de l’Utopie di Isabelle Fremeaux e John Jordan; porranno a sé stessi domande sul significato ed il valore di una tempesta, sulle proprie tempeste interiori, innescando così delle relazioni anche con il materiale audio raccolto intervistando Judith Malina - esponente del Living Theatre, la quale invita ad andare incontro alle tempeste, a crearle e a non averne paura -, con altre interviste raccolte in giro nei viaggi o dagli immigrati di Lampedusa e i racconti delle loro traversate; il tutto unendo anche elementi tratti da vari workshop tenuti in passato ed in particolare proprio da quello fatto partire al Teatro Valle Occupato. Si finisce poi ad un approdo drammaturgico con una delle attrici che esce dal teatro, proiettando sullo schermo l’immagine di lei che abbandona l’edificio ripresa da una telecamera di videosorveglianza, per passare poi ad un video girato in un recinto circoscritto di un CIE o al Palazzo Salaam di Roma, dove si trovano i richiedenti asilo politico.


Vengono dunque poste in essere dinamiche di dialogo che contrappongono un atteggiamento chiuso ad uno aperto, volto ad instaurare un rapporto con le istituzioni, ma anche e soprattutto in primis con il pubblico. Questo, infatti, viene tirato in ballo, non già dall’entrata in teatro, ma ancora prima. Gli spettatori sono infatti invitati a portare con sé una coperta da lasciare poi al termine dello spettacolo. L’intera scenografia è infatti basata sull’utilizzo di queste coperte, unico materiale scenico, che serviranno a rappresentare prima delle onde, poi uno scoglio, poi un palazzo, poi ancora un rifugio. L’insieme di tutte le coperte sarà poi devoluto ad associazioni locali, di ogni città in cui viene proposto lo spettacolo, impegnate nel ricovero dei rifugiati. Questo oggetto diviene dunque un transfert capace di mettere in relazione tre entità: teatro e chi lo fa, teatro e chi lo riceve (dunque il pubblico) e istituzioni terze. In questo modo si crea una dinamica comunitaria in cui si è partecipi tutti di un processo socio-culturale.


Unico altro elemento scenico, un faro a testa mobile, con cui una delle attrici entrerà costantemente in contatto. Una delle domande rivoltagli più volte è: who is the master? Il potere è la luce che si muove inseguendo l’attrice o l’attrice che muovendosi la fa muovere? Un interrogativo dunque che spinge ancora a riflettere sul potenziale individuale di ogni persona; dove il potere delle istituzioni superiori può essere smosso semplicemente cominciando a muoversi e a far muovere di contro ciò contro cui si vuole combattere. Una nuvola, un’onda, che muovendosi generano una tempesta.


Stare Nella tempesta vuol dire dunque far parte di un una struttura macro-sociale, come individui, e di una micro-personale, come individualità; e se secondo l’analisi dei Motus “ciò che rimane dopo una tempesta è una coperta”, questa è anche il tramite grazie a cui attraverso la propria individualità personale si riesce ad essere individui, animali sociali grazie al loro spettacolo.

 

 

Teatro Valle Occupato - via del Teatro Valle 21, 00186 Roma
Orario spettacoli: 3, 4 e 5 aprile, ore 21.00

 

Articolo di: Olimpia Sales
Grazie a: Ufficio stampa Cristina Brizzi
Sul web: www.teatrovalleoccupato.it

 

 

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