Nella giungla delle città - Teatro Sala Uno (Roma)

Scritto da  Domenica, 30 Aprile 2017 

Ha debuttato in prima assoluta al Teatro Sala Uno dal 25 al 30 aprile “Nella giungla delle città”, opera giovanile di Bertolt Brecht rivisitata dalla compagnia Cavalierimascherati, da anni impegnata nello studio dell'autore tedesco; in questo nuovo allestimento il regista Alessandro De Feo porta in scena le vicende e i conflitti sociali e generazionali di una città contemporanea, tra possibilità di riscatto, speranze di cambiamento e nuove opportunità.

 

Cavalierimascherati e SalaUno teatro presentano
NELLA GIUNGLA DELLE CITTÀ
im dickicht der staedte
di Bertolt Brecht
regia Alessandro De Feo
con Caterina Casini, Chiara Condrò, Eugenio Banella, Guido Goitre, Irene Vannelli, Lorenzo Garufo, Luisa Belviso, Marco Usai, Maurizio Greco, Stefano Flamia
musiche eseguite dal vivo dal maestro Valerio Mele
luci Francesco Bàrbera

 

Nella giungla delle città, terzo testo scritto da un Brecht giovanissimo (23 anni), è universalmente noto per le difficoltà che pone nella messa in scena. Pur trattandosi di una storia, infatti, il conflitto non si svolge tanto sul piano fisico, quanto su quello metafisico, e gli espedienti di plot usati dall'autore, lungi dall'essere lineari, si contorcono su se stessi fino a rasentare una famigerata impenetrabilità. Brecht stesso, però, in un testo introduttivo, avvisava il lettore e lo spettatore: "Assistete all'inspiegabile lotta di due uomini e alla rovina di una famiglia, che dalle savane è venuta nella giungla della metropoli. Non tormentatevi il cervello per scoprire i motivi di questa lotta, ma interessatevi alle poste umane in gioco, giudicate imparzialmente lo stile agonistico dei due avversari e concentrate la vostra attenzione sul finale".

Shlink, mercante di legname, individua in Garga, umile dipendente di una biblioteca circolante, un degno avversario per una lotta che intende portare avanti. Lo sfida perciò offrendosi di comprare la sua opinione su un libro, manifestando chiaramente la sua indifferenza tanto per l'opinione quanto per il libro: ciò che gli importa è "comprare" Garga. Come probabilmente si aspettava Shlink, anche a costo di perdere il lavoro e pure quei pochi abiti che ha, Garga (a differenza del suo capo) non si vende: per lui la libertà vale sopra ogni cosa. Dopo qualche tempo Garga torna da Shlink, pronto a rifarsi, ma questi lo sorprende cedendogli la sua azienda e la sua casa, che Garga nel tempo rispettivamente rovinerà e cederà, privando Shlink di qualsiasi possibilità di recupero. Sorprendendo ulteriormente il proprio avversario, Shlink si dichiara a sua completa disposizione e va ad abitare in affitto nella topaia dei genitori di Garga, prendendosene cura al posto del figlio (che sparisce, in preda a tormenti tutti interiori), pagando le spese e anzi acquistando nuovo mobilio. La lotta procede per colpi di scena simili e arriva a coinvolgere anche la fidanzata, la sorella e la famiglia di Garga. Soltanto alla fine, in un dialogo rivelatore tra i due contendenti, si intuisce quale possa essere il motivo di questo scontro. Sin da piccolo Shlink aveva imparato a proprie spese, sulle rive dello Yangtze, cosa significhi il predominio sugli altri e l'insensibilità che esso causa tanto sulla vittima quanto sul carnefice. S'intuisce che la sua vita non è stata altro che una lotta per risalire la catena alimentare. Giunto a quello che poteva considerare un apice, ma giuntoci solo, ha scelto quello che considerava un avversario formidabile in un estremo tentativo di (ri)stabilire un contatto umano. Avendo la pelle inspessita dalle durezze della vita, la lotta rappresenta per lui l'unica via per questo contatto (non a caso rifiuta più volte i genuini sentimenti di Marie, la sorella di Garga), per il quale è disposto a perdere tutto (come di fatto avviene). E tuttavia gli va male, poiché Garga, dopo aver anche lui perso tutto (fidanzata, famiglia, ricchezze), lo abbandona. Lo scontro, anziché giungere a una deflagrazione, si dissipa, irrisolto, nell'aria.

Nel testo è possibile individuare diverse direttrici. Anzitutto, la teoria della lotta e della sopraffazione: le vittime (Shlink, poi Garga) si trasformano inevitabilmente in carnefici. Shlink, che cogliamo alla fine del suo percorso, cerca, sconvolgendo la vita di Garga, di ottenere quel calore (anche se sotto forma d'odio) che da lungo tempo gli mancava; Garga, che cogliamo invece all'inizio della sua parabola, in nome della sua libertà sacrifica qualsiasi cosa (anche la sua stessa libertà, paradossalmente: sconterà tre anni di prigione) e chiunque gli stia intorno e alla fine sceglie di trasferirsi non a Tahiti, che tanto vagheggiava all'inizio, ma a New York, dove troverà pane per i suoi denti di lottatore. Assaggiato il sangue, ne vuole ancora.

Altra direttrice è quella che si rifà al mito del buon selvaggio e della sua corruzione nell'ambiente cittadino, che tutto stritola e corrode e tutto prostituisce. Nello stesso plot c'è un continuo rivolgimento di stati: le aziende passano di mano, i posti di lavoro vengono persi da un momento all'altro, sicurezze non ce ne sono... nulla rimane uguale e non c'è mai soddisfazione per nessuno. La famiglia di Garga, originaria delle praterie, cede alle lusinghe materiali di Shlink, mentre Marie (la sorella del protagonista) se ne innamora senza essere ricambiata. Lo stesso Garga, che appare inizialmente irreprensibile, è in realtà corroso dalla città: non ha mai tempo per la fidanzata, che di fatto perde nella primissima scena, quando si rivela che per questo motivo lei è andata a letto con uno degli scagnozzi di Shlink (il loro successivo matrimonio sarà privo di significato e anche lei verrà abbandonata da Garga). Marie e Jane (la fidanzata, appunto), finiranno per prostituirsi materialmente, pur di sopravvivere, ed unirsi in matrimoni d'interesse. Lungo questo asse si svolge la lotta, maldestra, di Garga per affermare la propria libertà. Oggi diremmo che Garga combatte l'1%, l'establishment. Probabilmente al tempo di Brecht la sua lotta andava intesa più in senso esistenziale, come affermazione della propria incondizionabilità dinanzi alle circostanze esterne. Del resto Brecht non aveva ancora conosciuto le teorie marxiste. A più riprese egli stesso nel testo definisce la lotta tra i due protagonisti "metafisica". E tuttavia qualcosa della lotta di classe, in nuce, c'è: il primo atto di sfida di Shlink nei confronti di Garga è il suo tentativo di comprare la sua opinione; il secondo, trasformarlo in capitalista cedendogli l'azienda. In ogni caso l'intera opera di Brecht è percorsa dal senso della vita come lotta; è come se qui il bersaglio non fosse ancora messo bene a fuoco, come lo stesso autore ammise in seguito. In tale direzione vanno anche i numerosi accenni alla razza e al colore della pelle (si parla di bianchi, neri, gialli).

Come si può forse comprendere, questo marasma - espresso tra l'altro in forma frammentaria (al tempo Brecht collaborava con Karl Valentin) e con battute che trovano ben poco sostegno nella psicologia comunemente intesa, assomigliando più a degli slogan esistenziali - è estremamente difficile da mettere in scena in modo convincente. La sfida è, in partenza, quasi senza speranza. I Cavalierimascherati, guidati da De Feo, ci provano coraggiosamente puntando su alcuni tagli, sull'agilità delle scenografie e di certe soluzioni sceniche brechtiane (che storicamente furono adottate in modo sistematico da Brecht solo successivamente), come a voler realizzare "ante litteram" il famoso effetto di straniamento. Da questo punto di vista, l'intento sembra riuscire solo in parte. Alcune interpretazioni (Garga) sembrano andare in quella direzione, infischiandosene di archi e psicologismi, altre (Marie) sembrano invece andare nella direzione contraria - incertezze alle quali fa però da contraltare la restituzione della sensazione di una Chicago fredda, in cui i rapporti personali contano meno di un cocktail, in cui è facile perdersi per disperazione o perché la vita, con o senza avversari, appare una lotta senza significato.


Teatro Sala Uno - Piazza di Porta San Giovanni 10, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/86606211, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 12 € intero, 8€ ridotto (+2 euro di tessera associativa)
Durata spettacolo: 100 minuti con intervallo

Articolo di: Pietro Dattola
Foto di: Chiara Anselmi
Grazie a: Ufficio stampa Eleonora Turco
Sul web: www.salaunoteatro.com

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