Nella Cattedrale - Teatro Spazio Uno (Roma)

Scritto da  Martedì, 15 Aprile 2014 

Dal 9 al 19 aprile “Nella Cattedrale”, adattamento originale di Riccardo de Torrebruna del racconto dello statunitense Raymond Carver, in scena al Teatro Spazio Uno. Indagine sul tema della vista e della cecità come emblema del diverso e dell’estraneo, in due atti carichi di tensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La “Compagnia Trousse” e il “Teatro Spazio Uno” presentano
NELLA CATTEDRALE
(un omaggio a Raymond Carver e Tess Gallagher)
due atti di Riccardo de Torrebruna, da “Cattedrale” di Raymond Carver
interpretato e diretto da Riccardo de Torrebruna
assistente alla regia Chiara Frigo
con Emilio Dino Conti, Valentina Chico, Riccardo de Torrebruna
elaborazione musiche Flavio Vezzosi

 

 

“Nella cattedrale” è un dramma in due atti e tre protagonisti: un uomo, una donna, un cieco. Siamo in un salotto di casa nella metà del secolo scorso. Sin dall’inizio l’atmosfera è carica di tensione: Wes rimugina sulla sua vita per abbandonarsi annoiato alla monotonia dei giorni, mentre il mangianastri diffonde la musica distante di vecchie cassette. L’attesa rassegnata sembra presagire un evento ineluttabile. La donna è nervosa e anche lei vorrebbe che fosse già tutto finito. Chi stanno aspettando con febbrile attesa? Cosa accadrà a quei personaggi isolati che emergono nella penombra, il cui silenzio viene rotto da parole gettate come sassi in uno stagno nero?

 

La coppia attende l’arrivo di un vecchio conoscente della donna, Robert. Ma a causare il vero disagio non sarà tanto la presenza di un estraneo, quanto la sua peculiarità: Robert è cieco. Dal momento del suo ingresso traballante e insicuro si dipana il tema della vista nel suo duplice significato, concreto e astratto, contrapposto alla cecità.

 

Durante la cena, preparata con cura dalla donna, si apre il divario tra la cecità fisica di Robert e quella mentale di Wes, fatta di chiusure e pregiudizi, evidenziata ancor di più dall’indole aperta e curiosa del vecchio in stridente contrasto con la chiusura dell’uomo. Al termine della serata, quando la donna andrà a dormire, i due uomini resteranno soli nel salotto: la convivenza si preannuncia forzata, monotona, a tratti imbarazzata; il vecchio cieco percepisce lo stato d’animo e la tensione presente: la sua sensibilità lo porta persino a comprendere tanto la gelosia di Wes nei suoi confronti, quanto il fastidio per il “monopolio” che il vecchio e la donna hanno esercitato sulla serata. Nonostante il tentativo di Robert di avviare una conversazione, forse non troppo serena, fatta di mezze parole e allusioni (“Vorrei parlare con te di alcune cose. Sai quali?” “Credo di sì”), Wes accende automaticamente la televisione per riempire il silenzio. È a questo punto che il titolo del dramma viene allo scoperto: viene trasmesso un documentario sulle cattedrali; sarà questo il pretesto per stabilire un legame tra i due.

 

Come si può descrivere una cattedrale a un cieco? La richiesta del vecchio sembra spiazzare Wes. La forbice si apre in un climax che culminerà in un punto di contatto: un momento di luce interiore in cui Wes, guidato dalla voce incoraggiante del vecchio, riuscirà ad aprirsi e superare i pregiudizi solo chiudendo gli occhi e ponendosi lui stesso nei panni del cieco, in un’esperienza che coinvolgerà entrambi.

 

“Nella cattedrale” è l’adattamento teatrale, realizzato dal regista Riccardo de Torrebruna, del racconto “Cattedrale” scritto dallo statunitense Raymond Carver, da alcuni definito minimalista, etichetta da lui rifiutata. La sua scrittura è improntata alla chiarezza: Carver perseguì la ricerca della semplicità attraverso un labor limae di esclusione del superfluo e del non necessario. Come scrisse lui stesso: “È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Ma non c'è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione". Ma perché proprio una cattedrale? L’edificio non si riduce a un semplice oggetto, perché Carver lo ha trasformato nella metafora della scrittura, spiegando che “la prosa è architettura”: essa deve reggersi in equilibrio proprio come un muro.

 

L’unità di luogo, tempo e azione rendono “Nella cattedrale” un dramma compatto e breve, che si svolge in poco più di un’ora, per un pubblico raccolto; in un luogo più ampio certamente si sarebbe perso il senso di intimità e di sacralità evocato in alcuni momenti.

 

La scenografia è essenziale nel rappresentare il salottino di una casa qualunque negli anni ’40-’50 (la televisione a colori è presentata come una novità) in una indefinibile sera. Un divanetto a tre posti, un tavolino di legno coperto da un centrotavola, una televisione accesa, una tavola apparecchiata vengono illuminati con effetti funzionali alla drammaturgia, indicando tanto lo scorrere del tempo quanto lo stato d’animo dei personaggi.

 

Lo spettatore si sente estraneo alla vicenda, in alcuni momenti addirittura un voyeur - per esempio quando Wes porterà il vecchio di fuori per stare solo con la donna - ma la situazione di vita quotidiana permette l’identificazione dello spettatore con i personaggi, piccole situazioni domestiche in cui lo spettatore può riconoscersi; il regista ha voluto elevare il percorso di Wes a percorso universale di apertura verso l’altro e scoperta del diverso, ritenendo lo spettacolo particolarmente adatto alla formazione delle coscienze più giovani: “pertanto gli studenti ne sarebbero i destinatari privilegiati”.

 

Bravissimi Valentina Chico e Riccardo de Torrebruna nel ricreare la tensione emotiva interna alla coppia, in modo mai banale; il corso degli eventi si svolge naturalmente con azioni e pause il cui denso significato è sempre riconoscibile nelle intenzioni, senza lasciarsi sfuggire la concentrazione dello spettatore. Emilio Dino Conti interpreta il vecchio Robert, la cui cecità ha acuito la sensibilità nella percezione delle emozioni; il personaggio è costantemente in movimento e corre su un filo in equilibrio fra saggezza e capriccio, ironico nella scoperta del mondo come se lo vedesse con gli occhi di un bambino (fumare erba per la prima volta, “vedere” le stelle nella notte fredda e, soprattutto, sapere cos’è una cattedrale).

 

A tutto questo, si aggiunge per lo spettatore il gusto di vedere un attore, vedente, che recita per tutto il tempo con gli occhi chiusi; sin dall’inizio della performance, per noi Conti è un cieco, non un attore che finge di esserlo, salvo al termine dello spettacolo quando finalmente possiamo vedere i tre attori ringraziare i meritatissimi applausi ad occhi aperti.

 

 

Teatro Spazio Uno - vicolo dei Panieri 3, Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45540551, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 12 euro - ridotto 10 euro

 

Articolo di: Alice Palombarani
Grazie a: Ufficio stampa Elisa Carifi

 

 

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