Nel tempio di Elefantina - Teatro 8 Studios, ex Stabilimenti Cinematografici De Paolis (Roma)

Scritto da  Martedì, 31 Marzo 2015 

Un nuovo spettacolo di Raffaele Curi per gli “Esperimenti di Quaresima” della Fondazione Fendi con Domiziana Giordano, performance nella quale il pubblico, in piedi, è immerso per un’ora in un clima sospeso tra anamnesi mitica e post-moderno: dallo Zoroastrismo ai miti della fertilità, alla vita violenta e aggressiva contro le donne dell’India di oggi. Immagini e parole che scorrono su uno schermo a tutta parete; personaggi muti e nudi su una passerella appesa, fino alla celebrazione della vita, dell’uovo sacro, prima che sia troppo tardi, al di là degli schemi e delle regole.

 

NEL TEMPIO DI ELEFANTINA
“Esperimenti di Quaresima” della Fondazione Fendi
un nuovo spettacolo scritto e diretto da Raffaele Curi
con Brenno Placido, Federico Le Pera, Massimo Giammarco, Andrea Fachinetti, Valentina Beotti, Giulia Galiani, Laura Gigante, Chiara Poletti, Viola Viu
e con Domiziana Giordano



Un esperimento rivolto esplicitamente ad un pubblico emotivamente maturo, come recita l’invito. Certamente aperto, non potrei dire all’insolito, ché ormai nel teatro contemporaneo i nudi sono più dei vestiti. In un loft immenso, nero, immerso nella semi-oscurità il pubblico attende in piedi: sullo sfondo uno schermo gigante, ventidue metri per dieci, e un palcoscenico-passerella che divide in due il Teatro 8 degli Studios, ex stabilimenti cinematografici De Paolis, sulla Tiburtina. "Nel tempio di Elefantina", il nuovo spettacolo scritto e diretto da Raffaele Curi per gli "Esperimenti di Quaresima" della Fondazione Alda Fendi, si presenta così durante le prove. Il pubblico potrà vederlo gratis, con prenotazione telefonica, per quattro sere, da lunedì 30 marzo a giovedì 2 aprile.

Sulla passerella immobile una fila di uomini, sik, vestiti di bianco dai turbanti colorati, immobili. Con la musica muovono passi e sfilano mentre sagome di elefanti scorrono sullo schermo. I capelli biondi di Domiziana Giordano, inquieta interprete nel 1983 del film "Nostalghia" di Andrej Tarkovskij. E poi ancora: fasci di luce abbaglianti, che quasi trattengono le immagini di quadri strazianti come la "Crocifissione" di Mathias Grunewald, pittore del ‘400 noto per la drammaticità visionaria con cui trattava i temi religiosi; mente l’attrice si aggira in una chiesa piena di donne devote, velate, e lamentose, e chiede al sacrestano il perché del dolore femminile. La risposta, per altro proferita con umiltà, sembra rimproverare a Domiziana il desiderio di essere felice che non è la cosa più importante.

E qual è allora l’essenza dell’essere donna? Soffrire, partorire e curare i figli e la casa nel sacrificio. Un destino che sembra attraversare il mondo nel tempo e da Oriente a Occidente. Mentre parole e scritte camminano sullo schermo, la musica incombe, alta, con le note che esplodono delle canzoni di Dalida, Amalia Gré, Sinead O'Connor, Patty Smith. Per l'undicesimo anno la drammaturgia di Raffaele Curi ruota attorno al ruolo femminile nel contemporaneo e alle sue ascendenze storiche e rituali.

«Voglio raccontare donne come cattedrali, moschee, sinagoghe - spiega Curi - donne baciate dalla "Madonna del parto" di Piero della Francesca e ancestralmente gravide.» Donne apparentemente improbabili, nude, reiette, ferite e docili; alcune rabbiose. Sono le donne che provengono da un tempio antichissimo: dal tempio di Elefantina, sul Nilo, dove c'era il tempio del dio Khnum ma anche uno dei primi templi degli ebrei d'Egitto, distrutto nel 410 a.C.

Tra l’altro si mostra per la prima volta in Italia un papiro in caratteri ebraici che derivano dall’aramaico e mostrano un contratto antichissimo di matrimonio, come un simbolo del legame più naturale e crudele della vita che sembra imbrigliare e soffocare la vita stessa. Sarà quest’ultima come dono finalmente consapevole a salvare le donne, dall’apparenza sottomesse, che invitano l’uomo a procreare prima che sia troppo tardi. Come si può infatti odiare una donna se è da lei che provengono gli stessi re?

In scena si vedono il dolore del parto e l'eterna sottomissione, la schiavitù dalla bellezza, la mortificazione e la mercificazione del corpo, e, soprattutto, il percepibile ma indefinito mistero della donna. Nel cast attori e attrici giovanissimi: Brenno Placido, Federico Le Pera, Massimo Giammarco, Andrea Facchinetti, Valentina Beotti, Giulia Galiani, Laura Gigante, Chiara Poletti e Viola Viu. Preziosa la partecipazione dell'artista/attrice Domiziana Giordano, musa di registi come Tarkovskij, Bertolucci e Godard. Nelle parole di Alda Fendi la motivazione di questo nuovo esperimento di quaresima: «In un momento di grande indifferenza emotiva ed economica nei confronti dell'arte, noi investiamo nella sua creazione e divulgazione gratuita.»

Performance indubbiamente suggestiva, anche bella esteticamente, offre molti spunti sebbene ci sia un filo di autocompiacimento e di desiderio di stupire e una costruzione in qualche modo “confusa”, probabilmente voluta. In ogni caso un’occasione di fruizione collettiva che il teatro generalmente paralizza, ingessa, questa volta invece a favore di un’energia, talora solo di una curiosità morbosa e di un appagamento immediato dei sensi, che mette in comunicazione centinaia di estranei in una volta sola.


Teatro 8 Studios, ex Stabilimenti cinematografici De Paolis - via Tiburtina 521 (Roma)
Orario spettacoli: dal 30 marzo al 2 aprile ore 21.30
Biglietti: ingresso gratuito su prenotazione telefonica al numero 06.6793139

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web: www.fondazionealdafendi-esperimenti.it

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