Natale in casa Cupiello - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 08 Dicembre 2014 

La Stagione di Progetti 14-15 del Teatro di Roma si addentra nel programma di attività e spettacoli del segmento "Roma per Eduardo": a restituirci la tradizione in termini di modernità e attualità della figura di Eduardo, è il nuovo lavoro di uno dei registi che marca stretto i linguaggi del teatro contemporaneo, Antonio Latella che incontra per la prima volta il teatro di Eduardo e ritorna alle sue radici napoletane con "Natale in Casa Cupiello". La nuova produzione del Teatro di Roma che, in prima nazionale dal 3 dicembre al 1° gennaio, porta sul palcoscenico dell’Argentina un classico, capolavoro di “amarezza dolorosa”, che il teatro di Latella reinterpreta attraversando l’eredità di Eduardo come autore, artista e personaggio, dal respiro europeo.

 

Produzione Teatro di Roma presenta
NATALE IN CASA CUPIELLO
di Eduardo De Filippo
regia Antonio Latella

Personaggi e interpreti
Luca Cupiello - Francesco Manetti
Concetta, sua moglie - Monica Piseddu
Tommasino, loro figlio, detto Nennillo - Lino Musella
Ninuccia, la figlia - Valentina Vacca
Nicola, suo marito - Francesco Villano
Pasqualino, fratello di Luca - Michelangelo Dalisi
Raffaele, portiere - Leandro Amato
Vittorio Elia - Giuseppe Lanino
Il dottore - Maurizio Rippa
Carmela - Annibale Pavone
Rita - Emilio Vacca
Maria - Alessandra Borgia

drammaturga del progetto Linda Dalisi
scene Simone Mannino e Simona D’Amico
costumi Fabio Sonnino
musiche Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistenti alla regia Brunella Giolivo, Michele Mele
assistente volontaria Irene Di Lelio

 

Antonio Latella, sostenuto dalla splendida recitazione della sua compagnia, fa ritorno alle proprie radici napoletane realizzando la scomposizione di un mostro sacro del teatro, Eduardo De Filippo, e della società italiana, nell'emblematica cornice delle festività natalizie, evidenziando le distonie fra come si dovrebbe essere e come si vuole apparire, fra la famiglia perfetta promessa dal presepe e quelle reali che negli incontri ravvicinati avvizziscono nel disamore. Anche in questo caso, come nei suoi lavori più riusciti, Latella si distingue per l’efficace trasposizione del testo nella realtà contemporanea, offrendoci una visione lucida e disincantata del nostro viaggio, sia nella provenienza sia nella direzione, restituendoci l’opportunità e l’arbitrio, qualora giusto e possibile, di cambiar direzione.

Mo viène Natale, facimme o’ presepe. Per prima cosa, a scanso di contestazioni abusivistiche, mettiamo il tetto, un'enorme stella cometa di fiori gialli… simbolo dietro al quale poter nascondere la nostra polvere… lllà! E i pupazzetti? Lasciali là… che se la cavino da soli.

Dodici attori, di spalle, per ora solo materia informe da plasmare, si voltano, ognuno bendato con una mascherina. Uno di loro stringe fra le braccia una sgargiante scimmietta di peluche. Dodici tasti di pianoforte, pigiamo il primo, uno dei due centrali: Francesco Manetti si anima, toglie la mascherina e inizia ad essere Luca Cupiello. Ce ne stiamo lì, ammirati, ad ascoltare, come quando, incerti e meravigliati, riusciamo a far emettere una nota piacevole ad uno strumento musicale che non abbiamo mai suonato prima. Inizia così, a srotolarsi, Natale in casa Latella.

Il copione di Eduardo prende vita fin nelle note di regia, negli accenti che, gravi o acuti, contraggono o distendono, all’unisono, gli attori. Poco a poco si svelano e partecipano tutti gli altri personaggi, scorrendo il primo atto come scrivendo su di un pentagramma, con precisione da metronomo. Un Cupiello stilizzato che inizia però a costruirci dentro, la casa, i vestiti dello zio venduti da Tommasino, le tazzine, il presepe, i segreti, le tradizioni forzate e le insofferenze di famiglia. O cafè, a Concettina, proprio non viene bene e, a Napoli, è un affronto alla sorte, Lucariello lo sa.

Il secondo atto scioglie le righe, gli attori, ormai calzanti ognuno le “vesti” del proprio personaggio si appropriano dello spazio, si lasciano avvolgere e corrompere dalla danza della loro stabilita esistenza, dall’eterno Natale in famiglia, ognuno avvinto al suo animale da presepe. Sulla scena irrompe un carro funebre antico, si muove accogliente e minaccioso, imprigiona gli animi, inquina le comunicazioni, rivela tradimenti arroganti, l’impertinenza di Nennillo svanisce d’importanza di fronte al rovesciamento delle ipocrisie. A poco a poco, e per sempre, il cammello, il tacchino, il cappone, la gallina, il maiale… finiscono stipati nel carro. La figlia, Ninuccia, caduta fra le braccia del giovane Vittorio Elia, distrugge il proprio matrimonio con Nicolino ed il presepe, a Lucariello crolla il castello di carte costruito con tanta fatica; Luca però tenacemente prova a ricostruirlo, anzi lo vuole più grande, più splendente, perché deve essere il presepe più bello… “rifacciamo tutto daccapo…” ma il sipario si chiude disfacendo per sempre il castello ordinato della sua vita.

Sipario che si riapre su un luttuoso presepe quasi, ormai, composto. Al centro, nella mangiatoia, giace Luca Cupiello, bambinello ormai condannato a morte dal dolore; Concetta, al capezzale, è michelangiolesca nella sua pietà, i “pastori” sono sostituiti da prèfiche a lutto, dal coro greco che predice sventura; dall’alto scende, alato, l’arcangelo Raffaele, il dottore, dodicesimo con la scimmietta, si rivela solo ora, tradisce l’inesorabile sorte di Lucariello e, forse, del Natale così come ci hanno abituati a conoscerlo. “Addostà Nicolinooo?” geme Lucariello, “Ma viene Nicolinooo!?!” L’aria di Basilio de “Il barbiere di Siviglia" riempie l’aria densa grazie alla voce di Maurizio Crippa: “E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello per gran sorte ha da crepar.” “Tommasì…te piace o presepe?” “…Sì” Il figlio, affranto, ai piedi della mangiatoia, non riesce a sostenere l’agonia del padre e lo soffoca. Dal fondo incedono un bue ed un asinello, guardano la sala spauriti mentre la mangiatoia si riempie d’erba… Il Natale è morto, evviva il Natale!

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, giovedì 25 dicembre ore 19, mercoledì 31 dicembre ore 20.30, giovedì 1 gennaio ore 17, lunedì riposo, 22, 23, 24 dicembre riposo
Durata: 160 minuti più intervallo

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP