'Na specie di cadavere lunghissimo - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Sabato, 09 Febbraio 2013 

Torna in scena al Teatro Vascello, in apertura di una retrospettiva dedicata alla memoria del regista Giuseppe Bertolucci scomparso lo scorso anno, il travolgente spettacolo di Fabrizio Gifuni che da ormai quasi un decennio infiamma ed emoziona intimamente le platee italiane, "'Na specie di cadavere lunghissimo". Sintesi di studio pervicacemente accurato e passione straripante, il monologo fonde in un'organica creatura drammaturgica frammenti corrosivi tratti da testi, riflessioni ed interviste di Pier Paolo Pasolini e il virulento poemetto in endecasillabi "Il Pecora", scritto dal milanese Giorgio Somalvico in un delirante vernacolo romanesco per raccontare gli istanti concitati del brutale assassinio del poeta da parte di Pino Pelosi, un ragazzo di vita come i tanti immortalati nelle sue opere indimenticabili.

 

 

 

 

 

 

Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti presenta
'NA SPECIE DI CADAVERE LUNGHISSIMO
da un'idea di Fabrizio Gifuni
materiali per una drammaturgia: da Pier Paolo Pasolini “Scritti Corsari”, “Lettere Luterane”, “Siamo tutti in pericolo” (intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell’1/11/1975), “La nuova forma della meglio gioventù”, “Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo”; da Giorgio Somalvico “Il Pecora”
con Fabrizio Gifuni
disegno luci Cesare Accetta
regia di Giuseppe Bertolucci

 

 

Un progetto teatrale brillante, caustico, onesto e di sconcertante attualità, tanto da parer concepito per descrivere in maniera lucidissima le aberranti contingenze sociali, etiche e politiche che affliggono il nostro quotidiano; la debordante ed affilata potenza espressiva del testo portato in scena da Fabrizio Gifuni - con magistrale carisma, un fascino di rara intensità e una superlativa capacità affabulatoria - risiede indubbiamente in questa sua schiacciante vicinanza alla nostra realtà esistenziale, oltre che ovviamente nella profondità dell'interrogarsi di Pier Paolo Pasolini sull'identità e la storia del popolo italiano.
Il primo segmento dello spettacolo scaturisce dalla sapiente giustapposizione, tale da presentarsi come un mirabile flusso di coscienza privo di riconoscibili cesure, di lacerti estratti dalle "Lettere Luterane", dagli "Scritti Corsari", da "La nuova forma della meglio gioventù", da "Siamo tutti in pericolo" (l' ultima intervista che Pasolini rilasciò a Furio Colombo poche ore prima di essere ucciso), nonchè dal canovaccio della sceneggiatura per un film su San Paolo che non vide però mai la luce.
Alcuni spettatori prendono posto attorno a dei tavolini dislocati sul palcoscenico, Gifuni dapprima siede tra loro, poi cammina infervorato ripercorrendo le parole dense di consapevolezza e responsabilità che descrivono le caratteristiche del cosiddetto "teorema pasoliniano" - genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo. Attraverso il sistematico utilizzo manipolatorio dei mezzi di comunicazione di massa, primo tra tutti l'abbacinante tubo catodico capace di incantare e indirizzare il comune sentire, viene propugnata una costante desacralizzazione delle coscienze, un ostentato laicismo che sostituisce il sistema di valori tradizionale delle nostre radici, rimpiazzandolo con nuovi scintillanti simulacri; quelli di un consumismo divenuto irrinunciabile esigenza, annientando ogni individualità, scarnificando il benchè minimo residuo di aspirazione culturale o autenticità di pensiero in nome di un'omologazione spersonalizzante che assurge a ideale strumento di controllo ideologico e politico. E se qualche decennio fa destarono scalpore i jeans Jesus e la loro provocatoria campagna pubblicitaria, oggi probabilmente queste strategie commerciali ci lascerebbero ormai indifferenti, tanto siamo assuefatti alle sordide macchinazioni di politicanti-burattinai senza scrupoli pronti a sballottolare come marionette tutti noi, destituendoci del nostro senso critico e della nostra capacità di giudizio. E allora come potrà mai essere percepita la tolleranza in quest'era di conformismo dilagante? Ovviamente come un principio imprescindibile, peccato che non si tratti di reale riconoscimento e valorizzazione della diversità, di qualunque forma o natura essa sia, ma di un appiattimento indiscriminato verso il modello dominante imposto dalla società.
Fabrizio Gifuni espone con limpida chiarezza divulgativa, pathos e ferma convinzione, catturando con vigore l'attenzione dello spettatore grazie a una recitazione netta, estremamente misurata e incisiva; d'altronde le parole di Pasolini non necessitano certo di un'eccessiva vis interpretativa per colpire impetuosamente nel segno. Terminata questa parentesi iniziale, Gifuni abbandona uno dopo l'altro i suoi abiti quotidiani, rimanendo completamente nudo, per poi spostarsi dietro un sottile velatino, alle cui spalle sul fondoscena si intravede una sorta di camerino. Qui l'artista indossa un elegante completo di abito e camicia bianchi, con scarpe e cravatta nere, per tornare di lì a poco al centro del palcoscenico a declamare, con l'ausilio di un microfono i cui riverberi rendono maggiormente stentorea ed evocativa la sua voce, i passaggi più significativi de " La nuova forma della meglio gioventù". In questo caso l'indagine pasoliniana si concentra sull'archetipico contrasto tra padri e figli, i primi carnefici in quanto sostenitori del pervasivo neo-fascismo consumistico, i secondi vittime inebetite di un sistema al quale sono geneticamente e culturalmente incapaci di contrapporsi. Il più classico conflitto, che sin dai tempi remoti della tragedia classica ha proiettato le sue ombre inquietanti sulle dinamiche psicologiche umane - e di riflesso sulla drammaturgia - conserva il suo manto di sacralità ma investe prepotentemente il contemporaneo.
L'epilogo dell'opera, secondo una soluzione che lo stesso Gifuni percorrerà anche nell'altro suo spettacolo "L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro" (anch'esso concepito con la preziosa direzione registica di Giuseppe Bertolucci), abbandona la chiave più propriamente speculativa per innescare una rutilante e parossistica interpretazione dei versi del poeta Giorgio Somalvico; nel poemetto "Il pecora" l'autore lombardo racconta con un linguaggio coloritamente romanesco, delirante, inquieto e denso di preziosismi retorici, l'omicidio di cui Pasolini fu vittima per mano di Giuseppe Pelosi (qui celato sotto l'alter-ego costituito dal personaggio di Piero Pastoso, "detto Rana"), uno degli adorati e giovanissimi "riccetti" che hanno costellato la sua turbolenta vita e la sua produzione letteraria.
E' in questa seconda parte che Fabrizio Gifuni sfodera la sua soverchiante energia, evidenziando una presenza scenica realmente da mattatore coniugata a una padronanza del mezzo vocale e corporeo stupefacente, nonchè ad una sorprendente leggerezza atletica nel saltare da un tavolino all'altro con funamboliche bizzarrie.
"'Na specie di cadavere lunghissimo" è uno spettacolo di rara ricercatezza, in cui l'impegno etico-civile rappresenta il sostrato su cui edificare una drammaturgia necessaria e coinvolgente, rinvigorita dalla viva capacità di comunicazione di un'interprete di razza come Gifuni; impossibile all'uscita da teatro non avvertire l'urgenza di una riflessione profonda sulle tematiche sollecitate dall'opera, magari riassaporando questo dirompente viaggio emotivo grazie al cofanetto "Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione" che racchiude entrambe le opere teatrali e sintetizza tutto l'amore ed il disincanto di Gifuni per la nostra povera martoriata Italia, attraverso le voci di due degli autori più coraggiosi e ispirati che nel secolo scorso ne abbiano narrato i destini.

 

 

Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5881021 – 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 20,00; ridotto € 15,00; ridottissimo studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone € 12,00
Durata: 60 minuti circa

 


Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

 

 

TOP