Muri, prima e dopo Basaglia - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 24 Maggio 2017 

Una donna anziana, sola. Un leggio, un tavolino e un muro imponente. Al Teatro Elfo Puccini con “Muri - prima e dopo Basaglia” torna a calcare il palco una straordinaria Giulia Lazzarini nei panni di Mariuccia, un’infermiera della Trieste basagliana. Uno spettacolo emozionante, firmato da Renato Sarti, che racconta cos’era un manicomio prima della legge 180: non un luogo ma uno schema d’abbandono, una violenza perpetuata. È con l'arrivo di Basaglia che ogni cosa cambia: “Io non so esattamente cosa sia questa follia, io so solo che legare qualcuno che sta male non è terapeutico”. In scena tutta una vita intera a dimostrazione che i muri crollano, sì, ma solo se si è abbastanza coraggiosi da abbatterli.

 

MURI - PRIMA E DOPO BASAGLIA
testo e regia di Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
con Giulia Lazzarini
disegno luci Claudio De Pace
Produzione Teatro della Cooperativa
in coproduzione con Mittelfest
con il sostegno di Regione Lombardia - progetto Next
con il sostegno della Provincia di Trieste

 

Muri entra nell’Ospedale psichiatrico di Trieste, un manicomio come tanti, un’istituzione totale, un luogo di niente nato per costringere i figli di nessuno. I nati sbagliati. Quelli matti, che si pisciano addosso. I rifiuti, i rifiutati, i baccaglianti, i disturbati, i disturbanti. Gli incomprensibili. Pazzi abbandonati, entravano in reparto come geroglifici indecifrabili, con il loro carico di esistenza naufragata, con la loro progettualità drammaticamente interrotta e non facevano più ritorno. Cancellati dalla violenza, dalle lobotomie, dagli elettroshock, dall’isolamento, dalle carezze mancate. Espunti come umani dagli occhi protervi di chi, guardandoli, non è mai riuscito a vedere davanti a sé uomini, donne o bambini.

Questo il luogo dipinto a tinte scure nei ricordi di Mariuccia, alla quale, al suo esordio da infermiera, il manicomio dovette sembrare una mitologia crudele, dove i capisala e gli infermieri non erano che Erinni in un regno di muri bianchi e i pazienti esseri scellerati da punire, secondo una logica di giudizio basata sull’intolleranza. Ma il suo status di testimone ha una caratura ancor più preziosa perché si è trasformato, con l'arrivo di Basaglia, in un ruolo attivo. Con nostalgia e commozione, ci racconta che con l'avvento del movimento basagliano ogni cosa cambia: i muri mano a mano si sgretolano, aprendo un varco che porta all’incontro. Una diversa psichiatria fa breccia, con l’impegno di tendere ad una rinnovata umanità che riconosca la soggettività e se ne faccia carico, abbracciando la sofferenza e cercando di tenere insieme i pezzi di queste vite discoste. “Con Basaglia tutto è stato messo in discussione”, così anche le dicotomie tra sano e malato, tra medico e paziente, tra psichiatra ed infermiere si elidono lasciando spazio all’esplorazione dell’altro, attraverso la scoperta posizionale di se stessi.

La drammaturgia di Renato Sarti elabora, riflette e prende coscienza della rottura dell’equilibrio insano della psichiatria secondo-novecentesca, una psichiatria disumanizzante e reificante, che Franco Basaglia e la sua équipe ebbero la necessità di cambiare. È, questo, un lavoro che prende la piega dell’idea teatrale che Sarti ha deciso di plasmare: un progetto sociale che, con il Teatro della Cooperativa, porta avanti come impegno civile. Muri, infatti, parla in primis di democrazia e di uguaglianza, ci chiede di “salvare l'uomo”, di restare umani. Un messaggio che non può lasciare indifferenti perché ci ricorda quanto è facile dividere l'uomo dalla sua essenza, depauperandolo, riducendolo a nulla.

Se il pubblico non può che stare ad ascoltare rapito la Lazzarini, che non perde l’occasione per dimostrare quanto si meriti un posto da venerata maestra nella storia del teatro italiano, grande merito si deve rendere alla chiarezza espressiva di questo monologo, che trova il suo medium nel dialetto triestino, il quale consente una commistione omogenea di registri in cui trionfa l'etica della comprensibilità. Il linguaggio infatti riesce ad avvicinare un tema così serio alla quotidianità, rendendolo accessibile ad una comprensione immediata, senza mai scadere nel caricaturale, nella macchietta regionale.

“Muri - Prima e dopo Basaglia” è stato presentato in anteprima al Mittelfest di Cividale del Friuli e ha aperto la stagione 2010-2011 al Piccolo Teatro di Milano. È stato finalista al Premio Riccione per il teatro nel 2009, si è aggiudicato il Premio Anima nel 2012 ed è valso il premio Le maschere del teatro italiano a Giulia Lazzarini come miglior interprete di monologo, nel 2015. Se sono passati sette anni dal suo esordio, questo non impedisce tuttavia che il pubblico accolga con grande entusiasmo questo spettacolo, applaudendo in piedi la straordinaria Giulia Lazzarini, commossa insieme alla sala gremita di gente.

 

Teatro Elfo Puccini - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal lunedì al mercoledì ore 20.30
Biglietti: intero € 32.50 / martedì posto unico € 21.50 / ridotto <25 anni - >65 anni € 17 / under 18 € 12 / scuole € 12
Durata spettacolo: 60' senza intervallo

Articolo di: Marta Anile
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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