Mumble Mumble - Teatro Tordinona (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 18 Aprile 2018 

È una prova d'attore per niente banale, quella che realizza Emanuele Salce, insieme allo spettatore-regista Paolo Giommarelli, sul palco del suo "Mumble mumble", lo spettacolo che porta in giro tra applausi e consensi di pubblico e critica ormai da otto anni.

 

MUMBLE MUMBLE
ovvero Confessioni di un orfano d'arte ("Narrazione impudica di due funerali e mezzo")
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli
regia Timothy Jomm
organizzazione Fabrizio Perrone
distribuzione Altra Scena
foto di scena Dania Martino
costumi Giulia Elettra Francioni
grafica e materiali Compagnia della Corte


L'impresa è questa: dimostrare che un attore dalla formazione artistica e personale d'altri tempi (anche per via del suo inevitabile portato familiare, oseremmo dire addirittura genetico) può realizzare un monologo comico, grottesco, ironico. Che un artista che il vocione stentoreo di Vittorio Gassman ce l'ha nel dna, prima ancora che nelle corde vocali, può riuscire a far ridere, fino alle lacrime. Ed è un'impresa riuscitissima, non solo per le sue capacità interpretative, ma anche per l'azzeccatissima scelta di scrittura.

Salce decide infatti di portare sul palcoscenico "due funerali e mezzo", come recita il sottotitolo dello spettacolo. E i funerali, si sa, rappresentano un topos eterno dello humour nero, capaci come sono di smascherare ogni ipocrisia per esporre senza infingimenti l'autentica essenza dell'uomo, con tutte le paure e le scaramanzie con cui affronta l'atto naturale che da sempre è considerato il tabù per eccellenza.

I due funerali raccontati da Salce sono quello del padre biologico Luciano e del padre acquisito Vittorio Gassman: il primo vissuto da ventenne reduce da una notte brava, il secondo da più consapevole trentenne; entrambi costellati di una collezione della più varia umanità, dai becchini a caccia di lavoro ai para-parenti a caccia di lascito, dagli aspiranti colleghi presenzialisti ai furfanti che approfittano della calca per stappare bottiglie di vino pregiate. L'altro mezzo funerale è invece quello del protagonista stesso, alle prese con la peggiore (eppure, in un certo senso, anche catartica) figuraccia che chiunque di noi possa temere, una defaillance da lassativi in un museo di Sydney al primo appuntamento con una bionda australiana.

Ma, come accade ogniqualvolta ci troviamo ad avere a che fare con la vera arte, anche in questo testo l'alto e il basso finiscono naturalmente per mescolarsi, così come il comico e il tragico. Ed è così che, tra le risate degli scanzonati racconti di Salce, si fa strada anche la commozione e la profondità delle sue confessioni di vita vissuta. Dell'autenticità con la quale ci narra della sua infanzia di ragazzino timido, alle prese con quella veste che gli stava larga da doppio figlio d'arte, con l'eredità artistica non cercata di due figure leggendarie del cinema italiano, più grandi di lui. E dell'ammirevole traiettoria personale che lo ha portato, alla fine, a ricongiungersi metaforicamente con gli amati, per quanto scomodi, genitori, sul palco di un teatro, avendo finalmente trovato la sua dimensione.


Teatro Tordinona - via degli Acquasparta 16, Roma
Orari spettacoli: dal 12 al 15 aprile ore 21 (domenica ore 17)
Prezzi biglietti: intero 12 euro, ridotto 10 euro (più 3 euro di tessera associativa)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/7004932

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.teatrotordinona.it

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