Mozart e Salieri - Teatro Out Off (Milano)

Scritto da  Sabato, 07 Marzo 2015 

Salieri contro Mozart nella prima “cena con delitto” della Storia. Un duello a colpi di musica, mentre il fuoco della passione brucia insieme al fuoco dell’invidia. L’inevitabile conseguenza di un dialogo fatto di “non detti”, parole schivate e sguardi incrociati, è il delitto, consumato subdolamente, senza il coraggio del gesto plateale, al punto che la morte di Mozart resterà per sempre avvolta nel mistero. A partire dal breve, ma potentissimo testo di Aleksandr Puskin, da cui Peter Shaffer e Milos Forman hanno tratto un grande film, lo spettacolo di Alberto Oliva e Mino Manni, in scena al Teatro Out Off dal 18 febbraio all'8 marzo, propone una discesa negli inferi della mediocrità, dell’ambizione artistica tarpata dal senso di inferiorità.

 

Teatro Out Off in collaborazione con I Demoni presenta
MOZART E SALIERI
drammaturgia Alberto Oliva e Mino Manni
da Alexsander Puskin
regia Alberto Oliva
con Mino Manni e Davide Lorenzo Palla
musiche originali Ivan Bert
scene Francesca Barattini
costumi Marco Ferrara
disegno luci Alessandro Tinelli
assistenti alla regia Angelo Colombo e Serena Lietti
spettacolo sostenuto nell’ambito del Progetto NEXT 2014 e sostenuto da Rosana Rosatti

 

O prima o poi ce ne faremo tutti quanti una ragione: Wolfgang Amadeus Mozart ha tirato le cuoia, quasi sicuramente, per via di un banale accidente. Magari nemmeno così consueto - stando all'ipotesi più accreditata, secondo la quale a portarlo all'altro mondo fu la glomeluronefrite a eziologia streptococcica (sembra un neologismo di Bartezzaghi, eppure esiste veramente!) - però, rimanendo sul piano della realtà dei fatti, non è lecito andare oltre.

Il resto, ovvero il decesso per avvelenamento, è fantasia. Geniale immaginazione dello scrittore Puškin, tradotta poi in musica da Rimskij-Korsakov e infine al cinema nel capolavoro di Miloš Forman. Fino ad arrivare ad Alberto Oliva, che un giorno sarà grande come i nomi testé citati. Adesso come adesso possiede già una dote importante: conosce bene le leggi dello spettacolo teatrale, dunque sa perfettamente che il pubblico, in linea generale, predilige il “romanzo criminale”. Salieri, in questa prospettiva, non può dunque limitarsi a ruminare dentro di sé sui propri fallimenti, perché la cosa alla lunga diventerebbe barbosetta: molto meglio fare di lui un killer spietato, che per levarsi dai piedi il rivale ingombrante va dritto all'extrema ratio, accantonando ogni soluzione mediana.

Questo scontro fatale tra la lucida follia del valente artigiano veneto e l'ineffabile candore del Salisburghese piace agli spettatori di ogni età, dai più grandi ai più piccini. Non tutti poi vanno a teatro - e come biasimare del resto chi non ci va, dal momento che assistendo a uno spettacolo di prosa c'è il rischio di contrarre la cultura, ovvero una malattia gravemente trasmissibile - ma in tanti comunque stanno affollando l'Out Off, dove fino all'8 marzo andrà in scena Mozart e Salieri. È una buona notizia dal punto di vista economico, perché sappiamo quanto il teatro stia vivendo una parentesi di crisi (anche se un giovane attore, di cui mai e poi mai svelerò l'identità, mi ha detto in confidenza che le lamentele gli paiono esagerate, e che gli addetti ai lavori sono fashion victims), ma anche sotto il profilo artistico, perché questo spettacolo è nell'insieme un prodotto più che dignitoso.

La prima parte abbastanza lenta, con scambi di battute carini ma non memorabili tra i due protagonisti. Il motore carbura piano piano: una mezz'oretta di pazienza e si arriva alla cena fatale. Questa sì che vale tutto il prezzo del biglietto: buon ritmo, soluzioni registiche sapienti, attori che finalmente trovano una bella alchimia sul palco. Come un diesel, la pièce prende realmente l'abbrivio non subito. Però, quando alfine acchiappa la tonalità giusta, quasi dispiace che duri appena sessanta minuti. Un “coitum interruptum”, mannaggia: proprio nel momento in cui la trama con la sua stimolante fragranza ammalia uno a uno i presenti in sala, ecco che l'incantesimo s'interrompe di botto. “Preliminari” lunghissimi, fin troppo lunghi, e giunti al dunque la bandiera si ammaina. Sigh.

Nei “preliminari” c'è un monologo non coinvolgente di Mino Manni - che pure, essendo vittima di un'influenza di stagione, aveva tra le mani la meravigliosa opportunità di sedurre le donne con la sua voce cavernosa, stile Alberto Lupo nella Cittadella di Cronin. Poi arriva Davide Lorenzo Palla, e nemmeno la sua caratterizzazione di Mozart riesce a convincere: il compositore appare come un disadattato del Novecento, un Woody Allen che fronteggia con fatica le insidie della vita metropolitana. I dialoghi tra i due musicisti poi, purtroppo, non restituiscono quella dimensione epica che nella scrittura di Puškin era presente. A tratti - sia detto con molto affetto e simpatia - sembra di vedere i Fratelli De Rege: manca solo Salieri che annuncia Mozart con l'icastico “vieni avanti cretino”.

D'un tratto però il motore della rappresentazione comincia a rombare, va su di giri: la cena con delitto nella sua sobrietà si presenta molto bene. Sobria perché né le musiche né le luci che la accompagnano risultano invadenti. I protagonisti Mino e Davide all'improvviso ritrovano quella levità, quella bella levità che da bravi attori quali sono appartiene al loro bagaglio interpretativo: d'incanto, è come se si muovessero sopra una nuvola soffice. Una nuvola corredata di alti pentagrammi, che si elevano verso il cielo facendo da tramite tra la terra e gli angeli. A questo punto, con tutti gli elementi del puzzle che si incastrano alla perfezione, il Dies irae finale suona come un buon inizio piuttosto che come un epilogo ineluttabile. Ecco quindi la sensazione di “coitum interruptum” di cui sopra: non può finire così lo spettacolo, proprio quando il plotone comincia a marciare a ranghi serrati.

Che altro dire: visto che né Oliva né Manni difettano di fantasia e di curiosità intellettuale, non è affatto da escludere un prosieguo del dramma. Proviamo a dare dei suggerimenti creativi, in amicizia e a titolo gratuito: Salieri, finalmente liquidato Mozart, non si libera però della sindrome del “rosicone”. Sicché indirizza la sua invidia ad altri compositori del passato. Comincia dunque a lanciare strali contro Bach, a profanare la tomba di Vivaldi e a storpiare i lavori operistici di Händel, come il violinista cieco manometteva Le nozze di Figaro di Volfango. Il pericolo, non c'è dubbio, è di scivolare nel grottesco. Ma il grottesco, se ben limato, è una strada interessante da percorrere.

 

Teatro Out Off - via Mac Mahon 16, 20155 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/34532140, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: intero 18 €, ridotto under 25 12 €, ridotto over 65 9 €

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrooutoff.it

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