Morte di un commesso viaggiatore - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 19 Gennaio 2014 

CommessoDal 10 gennaio fino al 2 febbraio il Teatro Elfo Puccini presenta un grandioso affresco di umanità stravolta dagli eventi attraverso Morte di un commesso viaggiatore, un dramma scritto nel lontano 1949 da Arthur Miller, nato nel 1915 ad Harlem, all'epoca quartiere nero tra i più poveri e squallidi di New York. La sua vita lo ha portato a diventare uno degli scrittori più famosi degli Stati Uniti, vincitore dell’ambitissimo Premio Pulitzer proprio per la drammaturgia di Death of a Salesman, portato a Broadway con la regia di Elia Kazan, l’uomo che lanciò Marlon Brando. Ma le sue opere teatrali fecero vincere a Miller anche numerosi altri prestigiosi premi come un Tony Award per Miglior Autore, la Medaglia Nazionale delle Arti e il Premio del Circolo dei Critici Drammatici di New York, fra gli altri. Nel 1956 sposò la donna più bella del mondo, Marylin Monroe, dopo averla incontrata per la prima volta nel ’51 e dopo aver divorziato dalla prima moglie. Stava per sposare la quarta quando morì a 89 anni.

  

 

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
di Arthur Miller
traduzione di Masolino d'Amico
regia Elio De Capitani
scene e costumi Carlo Sala
luci Michele Ceglia
suono Giuseppe Marzoli
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni (sostituito da Massimo Brizi a partire dal 21 gennaio), Andrea Germani, Gabriele Calindri, Alice Redini, Vincenzo Zampa, Marta Pizzigallo
produzione Teatro dell'Elfo
prima nazionale
foto di scena Laila Pozzo

 

 

Raccontare la miseria di un popolo che, appena uscito dalla seconda guerra mondiale come trionfatore in Europa ma vittima del disastro hawaiano di Pearl Harbor che portò alla vendetta atomica di Hiroshima e Nagasaki, diventa possibile mostrando il lato assurdo della nuova piccola borghesia e parlando di persone come Willy Loman: gente che lavora sodo ma non più da contadino e neppure da operaio, bensì come libero professionista. Willy è un commesso viaggiatore, ha un lavoro bellissimo che fa viaggiare, chiacchierare con la gente, che permette di sorridere e ridere ovunque, creando il personaggio del simpaticone che vende qualsiasi cosa ovunque vada. Per il resto, non sembra avere opinioni: tutto si racchiude in una barzelletta che rompa il ghiaccio e renda benvenuti. Ma dopo 34 anni di duro lavoro, le rate del mutuo da pagare per avere una casa di proprietà, due figli che non hanno corrisposto ai desideri del padre che li voleva campioni e che invece hanno delle difficoltà, tutto gli crolla addosso quando lo stress lo porta a perdere il contatto con la realtà.


Fino alla perdita del lavoro, licenziato in tronco da un ragazzo, erede dell’uomo con cui Willy ha condiviso la crescita dell’azienda per cui ha sempre lavorato. E qui Elio De Capitani, protagonista e regista, forte di una messa in scena capace di proporre diversi scenari sia dentro il microcosmo casalingo sia all'esterno, offre un’interpretazione intensa e davvero eccellente, coadiuvato da una bravissima Cristina Crippa totalmente calata nel ruolo della moglie, Linda Loman, che vive esclusivamente per il marito, negandosi ogni spazio e dedicandosi completamente a lui e alle attese di una vita intera. Perfino i figli vengono dopo di lui e li scaccia da casa, quando teme che possano provocare eccessive reazioni nervose a Willy, che lei capisce essere in grave crisi esistenziale.


Il sipario si apre su un bel gruppo che include già tutti i personaggi della commedia, sistemati come in una foto ricordo, illuminati da una forte luce dall’alto con una bella ragazza in pattini a rotelle che gira loro attorno, seguendo il cerchio di luce. Finché si muovono uno alla volta e corrono via, lasciando in mostra alcuni borsoni su cui siede un uomo di mezza età, dall’espressione stanca, la testa poggiata su una mano, lo sguardo basso, mentre la ragazza sui pattini lentamente smette di girargli attorni e sparisce. Su un lato estremo del palco due ragazzi nudi combattono o forse giocano, si abbracciano ed entrano assieme in una doccia. Scopriremo che si tratta di Biff, un magnifico Angelo Di Genio e Happy, l’ottimo Marco Bonadei, i due figli di Willy che da anni non si rivedevano. Biff è tornato dopo essere stato via a lungo. Vanno a dormire e sembra che debbano raccontarsi tutta la loro vita. O forse fanno solo finta…


In una camera da letto sfatta Linda chiama Willy a voce alta e lo invita a raggiungerla. Ma Willy è in preda ai suoi incubi mentali, parla da solo, alza la voce, i figli si spaventano, solo la moglie riesce a calmarlo. L’ipocrisia è straripante, l’uomo giura amore alla moglie ma si scopre che viaggiando ha avuto delle amanti; perfino Biff, il figlio che a 34 anni non ha ancora deciso cosa fare da grande, lo ha scoperto in passato per puro caso a Boston con una donna in camera d’albergo e da allora è fuggito via. L’intreccio è complesso ma chiaro come una nuvola che avanza gonfiandosi, pronta a scaricare una tempesta. In mezzo ai sogni di Willy appare Ben, suo fratello scomparso in Africa dopo aver fatto molti soldi in Alaska, interpretato dal grande Gabriele Calindri. Ben era un uomo coraggioso, non temeva le esplorazioni e i viaggi in terre lontane ma non ha mai convinto il fratello a seguirlo mentre ora, ripensandoci, Willy vorrebbe averlo fatto e forse la sua vita sarebbe stata diversa, più ricca e felice. Chissà.


Il finale drammatico testimonia come Arthur Miller si impegnasse per dimostrare una sua frase celebre: “La struttura di una commedia è sempre la storia di come tutti i nodi vengano al pettine”. E anche qui ogni cosa si svolgerà senza scampo per nessuno. Mi piacerebbe che De Capitani riuscisse però a includere un aspetto poco emerso, ovvero l’idea di mettere in luce non solo i pensieri, le ossessioni e l’ipocrisia dei personaggi così ben descritti da Miller, ma aggiungere anche solo una pennellata in più che renderebbe l’affresco un vero capolavoro: l’ironia che il testo originale infonde al dramma, la comicità dei pensieri di Willy che si leggono bene permettendo agli spettatori di ridere sommessamente anziché farsi solo deprimere dalla realtà che schiaccia tutti con irriverenza e crudeltà. Comunque un’opera da vedere per riflettere soprattutto su come certi temi possano apparire scritti anche solo un paio di mesi fa per quanto riescono a toccare tutte le corde dell’umanità. Grande Miller, grande Compagnia dell’Elfo, grande De Capitani eroe tragico.

 

 

 

Teatro Elfo Puccini (sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 15.30
Biglietti: intero € 30.50, martedì biglietto unico € 20, ridotto <25 anni e >65 anni € 16 - gruppi scuola € 12
Durata: 175' + 15' di intervallo



Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

 

 

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