Morte di un commesso viaggiatore - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Lunedì, 27 Gennaio 2014 

Morte di un commesso viaggiatoreMorte di un commesso viaggiatore è un classico del Novecento (andato in scena per la prima volta nel 1949) che Elio De Capitani, regista e protagonista, affronta dopo il lavoro su Tennessee Williams, per proseguire una personale riflessione sulla vita d'oggi e sul tema dei rapporti tra giovani e adulti attraverso la drammaturgia americana d'ogni epoca. Accanto a lui nel ruolo della moglie Linda Loman, la sua compagna d'arte e di vita Cristina Crippa; i due figli (Biff e Happy) sono Angelo Di Genio e Marco Bonadei, giovani attori del super-premiato e applauditissimo gruppo di The history boys, come anche Vincenzo Zampa (Howard) e Andrea Germani che è Bernard, il figlio di Charlie, l'amico-antagonista, interpretato da Federico Vanni (Massimo Brizi dal 21 gennaio). Da History boys arriva anche Gabriele Calindri, da alcuni anni presenza costante nelle produzioni dell'Elfo, che qui è lo zio Ben. Due giovani attrici completano il cast: Alice Redini (già protagonista all'Elfo in Viva l'Italia) e Marta Pizzigallo, premio Hystrio 2013.

 

MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE
di Arthur Miller
traduzione di Masolino d'Amico
regia Elio De Capitani
scene e costumi Carlo Sala
luci Michele Ceglia
suono Giuseppe Marzoli
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Federico Vanni (sostituito da Massimo Brizi a partire dal 21 gennaio), Andrea Germani, Gabriele Calindri, Alice Redini, Vincenzo Zampa, Marta Pizzigallo
produzione Teatro dell'Elfo
prima nazionale
foto di scena Laila Pozzo

 

Squadra che vince non si cambia. Mai nella vita chi scrive di spettacoli dovrebbe ridursi a prendere in prestito espressioni del gergo sportivo. Eppure, stavolta, il vernacolo calcistico ci azzecca proprio: il gruppo di The history boys è tornato, ancor più carico e più combattivo di prima. Il successo, diceva Chaplin, rende simpatici. In questo caso, il successo ha corroborato il talento di questi ragazzi; l’hanno vissuto come una sfida personale: dimostrare a se stessi, prima ancora che agli altri, che stanno intraprendendo un cammino di crescita artistica più che ragguardevole. Chi è il principale responsabile di questa maturazione in scena? Elio De Capitani, ça va sans dire. L’enorme consenso di pubblico che sempre accompagna le sue produzioni suscita, verosimilmente, le piccole e grandi invidie dei colleghi. Dovranno pur prenderne atto una buona volta: il pubblico viene all’Elfo di sua spontanea volontà perché sa, come diceva un vecchio spot, che De Capitani “vuol dire fiducia”.


Perché riproporre Morte di un commesso viaggiatore a distanza di oltre sessant’anni dalla prima? Che domande! William Loman c’est moi, direbbe Flaubert. Questo venditore in là con gli anni che non si arrende allo scorrere del tempo, tormentato dall’idea di un successo terreno che mai è stato in grado di raggiungere, è uno specchio perfetto della nostra Italia. O meglio, del nostro mondo, perché vivere in un villaggio globale significa anche condividere le medesime paturnie, insicurezze, desideri effimeri. Willy Loman, dunque, siamo noi. Non è facile ammetterlo a se stessi nel 2014, ma immaginate quanto doveva essere difficile per un americano del 1949, pieno di entusiasmo e convinto che l’ american way of life fosse l’unico stile di vita veramente accettabile, non barattabile per niente al mondo. Arriva Arthur Miller, e improvvisamente ti instilla il germe del dubbio: è veramente felicità quella che si respira tra le mura domestiche? Oppure ci sono delle zone d’ombra molto vistose, su cui vale la pena di imbastire un testo teatrale? Queste sono le domande che si è posto Miller dopo la fine della Guerra. Il fatto che, a distanza di così tanti decenni, siamo ancora fermi lì a porci gli stessi quesiti, è la dimostrazione che il drammaturgo newyorkese ci vedeva parecchio lungo.


Sulla bravura di Elio De Capitani e Cristina Crippa sono già stati spesi fiumi d’inchiostro: Saltinaria si accoda, con convinzione, a tutti gli elogi che finora hanno meritatamente ricevuto. Anche Angelo Di Genio e Marco Bonadei, pian pianino, stanno diventando due nomi di richiamo, due influencer del teatro. Permetteteci allora, in questa sede, di soffermarci su altri componenti del cast. Vincenzo Zampa ha una dote che non tutti possiedono, e chi non l’ha vorrebbe tanto averla: la simpatia naturale. Quando lo vedi maneggiare una radio d’epoca ti mette subito allegria (eppure, lo si scopre dopo, il suo personaggio è ‘na carogna di quelle che non vi diciamo), ma è nei panni del cameriere che salta fuori la chiave brillante, irresistibile. Gabriele Calindri è Ben, l’irsuto esploratore che ha fatto tanta fortuna in Alaska, suscitando ammirazione nel povero Willy. “Contro il logorio della vita moderna” - direbbe il padre Ernesto - basta ascoltare per dieci minuti la bella voce di Gabriele, e immediatamente ti riconcilia col mondo, ti fa stare meglio.


Ben è uno dei personaggi che ritornano alla mente del commerciante, ormai triste e sconsolato dopo tutte le pedate in culo che si è preso dalla vita. Fosse l’unico ad apparirgli, non ci sarebbe da preoccuparsi: il fatto è che il povero Loman è assillato dai fantasmi del passato, che gli levano serenità, gli fanno perdere il senso della realtà. Inside his head (dentro la sua capoccia, per i non anglofoni) c’è tutto un mondo che gli scorre davanti, apparentemente piacevole ma in realtà inquietante. C’è anche una sua ex amante, interpretata da Alice Francesca Redini. Piccola parentesi su Alice. Nel backstage ha espresso a chi scrive un pizzico di preoccupazione, perché lo spettacolo di lì a breve sarebbe andato in scena in presenza di una scolaresca. “Chissà cosa diranno quei ragazzini, quando mi vedranno tutta nuda…”. Già, cosa avranno detto? I più accorti tra loro l’avranno presa come una lezione di storia dell’arte: la Redini “desnuda” è ammaliante come una statua di Canova; è un esemplare - in carne e ossa - dello stile Neoclassico. Avranno pensato, tra sé e sé: una, cento, mille di queste rappresentazioni teatrali! Quando poi l’hanno vista nei panni di Letta invece tutti, nessuno escluso, avranno commentato: “È molto più carina del suo omonimo capo del Governo”.


Insomma, Death of a salesman è un’altra scommessa vinta dall’Elfo. Ci sono due modi per vincere le scommesse: o hai culo oppure sei molto bravo. Un po’ di fortuna nella vita serve sempre, ma senza ombra di dubbio è l’estro di chi lo ha messo in scena, e ha dato corpo ai personaggi, l’ingrediente principale di questo feeling così speciale con gli spettatori. Feeling che continuerà - inalterato - fino al 2 febbraio. Si accettano scommesse.

  

Teatro Elfo Puccini (sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 15.30
Biglietti: intero € 30.50, martedì biglietto unico € 20, ridotto <25 anni e >65 anni € 16 - gruppi scuola € 12
Durata: 175' + 15' di intervallo


Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

TOP