Morte di Danton - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Domenica, 13 Marzo 2016 

Nella regia di Mario Martone (che ne cura anche le scene) arriva al Piccolo Teatro Strehler - dall' 1 al 13 marzo - Morte di Danton di Georg Büchner, un testo grandioso, con una compagnia di grandi interpreti, tra cui: Giuseppe Battiston (nel ruolo di Georges Danton), Paolo Pierobon (Robespierre), Iaia Forte (Julie, moglie di Danton), Paolo Graziosi (Thomas Payne), Alfonso Santagata (Lacroix), Roberto De Francesco (Philippeau). Lo spettacolo, che vede impegnati in palcoscenico 30 attori e 20 tecnici, è prodotto dal Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale.

 

MORTE DI DANTON
di Georg Büchner
traduzione Anita Raja
regia e scene Mario Martone
con (in ordine alfabetico) Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Denis Fasolo, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Alfonso Santagata, Massimiliano Speziani, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti
e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione
costumi Ursula Patzak
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
registi collaboratori Alfonso Santagata e Paola Rota
scenografo collaboratore Gianni Murru
si ringrazia per la collaborazione Bruno De Franceschi
produzione Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale

 

Il sipario si apre: la scena è semplice e maestosa al tempo stesso. Drappi rossi e pochi elementi d'arredo in stile Luigi XVI ci accolgono. Siamo di fronte a un grande ossimoro scenico che sarà la nota distintiva di questo controverso spettacolo. Il bello e l'opulento, il rigore e lo sfarzo, la violenza del tutto e la fine di un'epoca e di uno stile.

La vicenda è ambientata durante la Rivoluzione Francese, in quel periodo cupo chiamato “Terrore Giacobino”. I protagonisti: Robespierre, Danton e, nell'ombra, Saint-Just. Danton è l'uomo, l'essere umano nel quale ci si può specchiare, avvolto dalle sue passioni e corruttibile. Diventa scomodo. In nome della Giustizia che è divenuta più importante della vita umana, viene divorato dal mostro che egli stesso ha contribuito a creare.

Un grande spettacolo. Grandi attori: Paolo Pierobon e Giuseppe Battiston sono i protagonisti. Un grande progetto registico e un grande regista: Mario Martone. Una grande produzione (trenta attori in scena, cosa davvero rara di questi tempi). Ci sono tutti gli ingredienti per uno spettacolo incredibile, eppure qualcosa cigola. Questo carro ha solo tre ruote. Quale manca? La vita. Manca il respiro scenico, quel “hic et nunc” che può tenerci appesi ad un filo e trascinarci in un vortice, in una passione. Quel “je ne sais pas quoi” che ci fa piangere, ridere, ci tiene incollati. Sì, la vita, grande assente. La recitazione è molto tecnica, formale. Certo di altissimo livello, questo è innegabile, ma viene da chiedersi perché tanto sbraitare, perché tutte queste declamazioni, servono davvero? E poi, inaspettatamente, arriva un momento magico che apre uno squarcio di luce tra la cortina della noia: c'è una scena di vita domestica nella quale l'attrice Irene Petris (che interpreta la moglie di Camil), tiene in braccio un bambino di uno o due anni. Ad un certo punto, in un momento di pathos davvero ottocentesco, il piccolo da' delle pacche in testa all'attore che interpreta suo padre. E, magia delle magie, cosa accade in quell'unico e irripetibile momento? Il pubblico ride di cuore, spontaneamente. E perché? Perché è successo qualcosa, l'imprevisto, e l'unicum teatrale è avvenuto, finalmente. Il bambino, vivo e vitale, ha portato la vita. Tutti se ne sono accorti. Quando accade il teatro, lo capiscono tutti, anche chi di teatro non ne sa nulla. Questa è la grandezza dell'arte.

L'opera di Buchner è e resta, nonostante tutto, davvero straordinaria (per chi non la conoscesse, questa può essere una prima fonte per poi approfondire). Solleva in noi molte domande. Cos'è davvero la Giustizia? Conta più un ideale o una persona? Chi arriva a governare diventa per forza corrotto? Un dramma cupo, intenso, stimolante e profondamente erotico.

Peccato per la volontà di buttarlo addosso al pubblico senza lasciarsene attraversare. Peccato per quest'occasione forse mancata dagli attori e dal regista di creare qualcosa di più autentico viene da dire, ma non è propriamente adatto come termine. Forse di esperito, lì, davvero, davanti a noi. Che cosa resta del teatro se non l'esperienza che gli attori e il pubblico vivono insieme?

David Mamet nella suo saggio “I tre usi del coltello” si rivolge così agli attori:
Una piccola eresia: il nostro teatro è pieno di drammi che si occupano di Problemi Importanti; i drammaturghi e registi ci arringano esponendo le loro corrette opinioni su molti argomenti […] ma in fondo non sono che arringhe, non sono teatro, e non sono cose divertenti da fare. Il pubblico e l'attore approvano con acquiescenza, prendono posto in platea o sul palcoscenico felici di essere persone che pensano le cose giuste, ma così si corrompe lo scambio teatrale. Il pubblico dovrebbe andare a teatro e voi in scena, non come si andasse a donare il sangue. Nessuno vuole pagare un mucchio di soldi e sprecare tempo prezioso per vedervi agire in modo responsabile. Vogliono vedervi agire in modo eccitante. E non potete risultare eccitanti se non siete eccitati; e non potete essere eccitati se non pensate a niente di più stimolante della vostra noiosa concentrazione, della vostra performance e dei buoni sentimenti”.

Sì, un carrozzone obsoleto e formale, che ci rimanda a un tipo di teatro, che cosa può ancora raccontarci se fatto in questo modo? Come può davvero arrivare alle nostre vite? Il teatro non è un museo. Non c'è un capello fuori posto. Non si può criticare niente. Ma manca esattamente la cosa per cui, dopo una giornata di lavoro, ci si fa forza e si va in teatro ad assistere a tre ore di spettacolo: la passione, il divertimento, l'amore. Che senso ha se io, spettatore, non mi emoziono neanche un po'? Non sarà forse che il teatro di regia sta decretando la morte del teatro e dell'arte dell'attore oltre a quella di Danton?

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea intero € 33, ridotto card Gio/Anz € 21; balconata intero € 26, ridotto card Gio/Anz € 18
Durata: 3 ore e 30 minuti (compreso intervallo)

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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