moro: i 55 giorni che cambiarono l'Italia - Teatro India (Roma)

Scritto da  Giovedì, 27 Novembre 2014 

“Non l’hanno ucciso le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi dallo Stato”. Questa frase è il fulcro centrale dello spettacolo "moro: i 55 giorni che cambiarono l'Italia" scritto da Ferdinando Imposimato e Ulderico Pesce che lo interpreta e lo dirige dal 25 al 30 novembre al Teatro India.

 

Produzione Centro Mediterraneo delle Arti presenta
MORO: I 55 GIORNI CHE CAMBIARONO L'ITALIA
scritto da Ferdinando Imposimato e Ulderico Pesce
diretto e interpretato da Ulderico Pesce
interventi in video del Giudice Ferdinando Imposimato

 

Ulderico Pesce è un artista prezioso, una lucina nella notte dell'abulìa sociale, un piccolo ma tenace grimaldello della comoda assuefazione popolare, un oblò nel tunnel della vita da bravi soldatini senza domande. Ulderico Pesce dedica la sua arte alla divulgazione di storie pericolose, scomode, che sarebbe meglio dimenticare e che invece è essenziale mantenere dietro gli occhi. Storie per la sua terra, la Basilicata, e per l'Italia in generale, come “Asso di monnezza”, sui traffici illeciti dei rifiuti in Italia e “Storie di scorie” sul pericolo nucleare in Italia.

Con la preziosa collaborazione del Giudice Ferdinando Imposimato, è di nuovo in scena, in questi giorni con lo spettacolo “moro”.

Aldo Moro, segretario della Democrazia Cristiana, si macchiò del compromesso storico con Berlinguer, facendo entrare il Partito Comunista Italiano nella maggioranza del quarto governo Andreotti; cosa poteva fare, l'elite del potere transnazionale, se non rapirlo, nascondendosi dietro le bandiere delle Brigate Rosse, il 16 marzo 1978 ed ucciderlo, il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia?

La storia ci viene raccontata da Ciro, 15 anni, fratello di Raffaele Iozzino, uno dei cinque uomini della scorta di Moro, sacrificati alla ragion di Stato. Raffaele veniva da una famiglia semplice, contadina, con semplicità vedeva le cose giuste e per esse impegnò e sacrificò la vita.

Pesce, tramite la voce di Ciro, descrive con delicatezza la vita a Casola di Napoli, loro paese di origine, la prima televisione dell'ottima, italiana, Mivar, le piantine di fava seminate da Raffaele, che ingiallirono irrimediabilmente... “le piante sentono il dolore degli uomini”.

Descrive la tenerezza degli incontri con i congiunti degli altri uomini della scorta, ognuno di passaggio, in quella via Fani, verso i propri sogni.

Descrive lo sgomento, l'incapacità di cogliere il senso di avvenimenti, agli occhi degli onesti, incomprensibili. Perchè Francesco Cossiga ha smantellato l’Ispettorato antiterrorismo, diretto da Emilio Santillo, che aveva ottenuto ottimi risultati e lo ha sostituito con l’Ucigos, un organismo speciale della Polizia di Stato, alle dipendenze del Ministero degli Interni presieduto dallo stesso Cossiga? Perchè le auto di Moro e della scorta non erano blindate? Perché la scorta era costretta a tenere le armi nel bagagliaio e non con sè? Come facevano i brigatisti a sapere giorni prima il percorso delle due auto se tale percorso veniva deciso la mattina stessa al Viminale? Chi erano quelle due persone in moto che hanno sparato 49 colpi con un arma di alta precisione? Perchè Camillo Guglielmi, membro dei Servizi Segreti Italiani, era a via Fani nel momento dell'agguato? Perchè i telefoni dell'area sono rimasti muti per oltre un'ora durante e dopo il rapimento? Che fine ha fatto il rullino di foto scattate da un cittadino, a persone e cose, durante e dopo l'avvenimento, messo a verbale come reperto e subito scomparso? Perché è rimasta inascoltata la testimonianza di quel detenuto che pochi giorni prima aveva affermato di aver saputo che Moro sarebbe stato rapito? Perchè l'inchiesta non è stata assegnata subito al giudice istruttore competente, Ferdinando Imposimato, preferendogli l'UCIGOS... di Cossiga?

Perchè Steve Pieczenik, consulente del Dipartimento Usa nel 1978 in materia di terrorismo, componente del comitato di crisi voluto da Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno, durante il rapimento e poi l'uccisione di Aldo Moro da parte delle Br, ha potuto ammettere impunemente, proprio di recente, che il caso Moro fu una "manipolazione strategica al fine di stabilizzare la situazione dell'Italia", che “Moro doveva morire”, senza che un popolo, il nostro, ne rimanesse sconcertato e violentato?

Resta quella foto, una mano inerme fuoriesce dal lenzuolo che copre il corpo crivellato di colpi di Raffaele Iozzino; su quella mano, l'unica che sia riuscita a sparare dei colpi di arma da fuoco per conto dello Stato, contro il proprio Stato, c'era un orologio Seiko che segna l'ora in cui l'Italia, ad un bivio, ha scelto di perdere l'anima. Il giorno dopo erano già gli anni '80 del nichilistico orticello proprio.

Uno spettacolo fondamentale, che dovrebbe essere visto da tutti, perché a tenere la testa sotto la sabbia, si rischia di soffocare.


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18
Durata spettacolo: 75 minuti
Lo spettacolo proseguirà le repliche dal 2 al 14 dicembre al Teatro Lo Spazio di Roma
(per informazioni: biglietteria 06.77076486)

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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