Molto rumore per nulla - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Enrico Vulpiani Domenica, 12 Gennaio 2014 

Dall'8 al 26 gennaio. Giancarlo Sepe firma una versione gitana, multietnica e caleidoscopica del celebre capolavoro shakespeariano. La strada, patria di tutti e di nessuno, accoglie personaggi privi di convenzioni sociali e quindi liberi di essere se stessi, di sciogliersi in canti e balli, tramandando e vivendo passioni, intrighi ed amori.

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Eliseo presenta
Francesca Inaudi e Giovanni Scifoni in
MOLTO RUMORE PER NULLA
di William Shakespeare
traduzione e adattamento di Giancarlo Sepe
con Pino Tufillaro, Daniele Monterosi, Lucia Bianchi, Mauro Bernardi, Daniele Pilli, Valentina Gristina, Claudia Tosoni, Camillo Ventola, Fabio Angeloni
e con Leandro Amato nel ruolo di Borraccio
regia Giancarlo Sepe
produzione Francesco Bellomo

 


Sullo sfondo, un'enorme insegna di Messina ci dà le spalle; nascosto dietro di essa, il popolo gitano si nasconde al mondo borghese, complotta la propria vita, che non compare su Facebook, sussurrando umane storie di potere, sentimenti, invidia, meschinità ed orgoglio. Il popolo di strada si rannicchia fra improvvisati arredamenti di scarti, gentilmente offerti dal Dio Consumismo.


Solo il firmamento di stelle è faro e testimone di quella tradizione orale che, come un mantra, racconta vite vissute e spinge chi le ascolta a ripetere gli stessi prodigi ed errori. L’uso fitto ed intricato della parola e dei bisticci verbali sarà il “deus ex machina” della strana e pittoresca accolita.


Arriva il principe Pedro d’Aragona e il vecchio Leonato lo accoglie nella sua casa, con il suo seguito, inchinandosi reverenzialmente e non riuscendo più a drizzare dignità e schiena, se non in condizioni drammatiche.


Pentole fumanti sprigionano in platea i propri profumi, costumi tracotanti di colori e scintillanti sono sfarzosi testimoni degli sguardi dell’amore dichiarato fra il conte Claudio e la figlia di Leonato, Ero, mentre la nipote dello stesso, Beatrice, ed il nobile Benedetto da Padova si scambiano sottili e vezzose stoccate di un'astiosa ed implicita passione.


Il peccato originale prevede, però – ahimè - che nessun amore possa essere felice in modo semplice; così, il perfido Don Juan, con il fido Borraccio, trama nell’ombra per far saltare il matrimonio, l’istituzione in sè e la cerimonia stabilita fra i due innamorati.


Se la calunnia è un venticello, l’inganno messo in scena dal “metrosexual” Borraccio lo trasforma in tempesta e Claudio, con il benestare di Pedro, infama la dolce e sincera Ero. Solo fingendosi morta riuscirà a tornare viva! Tali fitti intrighi porteranno tutti i personaggi a vedere, sentire e soprattutto notare quello che normalmente non coglierebbero.


Come Claudio è ingannato da quel che vede mentre spia il convegno notturno della presunta Ero, così Beatrice e Benedetto sono a turno ingannati da quel che odono mentre separatamente origliano i discorsi dei loro compagni o compagne. La scoperta fatta li porterà poi a farsi nuovamente indagatori per quel che concerne i propri sentimenti e, toh! Si scopriranno piacevolmente, reciprocamente ben disposti.


Benedetto e Beatrice, possessori della saggezza e prudenza che il tempo ha loro regalato, rappresentano l’evoluzione dell’essere umano; hanno imparato, per necessità, a nascondersi dietro la propria maschera, ma non ne divengono schiavi, sanno quando e con chi è tempo di svelarsi. Il primo ha ormai travalicato le pochezze maschiliste e vede lucidamente l’innocenza di Ero, l’altra, fiera e ardente, invoca la vendetta contro gli alfieri dell’infamia.


Tutte le complicazioni, il baccano, le confusioni e gli equivoci sono dovuti ad un difetto di comunicazione, che pregiudica la corretta comprensione delle ragioni altrui e di se stessi. Shakespeare ci vuole suggerire come qualsiasi inconveniente nella vita vada affrontato in modo ponderato ed a viso aperto, con coraggio, senza farci travolgere dagli eventi e dalle emozioni come fa l’ingenuo Claudio, ma soprattutto si deve capire se si tratta di un vero problema o se è solo molto rumore per nulla. In tal caso, come ci insegna il sapiente Benedetto, va velocemente e risolutamente tacitato con un bacio!


La regia di Sepe segue la sua nota e piacevole cifra stilistica, attraverso numerosi e suggestivi richiami, dettati dall’uso di dialetti, ambientazioni e costumi (splendido lavoro di Carlo De Marino). Il mondo di Kusturica si contamina con la comicità della Smorfia. Gli attori offrono alla commedia un valore aggiunto, tra i quali, oltre ai bravissimi Giovanni Scifoni (Benedetto) e Francesca Inaudi (Beatrice), ricordiamo lo spassoso Leandro Amato nel ruolo di Borraccio e la deliziosa Lucia Bianchi nel ruolo di Ero.

 

 


Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/488721 (centralino), 06/4882114 | 06/48872222 (botteghino)
Orario spettacoli: mercoledì 8 gennaio ore 20.45; martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì e domenica ore 17; sabato ore 16.30 e 20.45
Biglietti: platea 33 €, balconata 29 €, I galleria 18.50 €, II galleria 13 €
Durata: 1 ora e 55' compreso intervallo

 

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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