Molière: la recita di Versailles - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Sabato, 25 Febbraio 2017 

Un Paolo Rossi uno e trino prende spunto da L'improvvisazione di Versailles di Molière per parlare di ciò che gli sta più a cuore: il teatro e la politica in senso lato.

 

MOLIÈRE: LA RECITA DI VERSAILLES
di Paolo Rossi e Giampiero Solari, su canovaccio di Stefano Massini
regia Giampiero Solari
con Paolo Rossi, Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell'aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Bika Blasko, Riccardo Zini, Karoline Comarella, Paolo Grossi
canzoni originali Gianmaria Testa
musiche eseguite dal vivo I Virtuosi del Carso
scene e costumi Elisabetta Gabbioneta
luci Gigi Saccomandi
una produzione Teatro Stabile di Bolzano

 

“Molière: la recita di Versailles” ricalca, nella struttura, "L'improvvisazione di Versailles", opera commissionata nel 1663 a Molière stesso dal Re Sole Luigi XIV, che amava divertirsi nel mettere in difficoltà le due compagnie che al tempo si contendevano i suoi favori: quella di Molière, appunto (Illustre Théâtre), e quella de l'Hôtel de Bourgogne (a prevalere fu quella di Molière; in seguito alla morte del commediografo, avvenuta dieci anni dopo, le due compagnie vennero fuse per ordine del re a formare la Comédie Française). Per vincere la sfida, Molière decise di scrivere e mettere in scena un'opera metateatrale, in cui il re Luigi XIV chiede alla compagnia di imbastire un nuovo spettacolo per lui nel giro di poche ore. Tra malanimo degli attori, citazioni delle querelle dell'epoca e ansie da debutto arriva infine il contrordine del re, resosi conto di aver messo gli artisti in troppo grande difficoltà. Nella commedia - che, a parte questo spunto di trama, non è molto coesa - Molière e i suoi attori interpretavano non soltanto se stessi, ma anche i ruoli via via assegnati a ciascuno, dando modo all'attore-commediografo-capocomico di mostrare quali fossero le sue idee in fatto di recitazione divertendosi, al tempo stesso, nel ridicolizzare le beghe del proprio mondo, a partire dalla pretenziosità di certi attori per finire con la critica (appena un anno prima, La scuola delle mogli aveva sì definitivamente consacrato Molière, al prezzo però di una polemica apparentemente interminabile).

Lo spettacolo del triumvirato Rossi-Solari-Massini parte da premesse molto simili, prendendo a prestito lo spunto della commedia da improvvisare per parlare di ciò che sta più a cuore all'istrione Paolo Rossi, il teatro e la politica in senso lato. De L'improvvisazione di Versailles rimangono il gioco metateatrale, gli scontri in compagnia, il mettere in scena qualcosa per parlare d'altro. Paolo Rossi incarna di volta in volta se stesso, Paolo Rossi l'attore e Molière (sic et simpliciter o intento a recitare anche lui), alternando monologhi propri a scene de Il Misantropo, Il Tartufo e Il Malato immaginario (tradotte e adattate da Massini) e a scene di raccordo incentrate sulla vita di compagnia o su altri argomenti metateatrali. Il primo atto, in particolare, regala piccole perle come la battuta "Oggi recitano tutti, i commercialisti, i dottori, i politici... quelli che recitano peggio sono gli attori - se continuano a recitare alla vecchia maniera" e come la metafora sulla recitazione che vede un bicchiere di cristallo (l'attore) che, riempito di vino (il personaggio), può essere usato per tagliarsi le vene del braccio (la persona), spargendo così il proprio sangue e il vino insieme sulle tavole del palcoscenico. Dopo l'intervallo, nelle vesti di un papa a metà tra Bergoglio e Che Guevara, Paolo Rossi introduce il filone portante del secondo atto, incentrato sulla satira sociale.

Tuttavia, per quanto interessanti, le premesse sono, a giudizio di chi scrive, mal servite da una serie di scelte che, in definitiva, depotenziano tanto l'istrionismo del protagonista - circondato da tanti, troppi (per quanto certamente capaci) attori -, quanto la carica ironica e provocatoria alla base dello spettacolo, che giocoforza annega tra i flutti dei mille accenni a questo o a quell'argomento, paratatticamente introdotti senza neanche essere sorretti da una necessità anche di fondo, mentre il filo de L'improvvisazione di Versailles si rivela troppo tenue e il promesso elemento d'improvvisazione in scena troppo marginale.

 

Teatro Vittoria - piazza di Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5740170 - 06/5740598, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: lunedì (ore 16-19), dal martedì al sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)
Orario spettacoli: dal 2 al 12 febbraio 2017 ore 21 (domenica ore 17.30, mercoledì 8 ore 17.00)
Biglietti: intero platea 28€, intero galleria 22€ (compresi 3€ di prevendita); ridotti in convenzione: platea 21€ e galleria 18€ (compresi i 3€ di prevendita)
Durata spettacolo: 130 minuti

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Alice Fadda, Ufficio stampa Artinconnessione
Sul web: www.teatrovittoria.it

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