Moel - Teatro Brancaccino (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 23 Dicembre 2015 

Andato in scena dal 17 al 20 dicembre al Teatro Brancaccino di Roma, "Moel" di Marco Andreoli, con la regia di Alessandra Felli, è uno spettacolo che si scopre riscaldandosi. Mentre cerca, attraverso il suo svolgimento, di creare sul palco certi limitanti confini della mente.

 

Khora.teatro presenta
MOEL
di Marco Andreoli
con Vladimir Doda, Silvia Grande, Giuseppe Rispoli, Francesca Tomassoni
regia Alessandra Felli
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Francesco De Nigris
assistente scene e costumi Laura Giannisi
foto di scena Antonio Petruccelli
grafica Daniele Esposito
con il sostegno dell’associazione Ex Lavanderia e Teatro Argot Studio

 

Myriam, un’americana. Osip, un tiratore sportivo russo. Esh, un chiromante indiano. Laura, una giovane italiana. In linea, questi quattro personaggi, condividono - senza volerlo - uno spazio. Condividono un tempo, un pianerottolo, e certe assurde dinamiche. Ognuno costruttore singolo ed essenziale di un rebus che per essere risolto ha bisogno dello spettatore.

Nessuno è ciò che pensa l’altro. Poiché l’altro non è ciò che sarebbe immediato immaginare. Niente è come sembra. Ed è proprio questo continuo “sembrare qualcosa di altro” il problema. L’importanza che il concetto d’identità ha (o dovrebbe avere) viene stravolta. Una serie di ipotesi diverse, scadenti, contrastanti, bastano a definire ciò che l’altro è. Almeno momentaneamente e senza starci troppo a pensare bene.

La sequenza delle scene ricorda uno di quei thriller americani dove (se ti va bene) capisci tutto solo alla fine. Qui (per fortuna) qualcosa si capisce anche in itinere, facendosi scoprire comodamente. Il ritmo della pièce è scandito dalle luci, dal buio, dal movimento dei personaggi che diventa spesso circolare. C’è uno strano suono che fa il telefono quando squilla. Ci sono dei salti, quasi visibili, che il racconto fa immaginando un cerchio che si deve chiudere, invitando così lo spettatore all’ascolto. E alla risoluzione (appunto) sperata.

Infelici, fastidiose, etichette sbagliate, delimitano lo spazio dentro il quale gli attori si muovono, facendolo diventare soffocante e privo di una vera comunicazione. Dannosi pensieri che rimangono puntati in testa “come spilli” creano un rifugio in grado di diventare in poco tempo una piccola, ma pur sempre rassicurante, realtà. Dalla quale però è inevitabile intravedere anche altro.

Ma dove vanno a finire i dubbi, così preziosi? Cosa fare per non mettere nulla in discussione e alimentare questa fragile apparenza? I personaggi a tratti sembrano prendere posizione scegliendo di diventare ognuno “la peste dell’altro”. Ma anche questa è una possibilità che diventa presto provvisoria e inefficace.

Inseguendo lo spettacolo ci viene continuamente mostrato come, in effetti, la fantasia può essere esercitata solo “al di fuori della razionalità”, e come questo vitale esercizio, ahimè, nasconda anche alcuni rischi. Ma come, comunque, questo allenamento sia dannatamente affascinante.

"Moel" non parla solo per dare conferme, ma soprattutto per confondere, utilizzando belle parole e rivelandole in maniera piacevole. Cerca poi di farsi contenitore di altri temi, altre storie. Ma forse il salto che serviva a sollevare anche questi ultimi non era poi così deciso. Ed è un bene, perché il “meno” diventa spesso “più”. E, alla fine, bisogna ammettere che questa pièce aveva già un bel da fare.

 

Teatro Brancaccino - via Mecenate 2, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80687261
Orario spettacoli: dal giovedì al sabato ore 20.00 domenica ore 17.30
Biglietti: intero 15,50 (comprensivo di prevendita); ridotto 11,50

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Tiziana Cusmà, Ufficio stampa Khora.teatro
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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