Modigliani - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Lunedì, 28 Marzo 2016 

Il travagliato, sensuale, audace ed inconfondibilmente personale universo artistico di Amedeo Modigliani si annoda inestricabilmente con la dimensione esistenziale di un uomo incapace di dominare con la razionalità i demoni delle passioni che lo condurranno inesorabilmente verso la rovina, sullo sfondo della dissolutezza bohémien della Parigi primo-novecentesca. Angelo Longoni costruisce un ritratto affascinante del pittore livornese, evitando con destrezza le sabbie mobili del biografismo documentario, per procedere piuttosto attraverso suggestioni ineffabili ed un costante parallelismo tra la sua sofferta ricerca estetica e gli amori travolgenti che ne costellarono gli ultimi quindici anni del percorso di vita. Ad incarnare il tormentato, impulsivo, carnale Modì, un convincentemente solido ed impetuoso Marco Bocci, attorniato da un affascinante gineceo di talentuose interpreti - Romina Mondello, Claudia Potenza, Vera Dragone e Giulia Carpaneto - nei panni delle quatto donne che più influenzarono la parabola del maestro, muse ispiratrici, voluttuose tentatrici, testimoni dei suoi istanti di fervida creatività così come del suo progressivo sprofondare in un abisso di perdizione e malattia.

 

Alessandro Longobardi per O.T.I. e Mario Minopoli per Pragma presentano
Marco Bocci in
MODIGLIANI
di Angelo Longoni
con Romina Mondello, Claudia Potenza, Giulia Carpaneto e Vera Dragone
musiche Ryuichi Sakamoto
scene Gianluca Amodio
costumi Lia Morandini
contributi video Claudio Garofalo
regia Angelo Longoni
si ringrazia per la collaborazione l’Istituto Amedeo Modigliani

Personaggi e interpreti:
Amedeo Modigliani - Marco Bocci
Beatrice Hastings - Romina Mondello
Jeanne Hébuterne - Claudia Potenza
Anna Achmatova - Vera Dragone
Kiki de Montparnasse - Giulia Carpaneto

 

ModiglianiIntuizione particolarmente felice ed originale quella coltivata da Angelo Longoni nell'addentrarsi tra i meandri della complessa sensibilità di Modigliani: strutturare il racconto per vivide istantanee del suo lussurioso periodo parigino (1906-1920), concentrando l'attenzione sulle passioni dirompenti che sconquassarono il suo animo, permette alla pièce di instaurare con lo spettatore un inedito canale comunicativo, rimanendo nell'alveo del ritratto d'artista ma presentandolo da una prospettiva moderna e suggestiva.

L'irrequieto, doloroso retroterra storico, culturale e sociale all'interno del quale si dipanano le vicende, l'evoluzione del linguaggio pittorico del maestro, gli immortali stilemi della sua interpretazione del reale (l'inconfondibile stilizzazione dei volti, i colli affusolati e dalla lunghezza anti-naturalistica, la dimensione intima e fortemente erotica del suo rapporto con i soggetti rappresentati, la volumetria astrattizzante, solida, plastica e semplificata delle sue figure con evidente derivazione dal suo passato entusiasta di scultore e dalla sua formazione sostanziata di classicismo rinascimentale) rimarranno preziosi dettagli volti ad incorniciare l'intensa raffigurazione degli istinti insopprimibili, delle sofferenze lancinanti, degli amori esaltanti di un uomo. Non dunque l'artista i cui dipinti vengono oggi battuti all'asta a suon di rilanci milionari, trafugati con rocambolesche avventure o falsificati con ingegnosa perizia, ma Amedeo Modigliani nella sua essenza di uomo carnale e al contempo lirica, voluttuosa e ad un tempo poetica.

Nella galvanizzante Parigi di inizio Novecento, nei quartieri di Montmartre e Montparnasse che rappresentarono l'effervescente polo catalizzatore di un'intera generazione di artisti provenienti da tutto il mondo, facciamo dunque la conoscenza dell'affascinante Modì (un carismatico e vigoroso Marco Bocci) attraverso le più celebri tra le donne da lui amate visceralmente ed eternate nel loro fascino impenetrabile attraverso la ricercatezza della sua arte. Al primo periodo del suo approdo nella Ville Lumière risale l'incontro con Kiki de Montparnasse (un'esuberante Giulia Carpaneto), disinibita modella e prostituta che lo introduce ai libertini circoli bohèmien dove intreccerà il proprio percorso con i più rinomati artisti dell'epoca, tra cui Picasso, Utrillo, Rivera, Cèzanne, Brancusi e Soutine, iniziandolo altresì ad alcuni dei vizi che costelleranno la sua spirale auto-distruttiva, quali assenzio, oppio e hashish.

E' quindi la volta di Anna Andreevna Achmatova (ne veste i panni Vera Dragone, sostituita con eleganza e lodevole capacità attoriale nella replica oggetto della presente recensione, a causa di un improvviso malore, dall'ottima Eleonora Ivone), seducente poetessa russa, diafana e raffinata, moglie del poeta Nikolaj Gumilëv, che instaura con Modigliani un'intesa spirituale ed intellettuale di rarissima intensità, allontanandolo per un breve frangente dai paradisi artificiali offerti da droga e alcol, ma poi finendo per abbandonarlo, precipitandolo nello sconforto più assoluto, essendo la poetessa incapace di recidere i legami con la madrepatria russa alla quale farà ritorno assieme al marito.

In questo momento di ottundente depressione, mentre l'Europa si avvicina all'incubo del primo conflitto mondiale, Modì incontra casualmente presso un bistrot la giornalista inglese Beatrice Hastings (magnificamente interpretata, in un brillante caleidoscopio di molteplici sfumature, da Romina Mondello), corrispondente del quotidiano britannico The New Age al quale invia le proprie “Impressions of Paris”; incoercibilmente volitiva, eccentrica, indipendente, manipolatrice, con un matrimonio naufragato alle proprie spalle ed affilate armi seduttive che le consentono di fare immediatamente breccia nell'animo inquieto del pittore livornese, la Hastings intreccia con lui un rapporto decisamente burrascoso, passionale e litigioso, imponendogli costantemente il proprio imperioso punto di vista. Lo convince in primo luogo ad abbandonare definitivamente la scultura a favore della pittura, più remunerativa e salutare (la polvere prodotta dal marmo fa malissimo ai suoi polmoni fiaccati dalla tubercolosi, causandogli continua tosse e violente crisi respiratorie) e subito dopo lo forza ad esporre le proprie opere nei salon parigini e ad intessere attenti rapporti con i mercanti d'arte per non trascurare l'aspetto commerciale del suo lavoro. La loro controversa relazione dopo due anni finirà però per naufragare inesorabilmente sotto la scure dei loro caratteri troppo dominanti per poter risultare compatibili.

ModiglianiMemore delle infuocate battaglie ingaggiate contro la Hastings, Modigliani affiderà gli anni del suo crepuscolo al delicato amore della giovanissima Jeanne Hébuterne (una vibrante e romantica Claudia Potenza) che, opponendosi fermamente all'aut aut impostole dalla famiglia di origine, sceglierà di accompagnare il pittore negli ultimi anni della sua esistenza, ormai sempre più profondamente minata dalla malattia, regalandogli una bambina, anche lei battezzata Jeanne. Proprio quando la sua devota compagna rimane incinta del secondo figlio, Amedeo muore al parigino Hôpital de la Charité, il 24 gennaio 1920; all'indomani della morte Jeanne straziata si getterà dalla finestra del quinto piano del loro appartamento in Rue de la Grande Chaumière, uccidendo con sé anche la creatura che portava in grembo, in un finale tragico che chiude nel più totalizzante dolore il cammino terreno di un uomo che non conobbe mai mezze misure o tonalità sfumate, sia nella vita che nell'arte, troppo impetuoso e indipendente per accettare anche il minimo compromesso.

La pièce scritta e diretta da Angelo Longoni presenta il personaggio Amedeo Modigliani con una narrazione vivace ed avvincente, apprezzabile attenzione ai dettagli biografici e l'arguta capacità di leggere l'evoluzione artistica del pittore attraverso il periglioso vissuto dell'uomo. Le musiche del compositore giapponese Ryuichi Sakamoto contrappuntano con morbidezza i passaggi più intensi dell'intreccio, mentre la scenografia di Gianluca Amodio ed i costumi di Lia Morandini riescono ad accompagnare immediatamente lo spettatore nell'affresco storico sapientemente dipinto dall'opera. Ad impreziosire l'allestimento i contributi video curati da Claudio Garofalo che riverberano in scena gli immortali ed enigmatici ritratti che hanno consegnato l'artista alla storia, sensuali ed inquietanti, così sanguignamente carnali e al contempo eterei negli sguardi impalpabili, dagli occhi vuoti ed apparentemente senz'anima. Unico dettaglio non del tutto riuscito risulta essere forse la presenza invasiva del tendaggio di sottili filamenti che costituisce il supporto di tali proiezioni: se difatti l'idea di incorniciare ed immergere la messa in scena nell'immaginario artistico di Modigliani risulta senz'altro suggestiva e vincente, meno azzeccata appare la presenza costante di questo supporto a separare le scene "in esterni" - dal lussureggiante Jardin du Luxembourg all'evocativo paesaggio offerto da una Tour Eiffel innevata - da quelle ambientate nel modesto appartamento al Bateau-Lavoir, comune di Montmartre popolata da un nugolo di artisti squattrinati, finendo talora per offuscare la visibilità dello spettatore.

Un plauso caloroso va infine rivolto al quintetto di interpreti in scena, appassionato, caparbio e generoso nel donarsi al pubblico, declinando le vicende raccontate in una chiave assolutamente moderna e godibile. Da sottolineare in particolare la solidissima prova recitativa di Marco Bocci - in scena pressoché ininterrottamente per l'intera durata della rappresentazione - densa di pathos, tensione emotiva e indiscusso carisma, e quella altrettanto memorabile di Romina Mondello, magistrale nell'indossare i panni di un personaggio femminile quanto mai complesso e sfaccettato, sensuale eppure aggressivo, acuto, eccentrico ed assolutamente emancipato. Le due settimane romane presso il Teatro Quirino hanno suggellato una prima tranche di repliche dello spettacolo, nato dopo quasi trent'anni di gestazione dalla fervida immaginazione e creatività di Angelo Longoni e già applaudito entusiasticamente al Teatro Morlacchi di Perugia, al Teatro Alfieri di Torino e nella altre tappe sinora percorse; auguriamo a una così affiatata e talentuosa compagnia che questo costituisca solo l'incipit di un cammino ben più lungo ed altrettanto luminoso.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 10 e mercoledì 16 marzo ore 17, sabato 19 marzo ore 17 e ore 21
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Biglietti: martedì - mercoledì - giovedì - venerdì - sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera - domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio stampa Teatro Quirino; Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.teatroquirino.it

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