Modì, l'ultimo inverno di Amedeo Modigliani - Teatro Leonardo (Milano)

Scritto da  Lunedì, 25 Aprile 2016 

Quando una vita viziata nel mutismo del tormento, che si sfogava solo in linee lunghe e sinuose, si rende musica, canto e gesto danzante l'orchestra della poesia si fa guidare dal suo miglior direttore. Il direttore de ''Modì - L'ultimo inverno di Amedeo Modigliani'' è Gipo Gurrado. Dal 14 al 17 aprile il Teatro Leonardo ha ospitato un musical commovente e divertente. Un saluto al Livornese che fece piovere su Parigi schizzi e bozzetti, un amore sconfinato e un fiume di follia.

 

MODÌ, L'ULTIMO INVERNO DI AMEDEO MODIGLIANI
libretto, testi, musiche, regia Gipo Gurrado
con Enrico Ballardini, Federica Bognetti, Giulia D'Imperio, Davide Gorla, Lucia Invernizzi, Chiara Muscato, Ilaria Pastore, Daniele Turconi
violoncello Saverio Gliozzi
chitarra e contrabbasso Gipo Gurrado
pianoforte Mell Morcone
batteria Mauro Sansone
movimenti scenici Lia Courrier
assistente alla regia Elena Scalet
scene e costumi Stefania Coretti, Maria de Marco, Vittoria Papaleo
luci Monica Gorla
audio Gabriele Simoni

 

Un lampadario decentrato.
L'odore forte dell'alcol spirato da bottiglie piene d'acqua e succo all'arancia rossa.

Perché l'arancia rossa in teatro ha l'odore forte del vino. Se vino deve essere.

Il solito foulard rosso che gli cinge il collo, un attorcigliarlo quasi per automatismo.
Il cappello nero, il cappotto scuro, lo sguardo angosciato.
E' Modigliani che a Livorno non ci torna, forse a maggio. Forse no.
E' Modigliani la cui figlia ha compiuto due anni, ma a lui non la fanno vedere, avrò pur il diritto di vedere mia figlia? Forse, ma tanto a Livorno non ci torni.
Si sentono in una eco lamentosa le voci della madre e della zia, preoccupate.
Lettere rare, scarse, leggere quanto un invito di poche righe, ma Modì non glielo racconta mica che il cielo è nero, che fa freddo, che piove dentro.
No, Modì non glielo scrive.

Tavoli vecchi, sedie impagliate alle sedute, vesti larghe e corpi magri.
Il vino che lascia dimenticare, sobrio non voglio tornare mai, suonate! Suonate!
La fame, la sbronza e la sete d'artista non sono come quelle degli altri e non sono neppure capricci d'artista.
La mamma e la zia non capiscono, infatti che piove dentro Modì non glielo scrive.
La baldoria nel solito buco, ove tutto pare concesso, l'eccesso dell'eccesso. Il vizio del vizio.
Canti e balli, abbracci e visioni nei fumi e nei bicchieri, abbracciamoci noi che lo sappiamo che non è capriccio d'artista, ma necessità di interrompere il tormento per il tempo di qualche bicchiere.

E a casa, di bianco vestita, in attesa di lui e di una creatura in pancia, c'è lei, la sua Jeanne, i capelli raccolti, la pazienza di un santo, sfoglia lei lenta i disegni dell'amato forse per colmare la sua momentanea assenza, forse per capire da dove è che viene l'angoscia che l'amante dentro si trattiene, forse per imparare ad amare di più lui e il suo creato.

Modì, il dio maledetto, in cui l'uomo che ama abusar di poesia, il mecenate, il mercante ha deciso di credere ciecamente.
Crea l'occasione il mecenate, crea la possibilità, la prima personale di Amedeo Modigliani, quella che doveva essere la rivelazione, la rivincita di un tormentato artista.
La prima personale dura un attimo. Un elogio alla pornografia, dicono.
Una caduta nel vuoto dell'incomprensione, come Alice nel paese della meraviglie che nel vuoto precipita così lentamente da poterlo realizzare il caos del vuoto.
Ed è in quello stesso caos vuoto che Modì lemme lemme scivola, bicchiere dopo bicchiere, vertigine dopo vertigine, quella che lo catturava davanti la bianca tela.
Lui, per cui linea è spazio concluso, anima catturata.

La mia Jeanne m'aspetta, tornavo presto e invece Ritratto.
La curva del corpo di questa lei sconosciuta mi cattura, quasi un dovere morale immortalare la lunghezza di questo collo, la tristezza di questi occhi, questa sublime bellezza che anche a palpebre chiuse resta impressa sull'occhio dell'anima.

Forse la vita di Modì fu davvero un musical, senza strumenti, una sonorità che solo egli avvertiva e che su tela trasformava.
Il ''Modì'' di Gipo Gurrado è il Modì più vero, l'artista e l'insaziabile vizioso, l'amante ciecamente innamorato e l'irrispettoso animo irriverente che non riesce a prendersi cura dell'amata incinta, è il Modigliani fatto uomo, non l'idealizzato che post mortem ci hanno presentato.
Un amore tormentato, un amico paesaggista che lo sa che non esiste il capriccio d'artista, la vita di un uomo che si è messo ad inseguire con la mina una linea sino a che quella stessa linea non l'ha strozzato, come il suo foulard rosso attorno al collo, l'ha stretto forte e come d'arte nacque per l'arte morì.

 

Teatro Leonardo - via Ampère 1 (angolo piazza Leonardo da Vinci), 20131 Milano
Per informazioni e prenotazioni: (Manifatture Teatrali Milanesi) corso Magenta 24, Milano - telefono 02/86454545 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (prenotazioni e prevendita da lunedì a sabato dalle 15 alle 19.30)
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20:30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: intero 21 €, ridotti 15/11 €
Durata: 1 ora e 30 minuti

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Manifatture Teatrali Milanesi
Sul web: www.mtmteatro.it

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