Mistero Buffo - Teatro Comunale (Todi)

Scritto da  Sabato, 31 Agosto 2019 

Il 1° ottobre del 1969 Dario Fo presentava al pubblico italiano la prima versione del suo “Mistero buffo”. A 50 anni dal debutto lo spettacolo, considerato il capolavoro della produzione del Premio Nobel, torna sulle scene. Eugenio Allegri dirige ancora Matthias Martelli, giovane talento, in questa giullarata popolare che ha costituito il modello per il grande teatro di narrazione degli ultimi vent'anni.

 

Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale presenta
in collaborazione produttiva con Art Quarium
Matthias Martelli in
MISTERO BUFFO
di Dario Fo
regia Eugenio Allegri
aiuto regia Alessia Donadio
luci e fonica Loris Spanu
artist management Serena Guidelli


Entusiasmante e commovente: sono le prime parole che mi vengono in mente, anzi mi salgono dal cuore, per questo favoloso spettacolo di Matthias Martelli guidato dall’accorta, precisa direzione artistica (regia mi sembrerebbe dir troppo poco) di Eugenio Allegri, evidentemente intenditore, studioso e conoscitore del genere comico-giullaresco recuperato, rielaborato e riproposto da Dario Fo.

L’inizio dello show è peraltro volutamente se non fuorviante quantomeno abbastanza scontato: un appassito e scialbo video con trailer del periodo fine anni Sessanta-Settanta sembrerebbe voler riproporre pedissequamente un omaggio al premio Nobel Dario Fo e alla straordinaria Franca Rame. E nell’attesa sospettavo: attento all’imitazione, allo scimmiottamento. Mi aspettavano due ore di one-man-show e sarebbe stato difficile resistere così a lungo ad una recitazione più o meno corrispondente all’originale col rischio di qualche scivolata nella caricatura.

Martelli invece deve molto, oltre che a se stesso e alla sua bravura indiscutibile, anche al suo regista o direttore artistico che lo ha plasmato non come un secondo Dario Fo (in miniatura, anche per la stazza), ma come un vero e proprio giullare degli albori dell’Umanesimo - in questo senso recuperando a sua volta e riproponendo una tradizione sulle orme di Dario Fo, più che sulla sua scia.

Ospite di un mio corso negli Stati Uniti al Middlebury College sul suo (e di Franca) teatro politico, correva l’anno 2008, chiesi a Dario se avesse individuato qualche erede artistico del suo lavoro. La risposta fu complessa e illuminante, posso citarla a memoria: “Il mio erede sarà il mio prosecutore. Nel senso che io non lascerò tanto o non solo un repertorio da riproporre così com’è, ma un modello di approccio critico esilarante e dirompente, iconoclasta e irriverente, del mio tempo.

Credo che Martelli e Allegri abbiano seguito questa indicazione del Maestro, perché ben presto la recita del “Mistero buffo” rompe la “quarta parete”, invade la platea, conquista il pubblico e lo trascina in una cavalcata giullaresca dove sacro e profano, antico e contemporaneo, fatti politici di oggi e scontri sociali e lotte di classe di tempi lontani, si fondono e fondano un vero e proprio attacco alla realtà brutale del capitalismo odierno, della prevaricazione, della sopraffazione dei deboli.

Ecco dunque che dall’omaggio al Maestro premio Nobel Dario Fo proposto nel programma di sala scaturisce (finalmente, mi dico tirando un sospiro di sollievo!) un lavoro autonomo, drammaturgico, che rimastica e risputa, digerisce ed espelle, attualizza le dinamiche e i contrasti di classe che perseguitano l’umanità sin dagli albori. Non a caso le “giullarate”, ovvero i “misteri buffi” duecenteschi recuperati e rilanciati da Dario Fo, trovano sul palcoscenico con Martelli un nuovo motivo di esistere e “resistere”, non solo come reperto dell’archeologia teatrale, bensì come carne viva, sanguinante, dolente e al contempo sghignazzante come le lingue dei monaci appesi alle porte da Bonifacio VIII, che sul patibolo del gran teatro del mondo hanno la forza di lanciare un monito politico per prendersi gioco, pur patendo, dei potenti.

Naturalmente la tecnica di recitazione di Martelli procede nella lezione e nella ricerca del teatro giullaresco di Dario, ma sopravanza e convince, oltre che per la impressionante vis comica, soprattutto per questa capacità di entrare nel presente lasciando presagire uno sviluppo drammaturgico che gli auguriamo e ci auguriamo capace di innovare il nostro teatro. Perché, come scrive Eduardo ne “L’arte della commedia”, da qualche parte ci sarà sempre la corda con cui hanno impiccato qualche giullare.

La commovente gigantografia con cui si chiude lo show ritrae Dario Fo e Franca Rame in una posa che sembra rilanciare l’annosa questione del teatro italiano contemporaneo: siamo due autori contemporanei italiani - sembrano lanciare un segnale, un richiamo all’ordine e alla contemporaneità, essenza del teatro stesso - stateci a sentire. Ho avuto, come segretario generale dell’Asst, Dario e Franca attenti e partecipi membri del sindacato degli autori italiani e posso testimoniare le battaglie sostenute insieme affinché l’autore italiano venga considerato, valutato, messo in scena da strutture teatrali che sfuggono spesso e volentieri alla loro mission.

 

Teatro Comunale - Via Giuseppe Mazzini 15, 06059 Todi (PG)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 327/6353257 (ore 10-13 e 15.30-19.30)
Orario spettacolo: giovedì 29 agosto, ore 21
Biglietto: 15€ + prevendita

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa Todi Festival
Sul web: www.todifestival.it

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