Milano Off: Un sabato off a Milano, dal Teatro Libero allo Spazio Lambrate

Scritto da  Sabato, 24 Giugno 2017 

Metti un sabato di metà giugno con l’estate alle porte, l’afa milanese e la città svuotata dai primi esodi della bella stagione, cosa c’è di meglio che un bel tuffo…nel mare di proposte teatrali milanesi? Già, perché a Milano il teatro non va mai in vacanza, e mentre giungono a termine le proposte dei cartelloni dei principali teatri meneghini in altri spazi cittadini pullulano festival e rassegne: da IT festival, imperdibile appuntamento con le compagnie indipendenti alla Fabbrica del vapore per una maratona teatrale fatta di tappe di 20 minuti di estratti di spettacoli messi in scena simultaneamente in diverse sale, a Milano Off, rassegna sul teatro off nazionale, che giunge quest’anno alla seconda edizione, proponendo per 8 giorni, dal pomeriggio alla sera, 50 spettacoli, all’interno di teatri e spazi culturali in diverse zone della città. Sempre a giugno si svolgono inoltre le rassegne Città Balena al Teatro-i e Da vicino nessuno è normale allo Spazio Olinda.

 

Così, dicevamo, in questo caldo sabato milanese ci tuffiamo in teatro, precisamente al Teatro Libero dove dalle 17,45 ha inizio una fitta programmazione: “Ocean Terminal” di Francesco Lioce ed Emanuele Vezzoli, che è anche regista ed interprete, e a seguire “Sic Transit Gloria Mundi” di Alberto Rizzi con Chiara Mascalzoni.

“Ocean Terminal” è un intenso e toccante monologo ispirato all’omonimo romanzo autobiografico di Piergiorgio Welby. Lontano da ogni pietismo, da ogni concessione al sentimentalismo, ma non per questo meno intenso, lo spettacolo di Emanuele Vezzoli apre uno scenario inedito su una vicenda troppo sommariamente archiviata dal giornalismo italiano. In uno spazio scenico spoglio, abitato solo da una tavola rettangolare e da un lenzuolo bianco che in alcuni momenti diventa un sudario, ha luogo il racconto della vita di Piergiorgio Welby, una storia affascinante e ricca di avventura. Un discorso che diventa esistenziale quando di tanto in tanto fanno capolino dubbi sull’esistenza e la volontà di Dio, sul valore della libertà, o sull’amore. I toni sono concitati, il ritmo è serrato, il linguaggio crudo, a volte eccessivo e volgare, persino sgradevole ma vero. E sulle note di Vivaldi, Dylan, Lennox, Baez, Beatles emerge un personaggio inedito ai media: Welby artista, autore di una copiosa attività grafica e pittorica. Un uomo il cui addio volontario alla morte è in realtà un fervido inno alla vita.

Decisamente più leggeri sono i toni di “Sic Transit Gloria Mundi”, monologo pluripremiato di Alberto Rizzi, interpretato da Chiara Mascalzoni. In scena, la giovane attrice tesse un discorso irriverente sull’esclusione della donna dalla vita attiva della Chiesa cattolica e dai ruoli di comando nel mondo occidentale. A dare il via al monologo sulla “questione femminile” è l’interrogativo che l’attrice si pone e pone al pubblico sul perché la donna non possa accedere al soglio pontificio. In un primo momento vengono esaminate le posizioni di autorevoli pensatori del mondo classico da Aristotele a Pitagora, passando per Plinio il vecchio, successivamente è il medioevo oscurantista con Tommaso D’Aquino, San Paolo e Sant’Agostino a proclamare l’inferiorità della donna, fino ad arrivare al ’900 in cui questa convinzione viene ancora palesata e sbandierata dalla chiesa cattolica. Segue il racconto della storia della chiesa attraverso la storia dei papi. È una narrazione comica, ironica e dissacrante, volta a dimostrare l’inattendibilità di tale comunità. Nella lunga carrellata dei papi che hanno scritto la storia figurano pederasti, stupratori, corrotti, assassini ma mai donne. La chiesa viene poi accusata di aver taciuto in momenti fondamentali della storia, rendendosi di fatto complice di genocidi. Sembrerebbe che il monologo si arresti con il riferimento agli ultimi tre papi e la loro dichiarazione contro l’ingresso delle donne al soglio pontificio. Fin qui una drammaturgia graffiante ma poco originale, che pecca di presunzione (voler dissacrare i cardini del pensiero occidentale contemporaneo utilizzando una ragnatela di luoghi comuni e toni da commediola) ma il monologo non è ancora finito, ed ecco che negli ultimi 20 minuti inizia un altro mirabolante racconto. Una giovane donna, proveniente da una famiglia borghese, eccellente nella scuola e negli sport, che dopo aver scoperto di essere stata adottata e di essere la figlia naturale di una suora, un tempo costretta a prostituirsi da alcuni narcotrafficanti, sente il bisogno di avvicinarsi alla chiesa, inizia un percorso spirituale e diventa, dopo mille insidie, papessa.

La serata è lunga e le temperature sono ancora alte, un breve giro e ci si sposta allo Spazio Lambrate a vedere un gioiellino del teatro off: “OcchioPin”, originale pièce di Laura Nardinocchi sul rifiuto del conformismo, l'importanza della libertà, l'amicizia ed i rapporti generazionali. In una città di provincia, la parola chiave è: omologazione. Gli abitanti si salutano allo stesso modo, si vestono allo stesso modo, si muovono allo stesso modo e le giornate si trascinano uguali. Ma Pin, un adolescente anticonformista, decide di sfidare le convenzioni e le regole scritte e non scritte della sua comunità, dapprima ponendo dei semplici interrogativi, poi trasgredendo all’ordine precostituito. Pin è diverso, è curioso, vivace, intelligente, sensibile e fatica a mantenersi all’interno del binario che per lui, in quanto componente della comunità, è stato prestabilito. A fare da contraltare a questa ribellione ci sono una fata, imponente, determinata, imperiosa ma rassicurante e un padre con cui è impossibile comunicare. La rivolta è inevitabile ma Pin la pagherà a caro prezzo. Uscire dai binari è troppo rischioso, meglio una confortante dittatura del conformismo. OcchioPin” propone un’idea drammaturgica e diverse idee registiche convincenti: dalla scelta dei movimenti scenici alla costruzione di una scenografia semplice ma simbolica ed evocativa, all’alternanza dei toni surreali, simbolici, fiabeschi, anche se nel complesso si coglie un’acerbità di base.

Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Spazio Lambrate - Viale delle Rimembranze di Lambrate 16, Milano
Per maggiori informazioni sui singoli spettacoli:
Scheda "Ocean Terminal"
Scheda "Sic Transit Gloria Mundi"
Scheda "OcchioPin"

Articolo di: Laura Timpanaro
Sul web: https://milanooff.com

Commenti   

 
#1 OcchioPinGuest 2017-06-27 21:23
Premettendo la personale convinzione che una recensione, scritta da chi possiede maturità ed esperienza per valutarla, è fondamentale tanto alla crescita dello spettacolo quanto a quella di uno spettatore medio o all'inizio del suo percorso alla scoperta del teatro (io! io! io!) che lo stesso spettacolo ha già visto, per confrontare ed arrichire la sua esperienza con sfumature magari andate perse, lascio un commento su OcchioPin, spettacolo che -tra i tanti piaciuti all'interno di un per me entusiasmante MilanoOff- mi ha meravigliosamen te rapita con linguaggio fisico, recitazione grottesca**, musiche originali ed una vibrante sinergia tra le singole parti del tutto.
Efficace nella sua geniale semplicità la rappresentazion e di una società composta da identici individui omologati ad identici gesti con ritmi che si ripetono, senza però mai risultare noiosi, perfettamente scanditi dalla musica del basso presente in scena.
Adorabilmente ingenuo, curioso, diverso Occhiopin. Severa e potente l'eccezionale Fata (S)turchina. Impeccabile, nel suo degrado alienato, il "buon" Geppetto. Grandioso il folle Grillo Parlante (in realtà alter ego burattino di OcchioPin ma il ruolo che assume, nel tentativo di imporre le "giuste regole" da seguire, ha evocato la figura del Grillo Parlante spingendomi ad esplorare questa che a me è arrivata come un'ambiguità per, magari, riuscire ad inventare una terza soluzione conciliativa).
Una sola piccola considerazione: finale adatto sicuramente ad un pubblico adulto. Penserei forse ad un messaggio un pochino meno cupo se rivolto ad adolescenti che ancora non possiedono crescita personale e strumenti adatti per comprendere che il doloroso sentirsi diversi può anche essere trasformato nella loro più grande libertà ed umana ricchezza. Ma, in effetti, questa è un'altra favola.
Ai miei occhi, quindi, un lavoro portato in scena (da una giovanissima compagnia!) con qualità, entusiamo, passione. E, come disse una collodiana lumaca, "Buon pro vi faccia!"

** con accezione comune, si accettano eventuali correzioni sull'uso improprio del termine in senso teatrale ... :-)
 

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