Milano non esiste - Teatro de' Servi (Roma)

Scritto da  Martedì, 21 Ottobre 2014 

Dal 14 ottobre al 2 novembre. Una commedia amara sull'Italia popolare che ancora odora di pelle, di lavoro, di rabbia, di vino, di sudore e di carne. Un’Italia vera, senza maquillage.

 

Teatro nella città presenta
MILANO NON ESISTE
dal romanzo di Dante Maffia
adattato e diretto da Roberto D’Alessandro
Personaggi e interpreti
Lui - Roberto D’Alessandro
(il protagonista non ha nome perché potrebbe essere qualsiasi immigrato)
Letizia - Daniela Stanga
Rocco - Domenico Franceschelli
Carolina - Sara Borghi
Alfredo - Riccardo Bergo
Antonio - Andrea Standardi
Concetta - Annabella Calabrese
scene e costumi Clara Surro
musiche Mariano Perrella

 

Protagonista è un operaio calabrese che vive a Milano da 40 anni, sposato con una milanese e padre di cinque figli. Manca ormai poco al pensionamento, e l'uomo (volutamente anonimo in rappresentanza di ogni emigrante) accarezza il suo sogno ormai pronto a diventar certezza: tornare nel paese calabrese dov’è nato, godere della luce del Sud, passare le giornate a guardare il mare.

Nel frattempo, però, nella sua fabbrica si muore, Milano appare sempre più incomprensibile nel suo orrore sociale e urbanistico e “la peste” della modernità sembra aver tramortito ogni forma di fraternità. Rintocca l'ultima campana dell'uscita in fabbrica, e lentamente si avvicina il giorno del ritorno. Ma l’operaio calabrese non ha fatto i conti con i figli, che di andare a vivere in Calabria non ne vogliono sapere.

La bipolare (o tripolare che si voglia) segmentazione dell'Italia in Nord e Sud è argomento ormai noto, tanto in letteratura quanto a teatro. Stereotipi che si accavallano a rivendicazioni identitarie, luoghi comuni contrapposti a fatue battaglie di folklore..."l'Italia è fatta, ma nessuno fece mai gli italiani". Queste le parole che hanno animato il dibattito precedente alla prima di "Milano non esiste", in scena martedì 14 ottobre al Teatro De' Servi. Punta di diamante di quel percorso di (ri)scoperta e valorizzazione delle Commedie Teatrali Italiane, che in collaborazione col teatro romano e con il Martinitt di Milano, promuove i giovani autori e attori della prosa del sorriso.

Presenti alla conferenza il poeta Dante Maffia, autore del libro da cui è stato poi tratto lo spettacolo, e il regista e interprete principale Roberto D'Alessandro. Si è parlato del romanzo, di come è nata l'idea di raccontare quei luoghi del paradiso (la Calabria tutta) divenuti utopia per alcuni e inferno per altri, di generazioni che rincorrono obiettivi diversi, spinti da valori altrettanto diversi. E poi si è parlato di italianità, nella molteplice accezione di calabresità, sicilianità, lazialità, milanesità...tutto il mondo è paese, ma tutta l'Italia è nei paesi, nelle frazioni dimenticate, nelle tradizioni e abilità tramandate oralmente per generazioni. Ma uno che nasce in Calabria, lavora per 40 anni a Milano e poi si sposta a Roma...come si può definire? Calabrese? Milanese? Romano? A questo dilemma non c'è risposta, ma solo compatimento per un forzoso stato di appartenenza che saltuariamente corrisponde con il richiamo e la nostalgia del cuore.

Milano non esiste per un calabrese, così la Calabria non esiste per chi vuole sentirsi milanese. E adesso che c'è anche l'Europa e i giovani (complice la crisi) emigrano, ora come allora? Si rischia l'ibrido, "ma a me gli ibridi non sono mai piaciuti", sussurra Dante Maffia, "perché rischiano di cancellare le tradizioni". Il putiferio: ibrido vuole anche dire nuova identità - urla qualche progressista - finché il dibattito non volge al termine, anzi al futuro. Con in tasca qualche sassolino raccolto dalla terra d'origine.

"Una cosa che non mi piaceva appena arrivato a Milano era la nebbia". Così inizia la malinconica confessione del protagonista del libro di Maffia (volutamente senza nome, in rappresentanza di qualsiasi immigrato), trasposto sul palco ad opera di Roberto D'Alessandro. Non (più) un monologo, ma una vera e propria interazione tra anime diverse, quella del testardo operaio calabrese, da 40 anni impegnato a contare i giorni che lo separano dalla pensione, e quella di moglie e figli, meneghini di nascita, ma ibridi di tradizione. Non sono terroni, ma non sono neanche milanesi. Desiderano però esserlo, e cercano con ogni mezzo di dissuadere il padre da ogni rigurgito nostalgico. Ma la saudade dal profumo di nduja rimane indomita, e le reali intenzioni vengono dichiarate in occasione del pranzo di Pasqua: il giorno successivo al pensionamento tutti in Calabria a godere del mare infinito che si staglia dalle finestre della loro nuova casa e del sole che accarezza la pelle fino a sera. Per sempre.

Niente più nebbia, niente più smog e traffico, niente più corse e giorni tutti uguali...la Calabria sarà il paradiso terrestre da contrastare all'inferno lombardo. Reazioni violente da parte degli altri componenti della famiglia ed espressioni più o meno esplicite di disaccordo spingono il padre ad intraprendere in solitaria il viaggio sul Milano - Crotone. Giusto il tempo di riassaporare il passato che ecco succedere l'imprevedibile: i figli chiedono al padre di rientrare poiché mamma sta male. Milano assume i contorni di un destino al quale è impossibile sottrarsi, una gabbia esistenziale che soffoca ogni tentativo di ribellione e assopisce le menti. Milano continua a non esistere nella mente del protagonista, finché un giorno...

Una commedia amara, che nonostante l'argomento ostico, difficilmente riducibile ad una trattazione spensierata, intrattiene e diverte per tutta la durata dello spettacolo. L'interazione con i ragazzi e il rapporto con la moglie danno brio ad un'opera altrimenti troppo introspettiva e difficilmente digeribile. Ai limiti dell'impeccabilità l'interpretazione di Roberto D'Alessandro, visceralmente chiamato ad interpretare la sua terra in quanto anch'egli calabrese di origini. Il tributo alla bella e dannata Calabria si sente, si respira e vive attraverso le parole, non senza quella punta di critica per coloro che non riescono a vivere nella maniera più positiva (leggasi: multiforme e pienamente integrata) la condizione di emigrante.

Meno d'impatto la recitazione degli altri componenti della famiglia, altalenanti tra un'interpretazione da punto e virgola di accademica inclinazione e una meno impegnativa rielaborazione della recita di fine anno. Azzardati gli stereotipi in calce alla trama: se quelli dei calabresi che sparlano e picchiano le mogli per farsi rispettare possono ancora far sorridere, quelli sulla sessualità del tipo "Avevo capito che eri gay da come ballavi bene" fanno riecheggiare standard di pensiero da mesozoico.

Tutto sommato un buon prodotto, per cui vale la pena farsi un viaggio tra nord e sud d'Italia.


Teatro de' Servi - via del Mortaro 22 (angolo via del Tritone), 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6795130, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: platea intero € 20 - ridotto € 16 / galleria intero €17 – ridotto € 14
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17.30 e 21, domenica ore 17.30, lunedì riposo

Articolo di: Gianluigi Cacciotti
Grazie a: Carla Fabi & Barbara Ghinfanti Comunicazioni, Ufficio stampa Teatro de' Servi
Sul web: www.teatroservi.it

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