Midsummer - Piccolo Eliseo Patroni Griffi (Roma)

Scritto da  Martedì, 07 Febbraio 2012 
Midsummer

In questa settimana di inizio febbraio in cui un surreale manto di candida neve si è adagiato su Roma, una storia d’amore romantica e profonda, di due esistenze disorientate e in difficoltà che si intrecciano con semplicità e naturalezza, ha brillato intensamente irradiando luminosa positività e rigenerante calore. Approda al Piccolo Eliseo, suggellando in maniera egregia la rassegna “Puglia in Scena”, l’originale commedia con canzoni “Midsummer” dello scozzese David Greig, con la regia dell’eclettico Giampiero Borgia e le memorabili interpretazioni di Manuela Mandracchia e Christian Di Domenico. Un piccolo ed inestimabile gioiello drammaturgico, capace di donare emozioni a profusione, in bilico tra esilarante ironia e momenti di struggente commozione.

 

 

Teatro dei Borgia presenta

Manuela Mandracchia e Christian Di Domenico in

MIDSUMMER

Una commedia con canzoni

di David Greig

musiche Gordon McIntyre

traduzione Masolino d’Amico

adattamento delle musiche Papaceccio e Francesco Santalucia

con la partecipazione di Francesco Santalucia

regia Gianpiero Borgia

scene e costumi Giuseppe Avallone

foto di scena Marcello Norberth

 

MidsummerUna prosa scorrevole, avvincente e di immediata presa emotiva quella dell’acclamato e pluripremiato autore edimburghese David Greig, che in questo pregiato atto unico si fonde con i brani musicali appositamente concepiti da Gordon McIntyre, fondatore del gruppo indiepop scozzese dei Ballboy, creativo compositore, chitarrista e cantante. Il risultato rappresenta una cristallina incarnazione di alcune delle soluzioni espressive che contraddistinguono la drammaturgia anglosassone contemporanea: un’analisi tagliente e disincantata del contesto sociale, una vulcanica ed intricata fusione dei piani della narrazione, dell’azione scenica e dell’accompagnamento musicale con continui capovolgimenti di prospettiva, una modalità di scrittura “in itinere” che si risolve in prova nella prolifica interazione tra autore e attori a partire da un canovaccio iniziale suscettibile di trasformazioni, integrazioni e, perché no, anche significativi rivolgimenti.

Midsummer”, significativamente definita nel sottotitolo “una commedia con canzoni” (a voler sottolineare una certa distanza del linguaggio teatrale utilizzato rispetto al modello del musical tout court), acquisisce ulteriore fascino, dinamismo e preziosità di sfumature nell’adattamento italiano, nato dalla perfetta sinergia tra Masolino d’Amico, critico teatrale, giornalista ed anglista che cura la traduzione con grande attenzione ai dettagli dell’intreccio, all’evoluzione psicologica dei personaggi e alle sottili tonalità umoristiche inconfondibilmente british, ed il regista barlettano Gianpiero Borgia, premio nazionale della critica teatrale 2010 per lo spettacolo “Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente”, che dirige con passione e sicurezza la messa in scena, mantenendo sempre ben saldo il contatto con lo spettatore attraverso dialoghi al fulmicotone, coinvolgenti trovate ad effetto ed il costante contrappunto offerto dalle canzoni interpretate in scena dagli stessi attori e suonate dal vivo sul palcoscenico dal simpaticissimo Francesco Santalucia. Una regia che sostiene con sapienza le pregevoli interpretazioni dei due protagonisti in scena, Manuela Mandracchia e Christian Di Domenico, e che si sostanzia di una costante e saporita commistione di linguaggi e stili eterogenei e sorprendenti: dapprima sposa trascinanti ritmi cinematografici per poi abbandonarsi alla parentesi di un intricato flusso di coscienza, viene quindi data voce al pubblico che rivolge domande ai personaggi in presa diretta come se ci si trovasse ad una conferenza scientifica finalizzata ad indagare sulle loro peculiarità psicologiche e comportamentali ed infine ci si immerge totalmente nel contrasto tra l’atmosfera di sospensione onirica in cui si fantastica sulle prospettive future e sui sogni da troppo tempo custoditi nel cassetto e la dura realtà del quotidiano, che frequentemente abbrutisce ogni aspirazione aulica e costringe ad inevitabili compromessi.

MidsummerLa trama della pièce è essenzialmente semplice e lineare e, seppure sin dagli istanti iniziali si possa presagire con chiarezza quale sarà il punto finale di approdo, questo non pregiudica in alcun modo la godibilità e l’effervescente energia della narrazione.

Helena è un avvocato in carriera, sensuale, intraprendente, ricca, elegante ed apparentemente così sicura di sè da risultare sfrontata ed arrogante; peccato che, sotto questa patina sfavillante di mondanità e successo, si nasconda un coacervo di solitudine, delusioni ed insicurezze che la induce ad essere ben poco ottimista riguardo al proprio futuro e rende il suo sguardo intriso di cinismo nei confronti della realtà che la circonda. La sua vita trascorre ancorata al display di uno smartphone ad inviare messaggi all’uomo che desidererebbe al proprio fianco ma che è troppo impegnato con moglie e figli al seguito per concederle uno straccio di attenzione, l’uomo dal quale forse aspetta anche un bambino, sebbene la notizia sia ancora avvolta dall’incertezza visto che il test di gravidanza giace ancora sigillato; la paura di una rivelazione ingestibile ha l’effetto di paralizzare completamente la consueta seducente fierezza della giovane donna. Bob è un uomo medio, insignificante, privo di particolari attrattive o doti, per il quale l’aspirazione giovanile di viaggiare in giro per il mondo come musicista di strada ha finito per infrangersi, giunto ormai alle soglie dei trentacinque anni, nella dolorosa consapevolezza del fallimento, nello sbarcare il lunario svolgendo affari loschi per conto della criminalità locale; nessuna compagna, nessun affetto sincero a sostenerlo, solamente un’infinita sequela di avventure che ormai nemmeno lo gratificano più, e uno sconfinato vuoto esistenziale. Un vuoto ancor più opprimente perché nasconde un segreto che Bob svelerà ad Helena, agli spettatori, e in definitiva anche a se stesso, solamente in conclusione: un figlio avuto da adolescente ed immediatamente abbandonato, il desiderio di tornare ad instaurare con lui un rapporto e le inevitabili asperità incontrate in questo proposito.

Due personaggi complessi, appassionati, colmi di tenerezza e sentimento: un incontro fortuito in un wine bar e, complice qualche calice di champagne di troppo, una notte all’insegna dell’assenza di inibizioni, con la tacita intesa che questo non preluderà ad alcuno sviluppo romantico; il destino però, tra bizzarre casualità e spassose disavventure, spariglierà decisamente le carte inducendoli a trascorrere un intero week-end assieme, due giorni vissuti al massimo dopo i quali si saluteranno definitivamente. O almeno questi sarebbero gli accordi iniziali…

MidsummerSullo sfondo di queste rutilanti e trascinanti vicende, del percorso di condivisione, crescita e acquisizione di consapevolezza intrapreso da Helena e Bob prendendosi spensieratamente per mano, il terzo indiscutibile protagonista della pièce, l’inconfondibile e poetica città di Edimburgo con il suo fascino sognante, l’imponente castello, i giardini rigogliosi, e i pub antichi dove sorseggiare i whiskey più pregiati al mondo.

Atmosfere che vengono ricostruite sul palcoscenico in maniera sofisticata e perfettamente funzionale all’azione scenica dalla scenografia di Giuseppe Avallone. In primo piano un interno casalingo, mobilio moderno e minimalista sparpagliato in una magmatica confusione che sembra rammentare da vicino l’analogo caos che alberga nelle anime dei due protagonisti, un divano ricoperto da un telo candido che si trasformerà all’occasione in una panchina da cui ammirare il suggestivo panorama della città scozzese. Sullo sfondo proprio quest’ultima, superba e inquietante, crepuscolare e gioiosamente conviviale, arroccata su un territorio collinare che le dona un profilo inconfondibile; la magnifica capitale-fortezza abbraccia le vicissitudini esistenziali narrate nella pièce con i suoi tetti in mattoni irti di comignoli ed un cielo nuvoloso che non ci appare plumbeo ed opprimente ma piuttosto tendente al sereno, pronto a lasciar filtrare il vivificante tepore di un raggio di sole, simbolo di nuova speranza e inedite prospettive di vita. Incastonati al centro dell’impianto scenografico due schermi di diverse dimensioni che rimandano in un gioco di echi stranianti la medesima immagine, ci proiettano all’esterno attraverso una sottile cortina di pioggia che progressivamente si dischiude svelando nuovi paesaggi, così come nuovi sentieri emozionali e nuove possibilità da percorrere si offrono allo sguardo spaurito ma trepidante di Helena e Bob. Chiave di volta della narrazione l’innocua frase ossessivamente ripetuta dal parchimetro del parcheggio del Castello di Edimburgo e riverberata sugli schermi, “Change is possible”, che appare ai loro occhi non come la banale rassicurazione sul funzionamento di una macchinetta mangia-soldi, quanto piuttosto come una solida e incontrovertibile promessa di cambiamento, come un incitamento a scrutarsi dentro in profondità con coraggio e determinazione.

MidsummerPerfettamente in parte e trascinanti i due interpreti, che catalizzano l’attenzione dello spettatore per l’intera ora e mezza di rappresentazione senza un’istante di calo di tensione. Ottimo Christian Di Domenico, talentuoso attore pugliese e stretto collaboratore in numerosi laboratori teatrali internazionali del maestro Jurij Alschitz (teorico della tecnica interpretativa nota come “verticale del ruolo”), nei panni del musicista di strada scapestrato ma dall’animo gentile e delicato; un’interpretazione caleidoscopicamente densa di sfumature e mai sopra le righe. Semplicemente sublime la prova recitativa offerta da Manuela Mandracchia, attrice tra le più poliedriche della nuova generazione italiana, con una carriera teatrale in vertiginosa ascesa dopo il lungo sodalizio artistico con Luca Ronconi e Massimo Castri e ben due premi Ubu a decretarne ufficialmente il carisma innato, la solida tecnica recitativa ed una non comune capacità di immedesimazione nel personaggio. Convincente nel canto, effervescente nei passaggi brillanti, intensa e struggente negli episodi più dolorosi e riflessivi dipinti con sensibilità e morbidezza dalla penna di Greig.

Cosa rimane allo spettatore alla chiusura del sipario? Una sensazione di gioia impalpabile ma luminosa, un testo drammaturgico affascinante supportato da una direzione registica di notevole spessore ed originalità, delle interpretazioni memorabili, generose e vibranti.

 

Piccolo Eliseo Patroni Griffi - via Nazionale 183, 00184 Roma        

Per informazioni: telefono botteghino 06/4882114 | 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 17

Biglietti: posto unico 15 €, ridotto 10 €

Acquistando insieme i 4 spettacoli di PUGLIA IN SCENA 7,50 € a spettacolo.

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio stampa Margherita Fusi

Sul web: www.teatroeliseo.it

 

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