Michelangelo - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Giovedì, 05 Ottobre 2017 

Dopo le duecento repliche di “Caravaggio”, Vittorio Sgarbi torna a teatro per raccontare un altro grande esponente del panorama artistico mondiale, Michelangelo Buonarroti, colto nella sua natura di sperimentatore e artista completo. Lo spettacolo è parte del progetto DoppioSenso, dedicato allo studio delle relazioni tra suono, linguaggio e immagini attraverso l’uso delle nuove tecnologie per creare opere sceniche, performance e installazioni.

 

Promo Music presenta
MICHELANGELO
uno spettacolo di e con Vittorio Sgarbi
musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino (violino, viola, oud, elettronica)
scenografia e video Tommaso Arosio
messa in scena e allestimento DoppioSenso

 

Il palco del Teatro Manzoni di Milano è quasi vuoto. Nell’angolo a destra è presente una poltrona discreta, su cui non si siederà nessuno, e al centro campeggiano tre schermi di proiezione rettangolari, disposti in verticale, sui quali saranno proiettate le fotografie delle opere e i brevi video che assieme alle musiche dal vivo scandiscono i capitoli della lezione/conferenza di Vittorio Sgarbi.

“Michelangelo” comincia proprio con uno dei contenuti del visual artist Tommaso Arosio, legato alla lettura di uno stralcio di una lettera del Buonarroti stesso, in cui l’artista racconta della sua visita alla collezione di opere antiche del cardinale Riario. Sentitosi domandare se fosse in grado di creare qualcosa di altrettanto bello, Michelangelo risponde che non farei sì gran chose, ma che e’ vedrebe quello che farei. È in questo momento che sui tre schermi appare l’immagine della famosissima Pietà Vaticana, scolpita dal Maestro poco più che ventenne e alle prese con il suo primo tentativo con il marmo di Carrara. L’opera è di una bellezza inenarrabile e dimostra una maturità artistica e concettuale straordinaria; non può essa quindi che costituire il vero e proprio inizio della lezione del professor Sgarbi, che esamina via via tutte le più celebri opere di Michelangelo Buonarroti, illustrandone collegamenti artistico-letterari che coprono oltre cinquecento anni di storia. Il pubblico si stupisce così di trovare nella Pietà del 1499 la perfetta rappresentazione visiva della preghiera dantesca di San Bernardino, ma anche di inoltrarsi in una riflessione sull’esistenza nell’arte dello spazio-tempo per mezzo di digressioni su Manet, Magritte e Jan Fabre.

Tra una sonata e l’altra del poetico violino di Valentino Corvino è bello e a tratti magico esaminare le fattezze scultoree della Sacra Famiglia del Tondo Doni, che così bene esprime il concetto artistico michelangiolesco, e la risoluta concentrazione del David messo a confronto con i sempre poco citati artisti operanti a Bologna nella seconda metà del Quattrocento, ma anche e in modo stupefacente con i bronzi di Riace, che Michelangelo non avrebbe mai potuto ammirare*, ma che sembrano proprio essere stati sua ispirazione nella posa del celeberrimo eroe biblico. Il viaggio nell’arte del Buonarroti prosegue lungo la spettacolare volta della Cappella Sistina e trova nel Giudizio Universale il primo afflato del suo climax, dove sono intuibili le basi del non-finito che ritroveremo nelle sculture del Michelangelo maturo. La conferenza su uno dei maggiori geni dell’arte di tutti i tempi non poteva che concludersi com’era iniziata, ovvero con una Pietà, quella Rondanini conservata a pochi minuti di distanza dal teatro Manzoni. In essa, nelle sue figure appena sbozzate dalla pietra grezza, si trova l’espressione inarrivabile della tecnica e dell’arte di Michelangelo, che nel suo non-finito è più contemporaneo degli artisti contemporanei.

Non si pensi che nelle quasi due ore di “Michelangelo” il pubblico abbia esperienza di un Vittorio Sgarbi diverso da quello a tutti noto. La dialettica del professore è sempre la stessa: dinamica e viva - perfetta per accordarsi all’energia di Michelangelo! -, ma anche polemica, ironica e dissacratoria, seppur piacevolmente priva di quella mancanza di controllo che talvolta vediamo nelle comparsate televisive. Anche nelle frasi più arcigne di Sgarbi è impossibile non cogliere l’intenso e assoluto amore per ciò che arte è e chi arte fa, che da esse traspira. Probabilmente è il tono unico del professor Sgarbi - che nella divulgazione orale della critica d’arte non ha rivali - che regge uno spettacolo come “Michelangelo” e lo rende appetibile e comprensibile anche e forse soprattutto a chi vi si approccia da non conoscitore della storia dell’arte, rimanendone assolutamente affascinato.

Note:
Michelangelo Buonarroti: 1475 - 1564. Inizia i suoi studi a Firenze nella bottega del Ghirlandaio e si fa presto notare da Lorenzo de’ Medici, che lo ospita nella sua casa. Allo scoppio della rivolta del Savonarola (1494) fugge dalla città e si reca a Bologna, dove ha modo di confrontarsi con i maestri qui operanti fin dalla seconda metà del Quattrocento e di arricchire così la sua tecnica espressiva e scultorea. Nel 1496 arriva a Roma ed entra nelle grazie del Cardinale Riario, che lo sostiene per i suoi primi anni nella capitale. Lavora tra Roma e Firenze, principalmente su commissioni papali, esprimendosi con opere scultoree e pittoriche, ma non disdegnando nemmeno la poesia e l’architettura.
Cardinale Riario: 1461 - 1521, cardinale sotto tre Papi, si deve a lui l’inizio dell’attività artistica romana di Michelangelo.
Pietà Vaticana: 1499, conservata nella Basilica di San Pietro a Città del Vaticano, Roma.
Preghiera di San Bernardino: Divina Commedia, Paradiso, canto XXXIII: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio…” Sembra essere stata d’ispirazione a Michelangelo per la realizzazione della Pietà Vaticana.
Manet, Magritte: 1832 - 1883 e 1898 - 1967. Nello spettacolo sono messi a confronto una tela di Manet, “Il Balcone”, e la versione di Magritte ispirata da quest’ opera.
Jan Fabre: artista, coreografo, regista teatrale e scenografo belga nato nel 1958. La sua Pietà, ospitata alla Biennale di Venezia del 2011, si rifà completamente a quella Vaticana, ma il volto della Madonna è un teschio, mentre Cristo è rappresentato in abiti contemporanei (ed è un autoritratto dell’artista).
Tondo Doni: 1504, conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Michelangelo sosteneva che la migliore pittura fosse quella che si avvicinasse ai volumi della scultura.
David: 1501, conservato nella Galleria dell’Accademia di Firenze.
…che Michelangelo non avrebbe mai potuto ammirare: dal V secolo a.C, i bronzi di Riace sono stati recuperati dalle profondità del mare solo nel 1971.
Non-finito: tecnica che consiste nel lasciare più o meno visibilmente incomplete le opere in modo consapevole e compiaciuto, perché l’incompletezza ne esprime maggiormente il senso e la bellezza.
Pietà Rondanini: 1555 - 1564, conservata al Castello Sforzesco di Milano

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni : telefono 800914350, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietti: poltronissima Prestige € 35, poltronissima € 30, poltrona € 25, under 26 € 20
Durata spettacolo: 105 minuti

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Manola Sansalone, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web:www.teatromanzoni.it

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