Mi chiamo Giuseppe - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Sabato, 23 Maggio 2015 

"Mi chiamo Giuseppe" è la storia d’Italia del secolo scorso, narrata attraverso gli occhi di chi l’ha sperimentata vivendo la propria vita ed attraverso le emozioni di chi se l’è sentita raccontare. Un viaggio picaresco e inevitabile, attraverso Paesi, persone, eventi privati e storici, da cui è stato necessario prendere le distanze, respirando le proprie debolezze, le proprie paure, il proprio incosciente entusiasmo. E’ la storia di una famiglia, un piccolo ma tenace albero genealogico che, pur strapazzato da vento e sole, ha continuato a germogliare, volgendo sempre i propri fiori, fieri, verso l’alto.

 

MI CHIAMO GIUSEPPE
di e con Enrico Vulpiani
regia di Andrea Onori

 

Ciò che stupisce sin da subito dello spettacolo di Enrico Vulpiani è il suo modo di recitare: pacato, amichevole, dolce. Lo spettatore viene cullato dalla sua voce e dai suoi toni lievi. È come se venissimo invitati ad entrare nella casa di un amico di vecchia data che vuole raccontarci la storia della sua vita. Una storia che in realtà è anche la nostra perché è la storia del nostro Paese. Il Giuseppe di Vulpiani è un uomo d’altri tempi, forse di un’Italia che sta scomparendo o forse di un’Italia che vive ancora in noi.

Ascoltare la storia di Giuseppe ci mette nelle condizioni di domandarci quanto i nostri nonni ci abbiano lasciato coi racconti sul nostro Paese. Abbiamo effettivamente raccolto la loro identità oppure l’abbiamo smarrita? Nel caso di Enrico Vulpiani, per sua fortuna, questa eredità è estremamente forte e viene mostrata con fierezza e un pizzico di malinconia. L’attore riesce a incarnare benissimo la storia della sua famiglia e del '900 italiano, riuscendo al contempo ad emozionarci e a commuoverci.

Lo scopo dell’attore romano e del regista Andrea Onori è di volgere lo sguardo a ritroso alla storia d’Italia per riscoprire quella purezza e quella forza che avevano i nostri nonni nell’affrontare le difficoltà di una vita non semplice fatta di povertà e privazioni. L’ottimismo di Giuseppe, il suo guardare sempre avanti anche nei momenti più bui costituiscono un grande insegnamento, soprattutto per chi appartiene ad una generazione diversa ed ha un approccio alla vita più frivolo.

"Mi chiamo Giuseppe" è una lezione di vita. Un modo per riscoprire le nostre radici e individuare forse anche dei punti in comune con le generazioni precedenti. Il monologo di Enrico Vulpiani ha dunque molta importanza per quello che racconta e vuole tramandare. Il suo è un lavoro sulla memoria di un Paese che attraverso le proprie storie cerca di non dimenticare la sua identità.

Merita una menzione particolare il momento in cui l’attore abbatte la quarta parete offrendo del caffè agli spettatori. Un episodio delizioso che esorta ulteriormente il pubblico a sentirsi parte della vita di Giuseppe, a essergli amico e a riconoscersi in lui.



Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 17 maggio ore 19.00
Biglietti: intero 12 €, ridotto 10 €, gruppi di 4 10 € (obbligatoria la prenotazione), RidottissimoDCQ 7 €

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Ufficio stampa Artinconnessione
Sul web: www.teatroorologio.com

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