Mi chiamo Giuseppe - Teatro Trastevere (Roma)

Scritto da  Sabato, 08 Febbraio 2020 

La storia di un uomo. Di una famiglia. Di una nazione. Tra vissuto quotidiano e cronaca storica, Enrico Vulpiani scrive, dirige ed interpreta "Mi chiamo Giuseppe", un monologo sentito e delicato in cui la vita di suo nonno si dipana nell'arco di quasi un secolo.

 

MI CHIAMO GIUSEPPE
di e con Enrico Vulpiani

 

Bene prezioso i racconti dei nonni! Testimonianze di vita, documenti storici, spaccati su tradizioni e vite lontane da noi - pochi anni o svariati decenni - ma parte fondante della nostra storia. Custodirli e mantenerli vivi diventa importante e doveroso. È questo, anzi di più, quel che ha fatto Enrico Vulpiani con il suo spettacolo “Mi chiamo Giuseppe” di cui è autore, regista e interprete. Vero in ogni dettaglio, negli episodi raccontati come nell'amore che traspare, è la storia, personale eppure universale, di un uomo; un monologo con cui Vulpiani, con sentimento e rispetto, racconta e rende omaggio a suo nonno, vestendone i panni dall'infanzia alla morte.

Racconta il Giuseppe bambino cresciuto in un paesino abruzzese, gli studi interrotti in terza elementare, la fuga a Napoli, il primo lavoro in un ristorante. Il Giuseppe soldato: la chiamata alle armi, la guerra in Abissinia, il sapore della morte, i compagni caduti e quella coincidenza fortuita a salvarlo dalla fine. Giuseppe uomo: dopo il ritorno a casa ci sono l'amore, i figli, la gioia della famiglia. La rinascita degli anni '50, poi la vita da emigrato e il nuovo mondo a Londra... Il dolore per la depressione dell'adorata moglie Jolanda. Infine l'ultimo Giuseppe, anziano ma vitale e autonomo, il nonno che accoglie ogni giorno a pranzo il nipote amato e prezioso. È un riferimento e un rifugio per quell’Enrico che oggi, dal palco, ce lo racconta e lo rende eterno.

Espressivo nella mimica, amichevole nel tono, emozionato nello sguardo, Vulpiani interpreta il nonno, da bambino ad anziano, con credibilità e spontaneità. Il racconto, così come la vita in cui le fasi dolorose succedono a quelle entusiasmanti, alterna commozione, sorrisi, leggerezza e pensieri. Una delicata ironia pervade il monologo, anche a sottolineare la positività del protagonista e ad evidenziare uno degli insegnamenti della vecchia generazione, quel sorriso coraggioso, quella fierezza nell’affrontare un percorso complicato da ostacoli e privazioni. Un'eredità preziosa da custodire.

Ma attraverso la vita di Giuseppe, raccontata in prima persona con aneddoti ed episodi di vita domestica, Vulpiani porta avanti anche un lavoro sulla memoria di un intero Paese: “Mi chiamo Giuseppe” è in realtà la storia d'Italia, un riuscito modo per custodire le proprie origini inserendole in un contesto decisamente più ampio che ci lega tutti. In un arco temporale che copre l'intero Novecento, la storia personale e familiare di Giuseppe potrebbe essere - ed è - quella dei nostri nonni, indissolubilmente intrecciata con le grandi fasi politiche e culturali che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Su un palco in cui pochi oggetti accompagnano il racconto, con musiche che sottolineano età ed emozioni spaziando da note più intime ai Beatles, sino ad “Anima fragile” di Vasco Rossi, la sensazione più forte è quella di una piacevole intimità, un senso di leggera informalità. Il protagonista siede amichevolmente sui gradini che portano in platea per condividere scenette divertenti, mentre racconta prepara un caffè come si deve, con la “montagnetta” e poi lo offre caldo al pubblico in sala. C'è familiarità, nei gesti, nei toni e negli episodi che racconta e che risvegliano ricordi anche in chi li ascolta.

Mi chiamo Giuseppe” fa parte di Trastestorie, rassegna di teatro di narrazione giunta alla terza edizione col sottotitolo di Persone-Fatti-Cronache. Niente di più adatto per uno spettacolo che parla di dolori e speranze, difficoltà e scelte, paure ed entusiasmi, guerre e famiglie. Di una vita vissuta a pieno e degnamente portata da un nipote fiero in teatro. Come quello che Giuseppe da bambino guardava dalla sua finestra su Largo Argentina, spiandone la facciata e alimentando i suoi sogni.

 

Teatro Trastevere - Via Jacopa de' Settesoli 3, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5814004 (dalle 19) - 335/6874664 - 328/3546847, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 30 e venerdì 31 gennaio ore 21

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Vania Lai, Ufficio stampa Teatro Trastevere
Sul web: www.teatrotrastevere.it

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