Metamorfosi, Sibilla Cumana/Aracne + Il Sonno - Teatro i (Milano)

Scritto da  Giovedì, 13 Ottobre 2016 

La poesia protagonista a teatro. A ricordarci la potenza drammaturgica del verso poetico è Roberto Latini con il suo progetto sulle “Metamorfosi” di Ovidio, nove episodi in scena al Teatro i di Milano all’interno della rassegna Città Balena. A inaugurare il ciclo delle “Metamorfosi”, l’episodio del “Minotauro” di e con Roberto Latini. A seguire i miti delle “Sirene”, di “Ecuba” e di “Narciso”, ideati, messi in scena e interpretati da Ilaria Drago. Quindi i miti della “Sibilla Cumana” e di “Aracne” (i due cui abbiamo assistito). A chiudere la rassegna, due performance: “Corvo” e “Metamorfosi Scatola nera”, entrambe di e con Latini.

 

METAMORFOSI
(di forme mutate in corpi nuovi)
SIBILLA CUMANA - ARACNE + IL SONNO
da Ovidio
traduzione Piero Bernardini Marzolla
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
luci Max Mugnai
costumi Marion D’Amburgo
con Ilaria Drago, Alessandra Cristiani, Roberto Latini
produzione Fortebraccio Teatro, Festival Orizzonti . Fondazione Orizzonti d’Arte
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

 

Ovidio descrive Sibilla come una bellissima ragazza che, donando la propria verginità ad Apollo, avrebbe avuto in cambio qualsiasi cosa. Lei chiede allora di poter vivere lo stesso numero di anni dei granelli di sabbia che si ritrova a stringere in pugno. Non le sovviene però di aggiungere di voler trascorrere quegli anni restando giovane, e si condanna così a un’inesorabile, lunghissima vecchiaia.

A Città Balena la scena del mito diventa garage spoglio, poche sedie per un pubblico intimo, disposto circolarmente in un’atmosfera raccolta, pronto a un’esperienza profonda. Al centro l’attore Roberto Latini, la biacca sul viso e una parrucca rosso acceso. L’abbigliamento è sciatto: gonna, maglietta a righe, giacca e scarpe abbondanti. Una casualità di accessori prelude alla straordinarietà del personaggio.

Sibilla è stesa a terra, il corpo raccolto come una conchiglia. Si sveglia lentamente. Con pochi movimenti si alza. Si dirige verso un’estremità del semicerchio. Qui inizia a narrare la propria storia a un microfono. Entra in scena la poesia, non solo quella di Ovidio.

L’atmosfera della narrazione è fiabesca, i toni onirici, la dimensione atavica. La musica traccia le coordinate spazio-temporali di un’estensione mitica.

Questa la cornice all’interno della quale è narrato il mito. La storia di Sibilla, il ricordo di una giovinezza in cui era molto bella, la corte di Apollo, il suo errore. C’è una dolcezza essenziale nel racconto, nella capacità affabulante di Latini.

Pochi minuti, e dall’atmosfera fiabesca si passa alla contemporaneità. Un mito è tale perché senza tempo. Fatale è stata la dimenticanza che ha provocato la vecchiaia senza fine, il peso delle rughe, il corpo che si sfalda in attesa che l’anima diventi luce. Sibilla è una donna decrepita che grida la propria sofferenza muovendo alla pietas. È un dolore unico che si traduce in un monologo straziante sul tempo, sulla morte, sulla vecchiaia e sull’effimera bellezza del corpo. Sibilla canta e grida: «altri 300 anni e poi sarò solo luce, ma il destino mi lascerà la voce». Un urlo nero risuona nella sua terribile attualità, grazie alla forza plastica e recitativa di Latini.

Se la vecchiaia non fa sconti a nessuno e il tempo della vita è un enigma, non meno duro è il destino di chi pecca d’arroganza e superbia, come Aracne, protagonista dell’omonimo episodio delle Metamorfosi.

Ovidio racconta che Aracne aveva osato sfidare Atena nell’arte della tessitura. Tra la giovane e la dea si disputò una gara: avrebbe vinto chi delle due avesse filato prima e meglio un tappeto. Prevalse Aracne. Per punirla, la dea la trasformò in un ragno, costretta tutta la vita a tessere ragnatele.

Alessandra Cristiani, ideatrice della performance, si addentra nel territorio della danza. Con coreografie rigorose, in tuta nera, la performer riproduce la vita di un ragno, il lavoro di muscoli per tessere ragnatele. Nessuna parola, solo una musica lieve. Un breve cambio di scena, e l’attrice avvolta in tuta rossa prosegue l’esibizione. Prima di congedare il pubblico, Latini entra a sua volta in scena, con costumi che ricordano i clown e si ispirano a personaggi Disney.

La magia della danza, eseguita in modo rigoroso, il disegno luci e ombre, l’uso scenico del silenzio e un’accurata scelta dei costumi, sono i punti di forza di una proposta teatrale originale e coraggiosa. La sottrazione della parola carica di significati il silenzio, con coreografie, giochi di luci e azioni sceniche che arricchiscono di sfumature chiaroscurali la poesia di Ovidio.

 

Teatro i - via Gaudenzio Ferrari 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: tel. 02/8323156 - 366/3700770, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli e biglietti: spettacoli ore 19.30 intero 6 euro / amici di i 3 euro; spettacoli ore 21
intero 18 euro / convenzionati 12 euro / under 26 11,50 euro / over 60 9 euro / giovedì vieni a teatro in bicicletta 7 euro / amici di i da 12 euro a 5 euro / accademie di teatro 5 euro
Durata: “Sibilla Cumana” 20’, “Aracne + Il Sonno” 50’

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Teatro i
Sul web: www.teatroi.org

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