Metamorfosi - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 01 Giugno 2016 

Penso a Le Metamorfosi di Ovidio come a un prezioso vocabolario per immagini." Roberto Latini, uno dei più significativi, intelligenti e poetici autori del teatro contemporaneo italiano, completa la sua presenza stagionale al Vascello, dopo aver portato in scena i suoi “Ubu Roi” e “I giganti della montagna”, con la sua personalissima trasposizione delle “Metamorfosi" di Ovidio. Un lavoro ricercato, prezioso, irrinunciabile, che traduce, mirabilmente, l’essenza del mito nella fragilità irrisolvibile, troppo dissimulata, dell’essere umano.

 

Produzione Fortebraccio Teatro, Festival Orizzonti . Fondazione Orizzonti d'Arte presenta
METAMORFOSI
(di forme mutate in corpi nuovi)
da Ovidio
traduzione Piero Bernardini Marzolla
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
luci Max Mugnai
costumi Marion D'Amburgo
con Ilaria Drago, Alessandra Cristiani, Roberto Latini, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Sebastian Barbalan, Alessandro Porcu, Esklan Art's Factory
direzione tecnica Max Mugnai
organizzazione Nicole Arbelli
riprese video Mario Pantoni
foto Futura Tittaferrante
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

 

La platea è in penombra, una voce ci sorprende, si introduce di soppiatto, con le sue scarpe lunghe, i suoi lunghi capelli neri, il suo volto da clown subìto, ci sussurra malinconia, ci ammonisce sugli strali della vita, ci conduce in un altro mondo, parallelo, il nascondiglio della nostra coscienza, ci guida per mano, in posti che fingiamo inesplorati, difficili da affrontare, senza un piccolo, rosso naso. La scena ci si svela, bianca, ci attrae a sè, ci riflette, ci suggerisce il mare.

In bilico, fra un ipnotico richiamo di sirene ed uccelli, secchio dopo secchio, Piramo va in cerca della sua Tisbe. Movimenti dolci, accorti, chè la vita non offre prove, intenzioni silenti ma esplicite, sostenute dalle splendide musiche di Gianluca Misiti, calzanti, rassicuranti, struggenti ed intrepide come quei complici del nostro viaggio così difficili da trovare, con i quali sarebbe infinitamente meno complesso e doloroso mutare. I miti si susseguono, con suggestioni amplificate, voci profonde, tormento dell’inconscio, in Caos sembra riviversi il progettato frastuono sociale che ci ottenebra le menti.

Nelle pieghe dei capitoli, le piccole anime farsesche rompono il velo, si affacciano a noi, ci tendono la mano, ci offrono un naso clownesco, una chiave di sopravvivenza, sostengono le nostre ritrosie, sfidano la ricostruzione di una piccola, reciproca, fiducia. Narciso ed il suo specchio d’acqua prendono forma, s’interrogano vicendevolmente sul loro amore indissolubile, la differenza fra ciò che crediamo, ciò che desideriamo e ciò che invece è. La pietas per il destino sopraffatto del Minotauro, liberato, con la morte, da Teseo. Il “gommone” degli Argonauti, moderni eroi alla ricerca della vita, al prezzo della morte, traditi dal rimpatrio coatto… il vello d’oro è al sicuro in immaginabili forzieri. Bellissima l’immagine corale sull’imbarcazione, novella Guernica. Su quel natante troviamo idealmente tutta l’ingiustizia patita, da Aracne per l’impudenza talentuosa, da Ecuba per aver servito troppo diligentemente il proprio Re, dal Corvo, che troppo onesto pareva… Tutto assolto con sardonico riso, empatica consapevolezza, maschere rovesciate dell’anima.

Struggente il monologo di Orfeo nel rimpianto della sua Euridice, ci strappa dall’oblio di quella malinconia che troppo sovente ci attira a sè e lascia pallido il mondo. Le lacrime di piuma che scendono dal cielo hanno impressi sopra i nomi segreti di ognuno.

La poesia di Roberto Latini lenisce le complessità delle nostre obbligate metamorfosi ed ogni parola di essa è declamata con cura, maestria, passione ed amore da ogni suo interprete: Ilaria Drago, Alessandra Cristiani, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Sebastian Barbalan, Alessandro Porcu. La Peste chiude, ma l’unica cosa che davvero contagia è la meraviglia a cui abbiamo assistito.


Teatro Vascello - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5881021 - 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 19, venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 maggio ore 19
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21,30; domenica dalle 14 alle 19
Biglietti: intero € 20, ridotto over 65 € 15, ridotto studenti e gruppi di un minimo di 10 persone
(i biglietti per i gruppi devono essere ritirati un giorno prima da un capogruppo) € 12
Durata spettacolo: 4h 30′ con due intervalli

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

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