Medea per strada - Eliseo InMovimento (Roma)

Scritto da  Domenica, 15 Ottobre 2017 

Il Teatro dei Borgia offre con “Medea per strada” una prova originalissima, portando l’azione scenica fuori dal teatro, a bordo di un furgone itinerante per la città, dove trovano spazio solo la protagonista e pochi spettatori per ogni viaggio. Il mito non è più rappresentato su un palcoscenico ma claustrofobico, intimo, quasi disturbante e si confronta con la città reale intorno a noi, costringendo a volgere lo sguardo su un’umanità più vicina di quanto, forse, siamo preparati ad accettare.

 

Produzione Teatro dei Borgia presenta
MEDEA PER STRADA
ideazione e regia Gianpiero Borgia
drammaturgia Elena Cotugno e Fabrizio Sinisi
con Elena Cotugno
realizzazione scena Filippo Sarcinelli
luci Pasquale Doronzo
foto di scena Beatrice Mazzone

 

Diceva Jacques Lacan "Medea siamo noi” e la definizione è quanto mai calzante per questa esperienza teatrale, sia per il processo di identificazione dell’attrice (una intensa e convincente Elena Cotugno) con il personaggio ma anche e soprattutto per la crescente contiguità che si crea tra gli “spettatori” e il personaggio di Medea stessa, creando una situazione che non lascia indifferenti.

E’ difficile definirsi “spettatori” quando non si è in platea, ma si sale su un furgone di vecchia foggia, dove si è massimo in sette, e per circa un’ora si viaggia di sera sulla via Cristoforo Colombo a Roma, ascoltando le confidenze di una “prostituta”. Si parte dal Teatro Eliseo e, dopo alcuni minuti, il furgone è fermato da una ragazza che sale a bordo sbraitando e cerca subito di interloquire con gli altri passeggeri. Con vistoso accento straniero, partendo dagli argomenti più banali come il traffico e i disservizi della metropoli, il suo discorso scivola sempre più in un racconto di vita quotidiana che diventa una vera e propria confessione.

La ragazza, pesantemente truccata, lunghi capelli corvini, vestita in maniera intrigante, si rivela essere una rumena attirata in Italia per cercare lavoro e finita sulla strada, come tante, col miraggio di trovare un lavoro nel nostro Paese, oramai in balia di un “protettore” italiano che la sfrutta senza scrupoli, sedicente innamorato nonché padre dei suoi figli.

Per pochi minuti si cerca di rimanere solo ascoltatori involontariamente indiscreti ma presto si viene coinvolti nella progressiva testimonianza di un’esistenza emblematica di emarginazione, schiavitù, sopraffazione e s’instaura inevitabilmente uno scambio con l’ottava, singolare passeggera che ci è di fronte.

Si vive l’imbarazzo degli sguardi dalle macchine, la curiosità di chi passa e sbircia attraverso i finestrini del furgone illuminati da un’ abat-jour rosa; addirittura può succedere che, per un attimo, una vettura di passaggio rallenti, quando il furgone ferma in una delle note zone del commercio del sesso.

La struttura dello spettacolo è insinuante, comincia in sordina, con leggero fare ciarliero in partenza, anche se appare subito evidente la disperata ostinazione della protagonista di vedere nel suo status, nonostante tutto, un barlume di normalità, identificato nella “casettina” amorevolmente arredata, in una sorta d’ipocrita ménage familiare col protettore.

L’atmosfera diventa dopo più inquietante, la ragazza comincia a ballare a suon di musica e si sfila a ripetizione una serie di mutandine di pizzo, mentre riferisce degli innumerevoli rapporti mercenari che costellano le sue giornate, in un progressivo rito di dannazione perso nelle pieghe di una consuetudine a un tempo banale e spietata. Poi l’atmosfera si fa fredda e sospesa ai primi dubbi, ai primi sospetti dell’inganno e segue, dirompente, l’evidenza del tradimento dell’amante: dalla dedizione incondizionata di chi tutto ha subito, nasce così il desiderio feroce di punire l’uomo, novello Giasone, con la morte dei loro stessi figli e della rivale.

Il racconto si snoda asciutto senza assumere toni truculenti, si viene trascinati nel gorgo attraverso un’analisi lucida, consapevole e senza lacrime, in cui l’atto aberrante sembra necessario, ineluttabile epilogo.

Mentre ancora siamo avvolti dal respiro gelido di Thanatos, Elena Cotugno ci riserva il colpo di scena finale con una trasformazione spiazzante, poi scende dal furgone e si dilegua nella metropoli: è’ un dileguarsi nell’anonimato che è un moltiplicarsi in mille donne sconosciute, perché questa storia è una delle tante con cui confrontarsi.

Non ci possono essere applausi, non c’è un sipario che si chiude, gli altri passeggeri proseguono il viaggio.

In tournée a Bari e Potenza e dal 2018 al Teatro Storchi di Modena.

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 28 settembre all’ 8 ottobre ore 20 - domenica ore 17; doppio spettacolo il 29 settembre, 1, 6 e 8 ottobre (orario doppio spettacolo ore 20 e 22 - domenica ore 17 e 19)
Botteghino: lunedì ore 13/19 - dal martedì al sabato ore 10/19 - domenica ore 10/17
Biglietti: 20 euro intero - 15 euro ridotto

Articolo di: Rosanna Saracino
Sul web: www.teatroeliseo.com

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