Medea - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 24 Marzo 2018 

Dal 13 al 29 marzo. Franco Branciaroli riallestisce uno spettacolo evento del teatro italiano: la “Medea” diretta da Luca Ronconi, di cui fu protagonista nel 1996. Una ripresa del lavoro del grande regista scomparso nel 2015, riportato sulle scene da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo.

 

MEDEA
di Euripide, traduzione Umberto Albini
regia Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo
scene Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte
costumi Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca
luci Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni
con Franco Branciaroli (Medea), Alfonso Veneroso, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, Livio Remuzzi, Elena Polic Greco, Elisabetta Scarano, Serena Mattace Raso, Arianna Di Stefano, Francesca Maria, Odette Piscitelli
e Alessandra Salamida, Raffaele Bisegna e Matteo Bisegna
coproduzione CTB Centro Teatrale Bresciano - Teatro de Gli Incamminati - Piccolo Teatro di Milano

 

Medea è una delle più note donne della mitologia greca: figlia del re di Colchide, maga e stratega, s’innamora di Giasone* durante la ricerca del famoso Vello D’Oro*, tradisce patria e famiglia e segue l’eroe greco, di cui diventa sposa. La tragedia di Euripide* comincia qualche anno dopo, a Corinto, dove la coppia è approdata. Giasone ha ormai dimenticato l’aiuto di Medea nella sua grande impresa e non si cura del grande sacrificio che lei ha compiuto per lui, così la ripudia per sposare Glauce, la giovane figlia del re Creonte. Medea, sola in terra straniera, senza amici né sostegno, viene esiliata dal re in persona e si trova a dover cercare un rifugio per se stessa e per i due figli che ha avuto da Giasone, ma non è il futuro che la preoccupa. Da donna passionale e orgogliosissima, soffre per l’umiliazione che l’eroe greco le ha inferto e intende vendicarsi mille volte su tutti gli autori della sua sciagura: Glauce e Creonte, certamente, ma anche Giasone stesso, cui spezzerà il cuore uccidendo i suoi figli, da lei messi al mondo, prima di fuggire ad Atene.

Considerata la particolare tragicità della storia e la forza del personaggio, non stupisce che Medea sia stata oggetto di studi e, a partire dal Romanticismo, rivalutazioni del suo agire, che l’hanno trasformata prima in eroina combattuta tra il rancore per il marito fedifrago e l’amore per i figli, poi - e il romanzo “Medea. Voci” di Christa Wolf* ne è forse l’esempio più pregnante - in prototipo del movimento femminista.

Nel 1996, curiosamente lo stesso anno di pubblicazione del libro della Wolf, Luca Ronconi ha offerto una sua particolare interpretazione del testo di Euripide, che paradossalmente trae la sua originalità dalla mancanza di sovra-costruzioni e rielaborazioni moderne. Dimentico delle indagini storiche dell’Ottocento*, delle riqualificazioni e del sentito contemporaneo, il regista teatrale ha scelto di concentrarsi sulle sole parole del drammaturgo greco e sulla storia che raccontano, rileggendo e rimasticando il testo per riportarlo alle origini. Oggi Daniele Salvo ripropone la regia di Luca Ronconi alla lettera, scene e costumi compresi.

Lo spettatore si trova davanti un ambiente ambiguo, che ha il sapore dei vicoli dei quartieri popolari americani anni Trenta. I muri sono sbeccati e sulle pareti compaiono schermi di proiezione che, spenti, ricordano cartelloni pubblicitari in disuso. Sul lato destro del palco una scala a chiocciola in legno, la cui fine non si vede; rappresenta il palazzo dei regnanti di Corinto, ed è infatti da lì che giungono Creonte e i suoi servi, è là sopra che i figli di Medea recano a Glauce i doni avvelenati. Il palco è poi disseminato di oggetti mobili di uso comune: bauli, un letto, sedie, poltroncine, financo un pianoforte. Tra i colori di scena spicca il rosso contrapposto al grigio scuro, un po’ sbiadito dall’incuria o dalle intemperie.

In questa scena soffocante compaiono gli attori: prima la Nutrice, che introduce la vicenda, poi il coro delle donne corinzie, che vestono come casalinghe in un interessante parallelismo con la condizione della donna nell’antica Grecia. Solo dopo l’intervento del coro fa la sua comparsa Medea, ora come nel 1996 magistralmente incarnata da Franco Branciaroli, unico interprete maschile impegnato in un ruolo femminile, dato che tutti gli altri del genere sono interpretati da donne. La particolare scelta di inserire un uomo che recita una parte femminile, come si definisce lo stesso Branciaroli, è una rielaborazione molto interessante, frutto di un’indubbia riflessione sul testo. La barbara della Colchide possiede un’energia e una violenza facilmente assimilabili allo spirito maschile, più che a caratteristiche femminili, ed è una dissimulatrice. Medea nasconde costantemente i suoi reali sentimenti e le sue intenzioni; prima a Creonte, quando lo supplica di poter rimanere un giorno ancora a Corinto, poi a Giasone, quando finge di approvare le sue nuove nozze. Persino il coro, che generalmente è lo strumento con cui, nella tragedia greca, i personaggi rivelano il proprio animo, rimane all’oscuro del piano di vendetta della protagonista, e per questo parteggia per lei e ne compatisce la sorte finché non scopre tutta la verità. La presenza di un attore nei panni di Medea ne pone in luce la natura ibrida in modo immediato e sintetico: al contrario delle donne corinzie, il pubblico non riesce a compatire Medea, perché avverte subito - anzi, non può fare a meno di notarlo - che in lei c’è qualcosa di non completamente giusto. Il fatto che sia un uomo a impersonare Medea ha anche il vantaggio di spostare automaticamente l’attenzione dello spettatore dal rapporto passionale di Medea e Giasone a quello di seduzione della fattucchiera nei confronti del coro e del re di Atene, Egeo, che non a caso presenta inequivocabili tratti femminili.

Questa scelta, innovativa oggi come ventidue anni fa, funziona perché è sostenuta dall’interpretazione di un grande attore, in grado di usare voce e atteggiamento non già per imitare quelli femminili, ma per costruire una figura interamente nuova, tuttavia non può evidentemente essere compresa e apprezzata da tutti, giacché presuppone una certa conoscenza dell’opera euripidea. Ciò che è certo è che la Medea del Piccolo Teatro Strehler, la Medea di Ronconi, non può lasciare indifferenti e, dato che il fine ultimo della tragedia greca è di scuotere il suo pubblico, non si potrebbe desiderare un risultato migliore.

Note:
Giasone: Uno degli eroi più famosi della mitologia greca. Figlio del re di Iolco, parte alla conquista del Vello D’Oro per riottenere il trono della sua città, usurpato dal fratellastro Pelia, sulla nave Argo. Giunto nella Colchide, ottiene il Vello con l’aiuto di Medea, che sposa e porta con sé nel viaggio di ritorno, che però non ha gli effetti desiderati. È ancora grazie all’aiuto di Medea che Pelia muore, ma i suoi due figli esiliano la coppia, che si reca a Corinto. Dopo le vicende raccontate da Euripide, Giasone riuscirà a riconquistare il trono di Iolco con l’aiuto di Eracle, ma morirà solo e infelice, sepolto dal relitto della stessa Argo, ormai fatiscente.
Vello D’Oro: secondo la mitologia greca, è la pelle di un ariete alato con poteri di guarigione. Il re di Colchide lo custodiva nella sua terra, guardato da un drago che non dormiva mai, finché Medea non lo rubò per Giasone e gli Argonauti.
Euripide: drammaturgo dell’antica Grecia, vissuto tra il 500 a.C e il 400 a.C. La sua Medea risale al 431 a.C.
Christa Wolf: 1922 - 2011. Scrittrice tedesca pluripremiata, autrice di diversi scritti con tematiche riconducibili al socialismo, al disagio sociale dopo la conclusione della seconda guerra mondiale (e la separazione della Germania in due Stati) e al femminismo. Scrive “Medea. Stimmen” nel 1996.
Indagini storiche dell’Ottocento: versioni precedenti a Euripide della storia di Medea evidenziano che la donna potrebbe non essere stata l’infanticida iraconda che conosciamo oggi e che Euripide stesso potrebbe essere stato pagato dalla città di Corinto per dare nuova luce all’accaduto senza gettare onta sulla città.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 2 ore senza intervallo

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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