MDLSX - Short Theatre 10, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Lunedì, 07 Settembre 2015 

Il 3 e il 4 settembre, in occasione della decima edizione del festival Short Theatre, Motus porta in scena un nuovo progetto. Presso il Foyer 2, negli spazi de La Pelanda, il collettivo presenta lo spettacolo MDLSX, che «apre un nuovo fronte di ricerca sul confine/conflitto con le “diversità”» e che confluirà nelle indagini del progetto Okayafrica.

 

MDLSX
con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
suoni Enrico Casagrande, in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirli
produzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari
promozione Italia Sandra Angelini
distribuzione estera Lisa Gilardino
produzione Motus 2015
in collaborazione con La Villette - Résidence d'artistes 2015 (Parigi), Create to connect (EU project) Bunker / Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L'arboreto - Teatro Dimora di Mondaino, Marche Teatro
con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna

 

Performer mostruosa ed extra-ordinaria, Silvia Calderoni, al suo decimo anno di collaborazione con Motus, continua a indagare la singolarità molteplice del suo corpo carismatico, dotato di una presenza forte e seducente, energica e scattante. MDLSX è una performance-attentato, un luogo in cui le singole parole non bastano a raccontare le emozioni, un terreno di camouflage in cui i confini tra autobiografia e fiction si confondono, un esperimento di trasgressione inarrestabile che aggredisce la percezione. È un inno al possibile, «alla libertà del divenire», «all'essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall'appartenenza a una Patria». Sullo sfondo, alcune pagine dei testi sul gender di Judith Butler, del Manifesto contra-sessuale e del Manifesto animalista di Paul B. Preciado, e della letteratura Queer. La colonna sonora, come puzzle di un percorso di formazione e di ribellione atipico e crepuscolare. Al centro dello spazio scenico, Silvia e Cal, che sfuggono a ogni categoria socio-culturale, denunciandone l'inadeguatezza.

Sul pavimento del Foyer 2 è steso un triangolo argentato, sul quale Silvia Calderoni danza, si racconta, si confessa, si offre. Uno schermo tondo, collegato a una telecamera che la performer usa per riprendersi, ci mostra i frammenti di un corpo che vuole liberarsi da ogni costruzione storica e culturale. Autoriprendendosi, Calderoni si pone contemporaneamente davanti e dietro l'obiettivo, diviene soggetto (vedente) che scandaglia l'oggetto (veduto) della sua stessa identità. Si propone come essere animale - non umano, per sfuggire all'invenzione dell'umanesimo antropocentrico - che esperisce lo scarto tra la propria percezione del sé interno, emancipato dalla consuetudine, e l'altrui percezione del sé esterno, ancorato a schemi consolidati ma insufficienti a nominare l'esistente. L'autoripresa costituisce una pratica di autonarrazione: con l'uso del travestimento, la performer individua uno strumento conoscitivo attraverso il quale sperimentare la vasta gamma del possibile. Il camouflage le consente di divenire tutto ciò che il suo corpo contiene in potenza.

Lo schermo-occhio proietta alternativamente filmini di famiglia che raccontano la crescita dell'attrice stessa; vediamo una bambina che si esibisce al karaoke, una ragazzina che indossa abiti sportivi, un'adolescente che esprime il desidero di far suonare un disco degli Smiths al suo funerale, una ragazza/ragazzo che balla con suo padre nel salotto di casa. Attraverso questa rielaborazione dell'esperienza personale, la dimensione privata della performer viene resa pubblica con finalità esemplificativa: si tratta di un'evoluzione fisica ed etica autentica, distante dal canone socialmente riconosciuto. La performance-mostro di Silvia Calderoni rientra a pieno titolo in quella che Bonnie Marranca ha spesso chiamato “autobiologia”, intendendo l'arte performativa che «contribuisce sempre di più all'analisi della cultura e, a livello individuale, si ridefinisce come mezzo di auto-potenziamento».

Ma se i filmini di famiglia sono autentici, il testo drammaturgico elaborato da Daniela Nicolò (che cura la regia dello spettacolo insieme a Enrico Casagrande) e dalla stessa Calderoni appartiene in gran parte all'universo della fiction, appartiene a Cal. Cal è il protagonista ermafrodita di Middlesex, romanzo pubblicato da Jeffrey Eugenides nel 2002 e vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2003. Cal, nato due volte: una prima volta nel 1960 come bambina di nome Calliope, e una seconda nel 1974 come maschio adolescente, che sceglierà appunto di chiamarsi Cal. Cal è un personaggio narrativo al quale Silvia dà voce e forma; ma è anche un alter ego (Cal, diminutivo del cognome dell'attrice). Non importa quanto di Cal sia vero per Silvia e viceversa, importano le infinite vie della trasgressione: bandire ogni categoria legata non solo al genere o all'orientamento sessuale, ma all'umano, ammettere il possibile, la libertà al suo stato più puro e totalizzante, il superamento dei limiti imposti dal dualismo maschile-femminile.


La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 3 settembre ore 22 (a fine spettacolo "Octopussy Party", dj set a cura di Silvia Calderoni - ascoltando elettrocemento per ripartire un'altra volta, ancora e ancora); venerdì 4 settembre ore 19 + replica straordinaria ore 21.30
Biglietti: singolo spettacolo € 8 - tessera giornaliera € 18 - le 3 mise en espace di Fabulamundi, Marta Cuscunà e dei 4 finalisti del Premio Scenario € 5 - Jean-Luc Verna / I Apologize, MK € 3 - CARD 10 spettacoli a 60€ - conversazioni e presentazioni ingresso gratuito; prevendita online presso www.vivaticket.it

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Ufficio stampa Rosalba Ruggeri, con la collaborazione di Laura Marano e Elisabetta Reale
Sul web: www.shorttheatre.org - www.motusonline.com

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