Matti da slegare - Teatro Carcano (Milano)

Scritto da  Sabato, 19 Marzo 2016 

Giunge al Teatro Carcano di Milano "Matti da slegare", coprodotto dal Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e Mismaonda. Lo spettacolo, che ha debuttato il 30 gennaio al Teatro Goldoni di Bagnacavallo, visitando successivamente diverse città tra cui Chiasso, Stradella, Bolzano, Conegliano, Rovereto, proseguirà la sua tournée dopo le recite milanesi a Torino, Carrara, Vigevano, Pavia, Genova, Monfalcone, Forlì, Vicenza, Fano e altre piazze. A raccontare la vicenda dei “matti” Giovanni e Elia e il loro percorso di reinserimento nella società un formidabile terzetto formato da Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti (interpreti) e Gioele Dix (regista), ovvero tre fra i più apprezzati, riconoscibili, simpatici, popolari e socialmente sensibili personaggi dello spettacolo italiano.

 

Coproduzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e Mismaonda presentano
Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti in
MATTI DA SLEGARE
di Axel Hellstenius
traduzione di Giovanna Paterniti
versione italiana della commedia Elling & Kjell Bjarne
con Irene Serini e Gisella Szaniszló
scene e costumi Francesca Pedrotti
disegno luci Carlo Signorini
musiche Ugo Gangheri
adattamento e regia Gioele Dix

 

Quando si parla di misteri d'Italia, ci si riferisce anche a ciò che segue: è vero o no che Giobbe Covatta, quella volta lì di tanti anni fa in cui venne invitato per la prima volta nel salotto di Maurizio Costanzo, si 'scordò' di segnalare l'amico Iacchetti al baffo nazionale? Sono decenni che tra di loro discutono su come realmente fossero andate le cose, ma ancora non sono riusciti a venirne a capo. Quel che è certo è che entrambi nel frattempo hanno raggiunto l'enorme popolarità che meritano, e inoltre l'eventuale 'dimenticanza' dell'attore napoletano non ha scalfito minimamente l'affetto e la complicità che li tiene legati da sempre. Vederli in scena ha un doppio vantaggio: da un lato il piacere di ammirare due comici di razza che si palleggiano le battute vicendevolmente a mo' di Totò e Peppino; dall'altro l'occasione per lo spettatore, abbastanza rara, di scoprire osservandoli il significato vero della parola amicizia. Sentimento infrequente nella vita reale, e ancor meno abituale tra colleghi di palcoscenico.

Dunque “Matti da slegare”, che ha fatto il pienone al Carcano e verosimilmente riempirà i teatri pure nelle tappe successive della tournée. È la storia di Giovanni ed Elia, uomini con un vissuto difficile alle spalle ai quali viene offerta l'opportunità, dopo una lunga permanenza in una struttura psichiatrica, di vivere da soli e provare a costruirsi un'esistenza dignitosamente autonoma. Tra i due, Elia-Iacchetti è il più “civilizzato”, ma questo non vuol dire affatto che sia il più maturo: la sua è una buona educazione niente affatto spontanea, un continuo voler dimostrare alla mamma - ormai defunta - di essere rimasto un bravo bambino, che esegue in maniera disciplinata gli ordini a lui impartiti. Giovanni-Covatta, invece, è un “animale” ma nel senso buono del termine, perché esprime il bisogno atavico di cibo e di sesso con la tenerezza di un bambino sprovveduto - esattamente come, con le dovute proporzioni, le maschere di Totò e ancor prima Charlot. Insieme, però, il perfettino e lo scombinato risultano complementari, così come lo erano Jack Lemmon e Walter Matthau ne “La strana coppia”. E anche complici, uniti nella lotta indifesa verso quel mondo esterno dal quale con tutto il cuore vorrebbero essere accettati, essere capiti. Dalla loro parte c'è la Francy, un'impiegata del Servizio Sanitario Nazionale la quale periodicamente viene a fargli visita, per sincerarsi che stiano bene in questa nuova vita fuori dalla casa di cura. Ma dalla loro parte c'è pure Rita La Capria, una squinternata dal marcato accento napoletano che casualmente raccattano fuori di casa ubriaca e confusa, e della quale diventano amici e confidenti in poco tempo.

Il successo di questo spettacolo è da attribuirsi, in misura non secondaria, al fatto che si parla di follia: la gente comune - che è quella che ha affollato il Carcano e continuerà ad affollare anche le date seguenti in giro per l'Italia - sta vivendo la modernità frenetica in cui siamo immersi con un sentimento di paura sempre più diffuso, col timore di poter catapultare da un momento all'altro nel baratro della pazzia. Dunque i protagonisti Giovanni ed Elia, con la leggerezza della loro simpatia, oltre a divertire esorcizzano anche le nostre angosce latenti. Poi c'è ovviamente la ragione più importante di questo grande consenso di pubblico, cioè il fatto che si tratta di una pièce molto divertente, e con una morale edificante nella quale la maggior parte delle persone ama identificarsi, in barba al clima rissaiolo tristemente dilagante anche nelle prime serate televisive.

“Matti da slegare” è ben tradotto da Giovanna Paterniti e ben diretto da Gioele Dix, il quale non solo non ha perduto un grammo del suo talento dai tempi dell”automobilista incazzato”, ma non ha nemmeno smarrito la sua coerenza: oggi come allora continua a credere che l'abitudine di convertire l'incazzatura in sensibilità verso i temi sociali sia una buona abitudine, da preservare e tenersi fra le cose più care. La pensano in egual modo Iacchetti e Covatta, ed è un altro validissimo motivo per volergli bene. Non dimentichiamoci poi che questo terzetto di maestri della risata ha un altro merito non da poco, oltre a quelli enumerati fino a qui: valorizzano il talento enorme delle coprotagoniste Irene Serini e Gisella Szaniszlò, due attrici la cui padronanza totale dei tempi comici era già nota a una buona fetta di persone ma adesso, grazie a “Matti da slegare”, sta diventando di dominio pubblico. E questa è indubbiamente una buona notizia per Irene e Gisella, ma lo è in prima istanza per chi ama il teatro di qualità, e ama vedere sul palco coloro i quali - e coloro le quali - il teatro di qualità lo sanno fare.

Sono passati molti anni dall'approvazione della Legge Basaglia, e per fortuna c'è ancora Marco Cavallo - l'enorme equino azzurro di cartapesta simbolo della battaglia per la chiusura dei manicomi - che continua a nitrire rumorosamente per difendere i diritti di quelli come Elia e Giovanni. Poi però ci sono anche quelli che se ne fregano della saggezza lungimirante di Marco Cavallo, fermi nella propria convinzione che confinare Elia e Giovanni in un angolo sia la soluzione più idonea. Purtroppo sono in tanti a pensarla così e non è facile convincerli a cambiare idea. Sono matti, irrecuperabilmente matti. Matti da legare.

 

Teatro Carcano - corso di Porta Romana 63, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 55181377 - 02 55181362, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a giovedì e sabato ore 20.30, venerdì ore 19.30, domenica ore 16
Durata: 2 ore più intervallo
Biglietti: poltronissima € 34 - balconata € 25 - Over 65 € 22/18/17/14,50 - Under 26 € 15/ 13,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Brunella Portoghese, Ufficio stampa Teatro Carcano
Sul web: www.teatrocarcano.com

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